Star Wars: da Artù e Tolkien, il viaggio dell’Eroe nel simbolismo di Guerre Stellari, spiegato dal massimo esperto Rossi a Tuscia Comix
Nell’universo immaginario di Star Wars c’è un panorama sconfinato di simboli, che raccontano al di là della trama più esplicita e avvincente, un significato più profondo destinato da sempre a far presa nell’animo umano. A svelarlo è il massimo esperto della saga uscita dal genio creativo di George Lucas che da decenni appassiona milioni di fans. Si tratta di Filippo Rossi, ospite al Tuscia Comix che in questi giorni si sta svolgendo nel centro storico di Viterbo attirando moltissimi persone. Rossi,detto “Jedifil”, è uno dei massimi esperti di Star Wars. Ha pubblicato nell’ottobre 2017, presso Áncora Editrice (Milano), il volume La Forza sia con voi – Storia, simboli e significati della saga di Star Wars, scritto con l’esperto Paolo Gulisano. Oltre a essere ideatore e co-fondatore di Yavin 4 (il fan club italiano di Star Wars, del Fantastico e della Fantascienza – www.yavinquattro.net) ne ha realizzato l’organo Living Force Magazine, vincitore dei Premi Italia 2013 e 2016 come Miglior fanzine italiana di science fiction. Per Oscar Mondadori ha supervisionato la riedizione 2015 dei tre romanzi tratti dalla Trilogia Classica di Guerre Stellari e si occupa di tutti gli attuali romanzi ufficiali Star Wars (Lucasfilm). Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore. Filippo Rossi ha incontrato il pubblico ieri presso il cortile di Palazzo dei Priori a Tuscia Comix, dove ha rilasciato un’intervista a Quinta Epoca, media partner dell’evento, sul suo ultimo libro dedicato al simbolismo di Star Wars.
“Sia Guerre Stellari, sia Star Wars ripercorrono le grandi saghe del passato, recuperano e aggiornano tutto quello che gli esseri umani hanno raccontato fin dall’alba dei tempi. Il simbolismo più immediato di Star Wars è quello che si ricollega a Omero e all’Odissea. C’è poi il ciclo arturiano e Tolkien. Quest’ultimo – spiega Filippo Rossi – ha reinterpretato nel Novecento antichi miti. Da ragazzo ha combattuto nella prima guerra mondiale e ha iniziato a mettere su carta il suo universo letterario fantastico, quello che lui aveva in testa e che poi ha approfondito a livello storico. Da qui ha iniziato quel suo percorso che l’ha portato a scrivere il “Signore degli Anelli”, pubblicato nel 1954 quando Tolkien era già anziano. Morì nel 1973, quando Lucas iniziò a scrivere “Guerre stellari”. Il primo film arriva nelle sale cinematografiche nel 1977, quando esce Silmarillion, l’opera mitopoietica di Tolkien pubblicata postuma dal figlio. Essa è un po’ il riassunto di tutta la sua cosmogonia. Narra a livello biblico il mondo, dalla sua creazione con le grandi guerre sovrumane angeliche e la storia degli Elfi. Tutto ciò che è accaduto prima del Signore degli Anelli. Lucas con “Guerre Stellari” recupera questi tre grandi immaginari epici derivanti dall’antica Grecia, dal ciclo arturiano britannico e, infine, da Tolkien”. La simbologia che sottende tutta la narrazione di Guerre Stellari e Star Wars è quella, antichissima, del “Viaggio dell’Eroe”, spiega Rossi e “C’è anche quella del maestro e dell’allievo”.
Il Viaggio dell’Eroe inizia con la sua chiamata da parte del vecchio antico e saggio, anch’esso un simbolismo ricorrente e significativo. L’Eroe è il solito ragazzo orfano, che vive ai margini del mondo, nascosto e dimenticato. Il vecchio lo coinvolge in una grande guerra tra fazioni contrapposte. Di solito una che vuole imporsi e dominare sull’altra rappresentata dai deboli. Una contrapposizione che crea una reazione positiva di ribellione. Inizialmente il Vecchio Saggio è una figura principale. Nel ciclo arturiano è rappresentata da Merlino, nel Signore degli Anelli da Gandalf, in Guerre Stellari da Obi-Wan Kenobi. È suo il compito di “chiamare l’Eroe”, il giovane, di solito ignorante della situazione più grande di lui, che gli viene poi spiegata da questo saggio che lo coinvolge per poi defilarsi lasciando libero l’Eroe di fare le sue scelte”. Nella saga di Guerre Stellari e Star Wars il cammino dell’Eroe compie tutte le sue tappe. Dopo la chiamata, arriva la discesa negli Inferi rappresentata dal film “L’Impero colpisce ancora”, fino al Sacrificio dell’Eroe nell’ultimo film che tiene in serbo, però, una sorpresa che è anche un’originale rilettura di questo antico mito. “Nella discesa negli Inferi – prosegue Rossi – l’Eroe incontra un luogo proibito, dove viene invitato, non spinto, ad avventurarsi. È una possibilità che gli si prospetta, ma è lui che compie la scelta, perché Star Wars è tutta una storia di scelte. Il protagonista poteva anche rifiutarsi sia di essere chiamato all’azione sia di scendere negli inferi. Ma lo fa, perché è un Eroe. Compie sempre la scelta avventurosa. Il suo percorso, quindi, continua e in questo luogo incontra un’immagine del suo destino futuro. C’è una specie di albero antichissimo che nasconde una caverna sotterranea, fangosa, ci sono anche strutture architettoniche molto antiche che si intravedono. È un luogo sia costruito sia fuso con la natura. L’Eroe ne esce completamente rinnovato. Qui ha incontrato visioni di un possibile ipotetico futuro. Una sorta di ammonimenti sulle conseguenze dei diversi tipi di scelta che gli si prospetteranno”. Il viaggio dell’Eroe si compie dall’inizio con la “chiamata” nel primo “Guerre Stellari”, prosegue con la “discesa negli Inferi” con l’“Impero colpisce ancora” e si conclude con il sacrificio dell’Eroe nel terzo e ultimo film. La conclusione del viaggio dell’Eroe si prepara nel secondo film con l’introduzione di una tematica parallela e secondaria che è quella della paternità. Un elemento narrativo destinato a maturare e a compiersi nell’ultimo film. Il protagonista, infatti, è il figlio del cattivo. Questo elemento viene introdotto nel secondo film. Quando Luke scende negli Inferi, non sapendo ancora la verità che quello che sta combattendo è suo padre, ne ha un flash profetico, incomprensibile, che lo lascia scioccato e pronto a subire la rivelazione. Essa avviene alla fine del secondo film, e consente nel terzo e ultimo di gestire la trama verso la risoluzione del conflitto. Nel terzo film domina, quindi, il rapporto padre e figlio che è anche il confronto tra il super cattivo, il personaggio totalmente oscuro che comanda le forze del male, e l’eroe puramente luminoso, il ragazzo giovane e ingenuo che, lungo il suo cammino, perde questa sua inconsapevolezza e inizia a capire, a conoscere il mondo. Scopre che quello che sta combattendo, il Signore del Male, è in realtà lui stesso, colui che gli ha dato la vita, e dunque sangue del suo sangue”. In questo punto subentra anche la simbologia della luce e dell’ombra, per cui sono figlie l’una dell’altra, e tendono a ricomporsi verso l’unità in un percorso di evoluzione spirituale verso la più alta illuminazione. “In Star wars si parla di equilibrio della forza – dice Rossi – ed è una storia puramente avventurosa. Con la rivelazione della paternità l’Eroe scopre che quello che sta combattendo è colui che lo ha messo al mondo. Ci si avvia verso la chiusura della vicenda, verso il “sacrificio”. Quando Luke scopre che il cattivo è suo padre la storia assume un’altra connotazione. Non si tratta più di distruggerlo, ma capirlo, e riportarlo alla luce. Redimerlo. “Qui Star Wars fa un salto rispetto alle altre saghe – spiega Rossi – dove il cattivo non è assolutamente recuperabile e quindi l’unica soluzione è quello di distruggerlo. Il nemico di Artù è suo figlio Mordred che rimane cattivo fino alla fine e con il quale avviene uno scontro distruttivo. Nel Signore degli Anelli Sauron, la figura angelica caduta, tipo Lucifero, resta cattivo fino alla fine. Non è salvabile. Nell’ultimo film di Star Wars, invece, la simbologia si fa più complessa – spiega Rossi – L’Eroe, il ragazzo, fa un passo indietro. Si defila e così si sacrifica, lasciando spazio alla figura paterna, inizialmente cattiva, che mostra i primi segni di cedimento verso la redenzione, iniziando lui stesso ad assumere il ruolo dell’Eroe, il super cattvo che grazie a suo figlio di converte e si ribella all’Imperatore che resta il simbolo del male assoluto da distruggere. Lo farà sacrificando fisicamente se stesso e compiendo così il viaggio dell’Eroe fino alla fine”.
Tiziana Mancinelli
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