Home Cronaca Scarpe da ginnastica appese a un cavo della corrente: shoefiti pure a Viterbo?
Scarpe da ginnastica appese a un cavo della corrente: shoefiti pure a Viterbo?

Scarpe da ginnastica appese a un cavo della corrente: shoefiti pure a Viterbo?

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Viterbo – Un paio di scarpe da ginnastica e un calzino, legate tra loro con i lacci, rimaste a penzolare su un grosso cavo della corrente in via Primo maggio all’altezza dell’intersezione con via Bainsizza. Un’immagine che ricorda le cosiddette “Scarpe volanti”, una sorta di traduzione in italiano del fenomeno conosciuto come “Shoefiti”, dall’unione delle parole “Shoe” (scarpa) e graffiti. Esso nasce nelle zone rurali e urbane degli Stati Uniti come espressione del folklore. Con il termine shoefiti viene proprio indicata la pratica di legare tra loro i lacci di due scarpe e scagliarle in aria, come delle bolas, in modo da farle restare appese ai cavi delle linee elettriche o telefoniche.  Nel corso del tempo lo shoefiti dall’America si è diffuso un po’ ovunque. Episodi di questo tipo sono stati segnalati in paesi dell’America del Sud come Colombia, Brasile, Messico, Perù, Ecuador, Argentina. Grazie ad internet il fenomeno è andato anche oltre, arrivando in Australia e in Europa, con segnalazioni un po’ ovunque: Italia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda, Norvegia, Svezia, Romania. Ci sono diverse ipotesi circa il significato di questa misteriosa tendenza, collegabili allo spaccio di droga o alle bande giovanili. C’è anche chi sostiene che appendere le scarpe ai fili, possa rappresentare una segnalazione dei luoghi dove c’è spaccio o consumo di droghe, o anche chi vede in questo gesto un modo utilizzato dalle bande giovanili per commemorare un loro membro vittima di un omicidio o semplicemente per delimitare i loro confini, oppure per segnalare luoghi dov’è possibile compiere furti in diversi momenti della giornata, a seconda del tipo di calzature. Ma ci sono anche interpretazioni meno “inquietanti” come quella che le ricollega alla fine della scuola, o ad un imminente matrimonio o addirittura alla perdita delle verginità. Le origini dello shoefiti sono state accostate all’ambito militare, dove i soldati avevano l’abitudine di legare tra loro gli anfibi militari, spesso dipinti di colori accesi, e lanciarli come rito di passaggio o per festeggiare la fine del servizio di leva. E poi ci sono le ipotesi più banali e forse le più ricorrenti che vedono lo shoefiti come un gesto dettato dalla noia o dall’ubriachezza. Certo è che quando due scarpe penzolano da un filo in pieno centro cittadino le leggende metropolitane si sprecano. E anche i film fanno la loro parte. Una grande visibilità allo shoefiti è arrivata, infatti,  dal cinema. Lo ricordiamo in “Sesso e Potere” del 1997 con numerosi e spontanei lanci di scarpe in omaggio al Sergente William Schumann, interpretato da Woody Harrelson, in  Stanno tutti bene (1990) diretto da Giuseppe Tornatore, Big Fish – Le storie di una vita incredibile (2003), Sex Movie in 4D (2008) e Creed – Nato per combattere (2015) di Sylvester Stallone.

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.