Home Cultura Tripudio di folla per Luce di Rosa. La mini macchina del centro storico vola sulle spalle dei mini facchini
Tripudio di folla per Luce di Rosa. La mini macchina del centro storico vola sulle spalle dei mini facchini

Tripudio di folla per Luce di Rosa. La mini macchina del centro storico vola sulle spalle dei mini facchini

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ViterboUn Trasporto trionfale, una città intera stretta intorno ai mini facchini del centro storico: piazze gremite fin quasi a scoppiare, quella delle Erbe, quella del Plebiscito, dove le persone hanno riempito anche le tribune. Così anche le vie. Luce di Rosa porta a termine il suo 52° Trasporto in modo impeccabile, sotto la guida del capo facchino Alessandro Lucarini, un mix di disciplina e dolcezza verso i bambini facchino. “Non guardate in alto, guardate me”, dice loro prima di affrontare il primo, difficoltoso tratto di un percorso di 1600 metri, l’archetto di via Mazzini. Lì la macchina è troppo alta per passarci, ai mini facchini viene, quindi, chiesto di flettere le ginocchia. È la prima “difficoltà” di un tragitto articolato, tra salite e discese, un po’ com’è la vita. Si parte da piazza Dante, via Mazzini, via della Verità, via dell’Orologio Vecchio, piazza delle Erbe, via Saffi, piazza del Comune: qui per la prima volta nella storia è il sindaco Giovanni Arena a dare il “Sollevate e fermi”. Si prosegue verso via Roma, di nuovo piazza delle Erbe, Corso, piazza Verdi e, a seguire, la salita verso il santuario di santa Rosa. Di corsa. Proprio come fanno i facchini grandi ai quali i più giovani della mini macchina veramente non hanno nulla da invidiare in quanto a volontà, coraggio, sacrificio. La mini macchina richiede uno sforzo rilevante ai bambini che la portano: basta osservare le loro espressioni mentre stanno lì sotto, aggrappati al loro posto, corrucciarsi in una smorfia di fatica. A dare il “Sollevate e Fermi” a piazza Dante è arrivato il capo facchino dei “grandi” Sandro Rossi che ha affiancato Lucarini. A piazza delle Erbe, invece, si è unito  Massimo Mecarini che ha incitato anche lui i facchini. “Sono i leoni del centro storico”, ha detto  il presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa. E loro si esaltano, marciano, segnano il passo sbattendo i piedi sul selciato con tutta la loro forza, quasi a voler lasciare impressa in terra per sempre l’orma del loro passaggio.

Ad ogni via, ad ogni piazza è un tripudio di folla che li acclama, li chiama, li incita, perché in questa serata loro sono gli eroi della città: se lo meritano. A piazza Verdi si caricano sulle loro esili spalle quella macchina e affrontano la salita correndo, stringendo i denti, una prova di coraggio e di forza che affrontano senza battere ciglio, ed è veramente difficile scorgere in quei volti determinati quello di un bambino. Arrivati sul sagrato di santa Rosa  lasciano la macchina sui cavalletti, si stringono intorno al capo facchino Lucarini che scompare sotto quel groviglio di fazzoletti bianchi per riapparire in orizzontale lanciato verso l’alto più volte accompagnato da un coro di grida festose. La stanchezza non si sente. Qualche foto di rito,  saluti agli amici e ai parenti che affollano le scale del santuario, e si riparte verso via Mazzini e piazza Dante dove la macchina viene lasciata, stavolta definitivamente, sui cavalletti e i mini facchini possono abbandonarsi a urla felici e liberatorie per l’impegnativa prova affrontata.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.