Home Cultura Sinfonia d’archi sulla rotatoria al Poggino: un percorso interrotto che andrebbe rivalutato
Sinfonia d’archi sulla rotatoria al Poggino: un percorso interrotto che andrebbe rivalutato

Sinfonia d’archi sulla rotatoria al Poggino: un percorso interrotto che andrebbe rivalutato

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Viterbo, 20 marzo 2017 – Il Trasporto della macchina di Santa Rosa, soprattutto, poi, dopo il riconoscimento Unesco come patrimonio dell’Umanità, è certamente il fiore all’occhiello del bagaglio di tradizione della città, e ciò che più di ogni altra cosa ne definisce l’identità. Nonostante ciò, il Trasporto è presente nella vita cittadina una sola sera all’anno: il 3 settembre, giorno della sfilata della macchina per le vie del centro storico immerse completamente nel buio. Poche ore che catapultano Viterbo in una dimensione unica fuori dal tempo, dove il passaggio della macchina, con l’insieme delle emozioni e delle suggestioni che l’accompagnano, appare come il materializzarsi di un prodigio che diffonde intorno una sensazione quasi ipnotica che ti risucchia nel mondo mistico di Rosa. Il giorno dopo, tutto torna a scorrere secondo i ritmi della quotidiana ordinarietà, le emozioni vissute si sedimentano sotto la pelle di ogni viterbese, in attesa di essere risvegliate al prossimo 3 settembre. Esse, però, sono il cuore che batte nell’anima della collettività e, proprio per questo, non trovarne nessuna traccia visibile nel resto dell’anno, è un po’ come andare in letargo, spegnersi, non esistere nella dimensione di quella tradizione, come se si stendesse una spessa coperta sul volto più affascinante e più vero della città. Il tema è stato più volte dibattuto. Di proposte per impedire che dopo il 3 settembre, il Trasporto ritorni nel mondo dei “sogni” da dove, data la sua spettacolarità, sembra uscire ogni volta, per poi, però, farvi ritorno, ne sono state fatte diverse, tutte incentrate sul tentativo di tenere viva, per tutto l’anno, la presenza di questa secolare tradizione. Una su tutte è la realizzazione del museo delle macchine, anch’essa, purtroppo, confinata ancora nel mondo dei sogni, dalla quale non è mai uscita nemmeno per arrivare sulla carta. Ma ce ne sono state altre. Si tratta, in sostanza, di esibire un biglietto da visita a chi viene da fuori, che dica: “Viterbo: la città della macchina”, ma anche di dare a ogni viterbese la condizione di riconoscersi ogni giorno in questa realtà, di viverci dentro, anche quando le luci sulla spirale di devozione si spengono.  Un tentativo di imprimere un carattere permanente al profilo della città disegnato con i tratti del Trasporto di santa Rosa fu fatto con l’apposizione di un modulo di “Sinfonia d’Archi” di Angelo Russo nella rotatoria al Poggino. Un punto sicuramente fuori dalle traiettorie turistiche, e anche un po’ decentrato rispetto al centro storico, eppure, anche lì,  quel frammento bianco della macchina, posto in modo poco artistico al centro di una rotatoria sperduta nella zona industriale, dove l’erba cresce scomposta, issato su un nudo supporto di acciaio, riesce comunque a esercitare il suo fascino, ma soprattutto a  trasmettere la forza di questa storia. Quella di apporre alcuni pezzi delle macchine nelle rotatorie è stato un percorso che si è subito interrotto e sul quale non è stato possibile “sondare” il favore o meno della cittadinanza. Il modulo di Sinfonia d’Archi fu collocato nel 2012, all’epoca dell’amministrazione Marini, quando fu “realizzato il collegamento tra Poggino e Teverina con un milione di euro da parte del Comune, un altro messo dalla Provincia e 500 mila euro dalla Regione – spiega l’ex sindaco – Fu un’opera importante per la mobilità cittadina.  All’epoca c’era una discussione in atto su come elevare il Trasporto della macchina a simbolo della città”,  dice Marini, spiegando al riguardo che “bisognerebbe capire se i cittadini apprezzano questo tipo di iniziativa, in altre città funziona”. Un percorso che, con il cambio di amministrazione, si è interrotto, ma che forse varrebbe la pena riprendere e valutare, tanti sono gli sviluppi che potrebbe offrire.

Tiziana Mancinelli

redazione@quintaepoca.it

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.