Saraconi: “Con il master plan il centro storico non sarà più un museo ingessato”. Marini: “Saraconi ha assunto la responsabilità politica di avere cancellato tre delibere di consiglio comunale”
Botta e risposta piuttosto concitato in commissione tra l’assessore all’Urbanistica del comune di Viterbo, Raffaela Saraconi, e i due membri dell’opposizione Giulio Marini (FI) e Claudio Ubertini (FdI).
Sul tavolo c’è il master plan del centro storico.
“Uno strumento innovativo di indirizzo che detta linea guida e azioni per poter avere una visione futura del centro storico”, dice il dirigente del settore, “una volta approvato in consiglio comunale – assicura – rafforzerà le iniziative non espressamente vietate dal piano regolatore. Faccio un esempio – dice il dirigente – una volta adottato potrebbe facilitare il cambio di destinazione d’uso, che oggi è consentito in modo molto limitato. Le iniziative private non espressamente vietate dal Prg potranno attuarsi con un semplice permesso a costruire diretto o convenzionato. Uno strumento di cui si dovrebbero dotare tutti i Comuni perché è una strategia del territorio”, è il parere del dirigente.
Ma cosa prevede il master plan? Se lo chiede l’opposizione e uno dei tecnici che ha curato la stesura dello strumento prova a fare un esempio: “Per noi – dice – è virtuoso andare a costruire in alcune porzioni di centro storico, per ridare compattezza e valorizzare il tessuto. Il master plan ci dà possibilità che altrimenti sarebbero complesse. Senza contare che avendo questo strumento, potremmo partecipare, per esempio, al bando regionale di 19 milioni di euro per la realizzazione di opere connesse a turismo e valorizzazione di beni culturali. Esso è una carta in più per provare a ottenere finanziamenti”. A perorare il master plan anche l’assessore Saraconi: “Il centro storico non sarà più un museo ingessato, sono previsti degli interventi che lo rendono compatibile con le esigenze di oggi, utilizzando procedure più snelle”.
Giulio Marini (FI) inizia a mettere in discussione l’applicabilità concreta del master plan. E non solo. “L’ex assessore Claudio Ubertini, della mia giunta – ricorda l’ex sindaco – elaborò un lavoro sull’ambito esterno delle mura cittadine, autorizzato dal consiglio comunale, consentito da una normativa regionale. Ma non è stato fatto. Oggi portate uno strumento non normato dalle leggi regionali”.
Il tecnico presente spiega che con il “master plan ci appoggiamo sulle leggi regionali. Questa tavola – dice – mette in atto la nostra visione di un centro storico”.
Si entra, così, nell’anticamera dell’ imminente bagarre (vedi il video clicca qui). “Il recupero del centro storico è per me una battaglia personale – ribatte Marini – ma quando ci provammo, il dirigente pose delle difficoltà riguardo al mettere in pratica un lavoro così importante. Senza voler offendere nessuno, oggi, qui, vedo un po’ di superficialità in merito alle reali possibilità di applicazione pratica di questo strumento che non ha una normativa”.
Il tecnico ha, però, un’altra visione. “Spiegatemi cosa si può applicare”, incalza, allora, Marini. La risposta resta sul vago: l’assessore si accontenta di tessere le lodi del master plan. “Oggi – dice Saraconi – si lavora per piano strategici anziché per piani regolatori, e per master plan anziché per piani attuativi. Così la procedura è più snella. Si fissano obiettivi che possono sempre essere rivisti e aggiornati o messi in discussione”. La risposta non soddisfa l’opposizione.
Ci prova Paolo Simoni (Oltre le Mura) ad allargare il fronte dei favorevoli al master plan. “Ho aperto internet – dice – e vedo parecchi Comuni che lo adottano. Buttiamo un seme, può darsi pure che non frutterà, ma vale la pena piantarlo”. A seccarsi, invece, secondo l’opposizione, sarebbero stati i piani fatti quando era maggioranza nel precedente mandato amministrativo. Ubertini va dritto al punto: “Perché gli strumenti proposti da noi, sono rimasti fermi nel cassetto e dopo 5 anni presentate questo? È una scelta politica o tecnica?”, chiede Ubertini. Saraconi dice di avere realizzato i piani della precedente amministrazione. Ma Marini ribatte: “il bando non è stato fatto”. L’assessore a questo punto ammette di avere avuto qualche perplessità sui quei piani. “Secondo me non era corretto fare un volume di atterraggio vicino alla tangenziale in un polmone verde – dice Saraconi – Sono riuscita, però, a mettere dentro il bando delle periferie quelle opere del programma preliminare di intervento senza volumi di atterraggio”.
E a questo punto scoppia il caos. Marini alza la voce e grida: “Ci sono delibere di consiglio comunale, che non sono state revocate dallo stesso organo, lei si è presa la responsabilità politica di cancellarle senza venire in consiglio comunale. Non le ha portate a compimento”.
Rincara la dose Ubertini: “Del bando delle periferie non è mai stato interessato il consiglio comunale. Nemmeno dopo”. Saraconi si giustifica dicendo: “Il bando è uscito in un mese, abbiamo dovuto presentarlo, ma abbiamo fatto tremila riunioni. È tutto pubblicato”.
Una risposta che non convince l’opposizione. Ubertini ribatte: “Una cosa sono le riunioni, un’altra il consiglio comunale”.
“Lei non può assumersi questa responsabilità di azzerare tre delibere di consiglio comunale”, dice di nuovo Marini. Prova a placare gli animi Augusta Boco, ma inutilmente.