Viterbo, 15 novembre 2022 – Talete: i sindaci danno incarico all’Ato di presentare due proposte una con un aumento tariffario dell’8,4% e una del 12,9%. Questo è quanto hanno deciso i Comuni dopo una riunione lunghissima partita a Palazzo Gentili intorno alle dieci di ieri mattina e finita verso le 18 di sera. Tutti d’accordo, compreso il comune di Viterbo. Un unico no, quello del sindaco della Lega, Fabio Bartolacci, di Tuscania. Ma anche Chiara Frontini vuole rimarcare una condizione: «Sì all’ adeguamento tariffario, purché sia inserito in un piano di risanamento con degli obiettivi di performance precisi», dice la sindaca.

Affermazione che fa saltare su tutte le furie il presidente dell’Ato Alessandro Romoli: «Questo è un comportamento irrispettoso – tuona – non si è mai proceduto ad un aumento delle tariffe a cuor leggero e senza sapere per cosa», e scarica il “barile” sul Comune di Viterbo, «Abbiamo fatto aumenti anche con estrema difficoltà – prosegue Romoli – nella consapevolezza che solo la mala gestio del comune di Viterbo ha trasferito problemi dentro Talete che oggi siamo chiamati tutti ad assumere sulle spalle. Gli aumenti sono stabiliti da un formula matematica data da Arera. Siete in grado di ricapitalizzare la società? Nessuno ha dato la disponibilità. Questo è un modo irrispettoso di approcciarsi alle istituzioni. In consulta – dice Romoli a Frontini – ha votato l’aumento delle tariffe. La tariffa si determina sugli investimenti, non le permetto di dire che non si sa dove sono finiti i soldi dei precedenti aumenti tariffari».

Ma anche il sindaco di Tuscania Fabio Bartolacci (Lega) è sulla posizione del comune di Viterbo: «La società Talete non è stata in grado di assorbire i 30 Comuni entro il 30 settembre, qualche problema c’è. Io sono preoccupato come sindaco, avevo dato disponibilità ad entrare in Talete. Stiamo navigando a vista e stiamo mettendo una pezza calda su un tema serio senza una prospettiva. Tutti questi aumenti dettati dall’urgenza non mi convincono e non sono certo che questo sia il modo di risolvere il problema», dice Bartolacci riguardo agli adeguamenti tariffari. «Siamo scollegati dalla realtà, la gente non ci capisce più. Tutti questi aumenti diventano un problema, tra un po’ troveremo sotto il palazzo non il comitato “Non ce la beviamo” ma tutta la gente che non potrà più pagare le bollette. Tuscania ha avuto già due aumenti – insiste Bartolacci – c’è bisogno di un altro? Ce lo stiamo dicendo tra noi? O è certificato?». Pure la sindaca Frontini batte su questo fronte: «Lo scenario che ci era stato prefigurato a luglio, agosto e ad ottobre in consiglio comunale di Viterbo è assolutamente cambiato con una drastica diminuzione dei costi di energia che aveva rappresentato un’urgenza primaria per prendere decisioni. Anche se oggi continua a rappresentare una preoccupazione, non è più così pressante e cogente come appariva nel periodo estivo. Anche in funzione di questo la relazione che ci avete sottoposto, deve essere aggiornata. In realtà pare più una relazione giuridica che economico – finanziaria. Non ci sono molti numeri e si continua a insistere che il partner privato sia l’unica soluzione possibile. I sindaci – prosegue Frontini – devono poter essere messi in condizione di poter vedere i numeri prima di decidere». Frontini torna a puntualizzare di nuovo la sua posizione verso l’ingresso dei privati, al quale il Comune di Viterbo darà il via libera, ma solo dopo aver provato tutte le altre strade e non avere ottenuto risultati: «Ricapitalizziamo con il privato – dice – ma solo dopo aver tentato tutte le altre cose – afferma – Non prendiamo nessuna decisione, finché non vediamo il piano di risanamento». Frontini chiarisce: «Vogliamo discutere dell’opportunità di ricapitalizzazione prima della vendita delle quote». Frontini punta molto sul risanamento, anche nella prospettiva di un eventuale futuro ricorso al mercato dei capitali privati:«Rimettere in piedi una società vuol dire vendere a un prezzo diverso rispetto a una società che è in ginocchio», afferma la sindaca di Viterbo. Il Presidente dell’Ato, e della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli evidenzia il quadro scuro di Talete: «Siamo sull’orlo del baratro, tra qualche mese non avremo più nemmeno i soldi per pagare gli stipendi. Entro il 30 novembre va fatto un adeguamento tariffario, altrimenti non entriamo più nemmeno nel bonus energia. Ci sono sindaci che fanno ricorso, poi qui non si vedono mai. Sono assenti da mesi, qualcuno da anni. Faccio a tutti voi un appello alla responsabilità. Se cominciamo a spaccare il fronte, come è successo con i ricorsi, è impossibile andare avanti. Siamo già fuori dal quadro tracciato dalla regione. Se Talete fallisce subentra subito il gestore privato. Abbiamo avuto un incontro con Arera, finanzia solo spese in conto capitale e previa aumento delle tariffe. Oggi la Talete non può prendere in carico altri Comuni, la Regione ci aveva chiesto di farlo entro il 30 settembre scorso. Oggi abbiamo la necessità di poter interloquire con la Regione con forza, con un provvedimento votato all’unanimità, proponendo di prendere in carico tutti i Comuni nel 2023, con adeguamento tariffario che partirà dal primo gennaio 2023». Dunque tariffa Talete per tutti, anche per quei Comuni che ancora non sono entrati. L’amministratore unico, Salvatore Genova, traccia il profilo delle difficoltà di Talete, dove lampeggia la spia rossa: “Morosità”. «Gli utenti che devono pagare non pagano è questo il problema – dice Genova – l’energia ha dato il colpo finale. Oggi Talete ha un problema perché i cittadini, tutti voi – dice puntando il dito verso i sindaci dei Comuni seduti nella sala consiglio di Palazzo Gentili – non pagano. Questo è il problema che porterò alla prossima assemblea straordinaria», dice Genova. «Serve un mandato forte da parte dei soci – prosegue – oggi non abbiamo preso in carico i Comuni per questo motivo. Il provvedimento della Regione ( della presa in carico dei comuni) ci ha creato tanti problemi. Dobbiamo capire insieme come gestire i comuni, la società ha problemi di liquidità perché non incassa quello che dovrebbe. Fin qui abbiamo tamponato e siamo andati avanti nella gestione di tutte le spese e di tutti i fornitori, rateizzando e spostando in avanti gran parte degli impegni. Oggi la società ha un credito di 27 milioni e non riesce ad incassare. Nella relazione che vi ho presentato abbiamo cercato di illustrare tutte le varie problematiche. La società ha un problema economico e finanziario. Qui si innesca un percorso dell’ adeguamento tariffario che deve arrivare a conclusione entro il 30 novembre di quest’anno. L’aspetto finanziario resta critico. Approvare un adeguamento tariffario potrebbe darci beneficio in termini economici, ma l’aspetto finanziario resta un punto interrogativo. Dopo l’approvazione della proposta tariffaria, convocherò una nuova assemblea dei soci per aggiornare la relazione e presentarvi un quadro più attuale». Ma un altro problema si profila sull’orizzonte di Talete: il personale. Quello presente in organico non sarà sufficiente, secondo Genova, a gestire tutti i Comuni quando anche quelli che sono attualmente fuori saranno entrati in Talete. «Impensabile gestire ulteriori 29 Comuni con l’organico attuale», dice Genova.