Sibilia: «Chi ha preso i 600 euro lo dica. Avanti con taglio stipendi dei parlamentari».
Roma, 10 agosto 2020 – «Appurato che tra i 5 parlamentari furbetti che hanno chiesto il bonus emergenza Covid di 600 euro riservato alle partite Iva ci sono 3 Leghisti, uno del Movimento e uno di Italia Viva, alcuni giornali riportano altri 2.000 tra assessori regionali, consiglieri, sindaci e governatori». Lo scrive Carlo Sibilia, deputato Cinque Stelle e sottosegretario all’Interno, sulla sua pagina Facebook. «Sarebbe sconcertante che nessuno di questi venga allo scoperto e restituisca di sua spontanea volontà quanto ottenuto – prosegue – . È indecente. Fatta eccezione per i consiglieri comunali delle piccole città, tutti gli altri percepiscono stipendi da 5000€ al mese a salire. Secondo me è il caso che si dimettano dalle cariche che ricoprono. C’è un limite a tutto. Qualcuno dirà “ma non hanno infranto la legge”. Vero! Ma esiste la decenza e l’opportunità politica. Se hai commesso questa leggerezza, non puoi neanche pensare di rappresentare i cittadini italiani con disciplina e onore, men che meno quelli in difficoltà». Questo l’intervento di Sibilia che, dopo qualche ora, interviene nuovamente sull’argomento, sempre dalla sua pagina Facebook. «È imbarazzante – scrive – che ancora non si conoscano nomi e cognomi dei parlamentari che hanno usufruito del bonus di 600€ destinato alle partite Iva per l’emergenza Covid. Addirittura dobbiamo chiedere ai parlamentari di rinunciare al diritto alla privacy all’INPS? Bisogna arrivare a tanto? Perché non hanno ancora ammesso il proprio errore volontariamente?», dice Sibilia. In questo momento, infatti, per scoprire i nomi almeno dei 5 parlamentari che hanno usufruito del bonus, ma che non sono ancora venuti allo scoperto, si sta cercando uno stratagemma che potrebbe essere quello di una dichiarazione di rinuncia alla privacy che ciascun parlamentare dovrebbe sottoscrivere per permettere all’Inps di pubblicare i suoi dati. Ma non sarebbe l’unica strada. Spulciando tra le pieghe delle varie norme che disciplinano la materia, starebbe saltando fuori più di un modo per risalire all’identità dei 5. «Voglio rivolgere un appello accorato – prosegue Sibilia -. Per favore, uscite allo scoperto, fate conoscere le vostre ragioni, restituite la cifra e dimettetevi dalla carica. Lo chiedo da parlamentare, prima ancora che da membro di governo e cittadino italiano. Ogni minuto che passa è un debito di credibilità che aumenta tra italiani e istituzioni. Da anni ci battiamo per ricucire quel rapporto di fiducia tra Stato e cittadino che la storia del nostro Paese ha messo a dura prova. Se neanche si ha il coraggio di dire “scusate ho sbagliato” in una situazione del genere, allora vuol dire non rendersi conto del ruolo che si occupa. E non esserne degno. Anzi, dopo questo episodio – conclude Sibilia – dobbiamo subito riprendere la discussione sul taglio degli stipendi dei parlamentari, non aspettiamo di dover organizzare un altro referendum a riguardo».