Sicurezza e vivibilità: con il PUMS in arrivo altre “Zone Trenta”.
Viterbo, 18 settebre 2025 – La modernità va piano, ma lontano. Con il Pums (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) nel ripensamento complessivo della viabilità cittadina, arriveranno anche le cosiddtte “Zone Trenta“, alfieri di quella “mobilità lenta” che si è candidata già da tempo a diventare l’ossatura principale dei nuovi modelli urbani. Spostarsi a piedi, in bici, in monopattino per evitare l’auto, è il mantra del nuovo millennio, ma pure quando non si può fare a meno delle quattro ruote “l’invito” è a spostarsi lentamente, non più di 30 chilometri orari, quasi a passo d’uomo, si potrebbe dire. Lo scopo è quello di rendere le città più vivibili e sicure.

Sembra un paradosso che con stili di vita così frenetici, venga chiesto alle persone di “non correre”. Eppure è così, e forse dietro a quel segnale con il numero Trenta c’è pure l’intenzione di indurre le persone a rallentare, pure per ridurre un po’ lo stress. Certamente lo scopo primario è quello di prevenire gli incidenti. Le Zone Trenta oramai sono in largo uso in tutti i Comuni italiani, e sembra che abbiano ridotto i sinistri sulle strade.

“Le Zone Trenta garantiscono sicurezza, ordine e vivibilità della città”, assicura l’assessore all’Urbanistica Emanuele Aronne, che sta seguendo lo sviluppo del PUMS. In realtà le “Zone Trenta” sono già arrivate a Viterbo da qualche mese: “le abbiamo dovute inserire dove c’è promiscuità tra percorsi ciclabili e corsie destinate alle auto, come via del Pilastro e viale Bruno Buozzi“, spiega lo stesso Aronne. Nella stessa zona è arrivato anche il primo semaforo intelligente che si trova appunto all’intersezione tra viale Bruno Buozzi, via del Pilastro.
Un’altra zona Trenta è stata istituita su via Vittorio Veneto, un lungo rettilinio intersecato da diversi incroci coperti e, dunque, insidiosi. Le “Zone Trenta” hanno fatto il loro ingresso in punta di piedi in città, tanto che, gli automobilisti sembrano non averle troppo notate, pensando, magari, a una segnaletica temporanea dovuta alla presenza dei tanti cantieri. E, in effetti, in parte è anche così. Le Zone 30 sono di due tipologie: quelle installate dal comando della Polizia municipale su aree in cui ci sono cantieri o criticità stradali, e quelle programmate dal Comune che puntano a concretizzare una nuova visione di modello urbano, quello, appunto, basato sugli spostamenti lenti, anche in auto.

“Le Zone 30 saranno ampliate”, prosegue Aronne, “A talfine attendiamo le proposte del Pums. Per quanto mi riguarda, le ritengo molto più utili anche senza autovelox che inducono spesso a un rallentamento solo momentaneo in prossimità della strumentazione, perché rispetto a una misura coercitiva, ci fanno crescere come comunità che avverte su di sé la responsabilità e il dovere del rispetto delle regole. Sembra assurdo, ma andando piano, il traffico defluisce meglio e in una città come Viterbo, che pure all’ora di punta in una mezz’ora si attraversa tutta, vuol dire impiegare solo qualche minuto in più, a vantaggio, però, della sicurezza”, conclude Aronne.
Tiziana Mancinelli