Home Cultura Tuscia Film Fest: Cortellesi riceve il Premio Pipolo e lo dedica a Vanzina

Tuscia Film Fest: Cortellesi riceve il Premio Pipolo e lo dedica a Vanzina

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Viterbo Ogni situazione ha il suo lato comico. Anche la peggiore. E quale prospettiva migliore utilizzare per raccontare con “leggerezza”, che non vuol dire “superficialità”, i drammi della vita, o del proprio Paese se non quella dell’ironia che inevitabilmente si nasconde nelle pieghe anche delle situazioni più difficili, tristi e sconcertanti? Proprio “come un gatto in tangenziale”, detto romano, leggermente rivisto, l’originale era “come un gatto sull’Aurelia”, che ha dato il titolo al film diretto da Riccardo Milani che vede come protagonista Paola Cortellesi, entrambi ospiti del Tuscia Film Fest per ricevere, ieri sera, il Premio Pipolo 2018, assegnato dagli organizzatori in collaborazione con Confartigianato Imprese Viterbo, rappresentata sul palco da Andrea de Simone. Cortellesi e Milani sono stati accolti da una piazza San Lorenzo veramente gremita che ha ascoltato, prima della proiezione del film e dopo la consegna del premio, l’intervista condotta da Enrico Magrelli. Cortellesi e Milani sono stati introdotti sul palco da Federico Moccia che ha rivolto un pensiero a Carlo Vanzina scomparso in questi giorni.  “Sicuramente Pipolo sarebbe stato strafelice di consegnare questo premio a un’attrice trasversalissima come Cortellesi – ha detto Moccia – dotata di quelle qualità di un tempo che avevano personaggi come Monica Vitti, una completezza che faceva piacere al pubblico che sa riconoscere l’attrice di talento e che ci mette il cuore”. Un cuore le ha fatto dire, appena salita sul palco: “Sono giorni tristi perché il cinema, le persone, hanno perso un gentiluomo come Carlo –  ha detto Cortellesi  ricordando Vanzina – questo premio stasera lo dedico a lui”. La prima riflessione non poteva che essere sull’importanza della comicità in quello che è un “cinema popolare”, ha detto Magrelli, ma che contiene la forza di raccontare l’aspetto a volte più drammatico della vita con un sorriso.  “La comicità è irrinunciabile, bisogna saper sorridere anche su se stessi per poter affrontare un sacco di situazioni a volte anche complicate – ha sottolineato Cortellesi -. Cercando il sorriso nelle cose quotidiane, raccontiamo cose dure.  La trama di questo film potrebbe essere la stessa in un genere drammatico.  Non cambierebbe quasi nulla nella sceneggiatura. Con Riccardo  – dice riferendosi a Milani, suo marito e regista del film – e la nostra  squadra abbiamo scelto la commedia all’italiana, con cui si raccontano vizi e virtù, anche le brutture, della nostra società con leggerezza, che non è superficialità. L’umorismo rende fruibile a tutti un argomento, evitando che si alzi un muro  tra gli spettatori e la storia che racconti. Anche episodi tragici rivisti dopo anni con un sorriso possono rivelare un lato buffo delle cose che non significa non vedere la verità”. Ed è stata proprio la “commedia all’italiana” a unirla a quello che poi è diventato suo marito: Riccardo Milani. “Io sono cresciuta guardando questo tipo di film, che erano più vecchi di me – ha detto Cortellesi -. Andavo pazza per ‘Risate di gioia’ di Monicelli degli anni ’60, ‘I soliti ignoti’, lo  ‘Scopone scientifico’, un film durissimo, ma che aveva il suo lato malinconico. Piangere e ridere, commuoversi: era  un regalo, una cosa bellissima. Questo era il cinema che mi piaceva da spettatore, e ora che faccio questo mestiere cerco di replicarlo. Ci muoviamo in questo senso e cerchiamo di mettere in scena tutte le emozioni possibili, quando ci riusciamo, come in questo caso, festeggiamo”.

Anche Riccardo Milani confessa la sua passione per la commedia all’italiana, una preferenza da lui da sempre esternata a costo anche di “qualche inimicizia” ai tempo in cui non era un genere particolarmente considerato. “Sono cresciuto con il cineforum, per me esisteva l’impegno civile, la politica, la passione per il cinema. I cineforum erano per me motivo di grande noia.  Dissi di avere visto un film italiano in bianco e nero e di averlo trovato molto più trasgressivo,  trasmetteva molte più cose sul nostro paese e la società nel dopoguerra, più di quanto potessero fare i tanti film che sceglievamo per i cineforum, spesso in lingue incomprensibili anche nei sottotitoli, film che non dovevano essere italiani. Mi divertiva tantissimo ‘I soliti ignoti’ di Monicelli, ma all’epoca non si poteva dire senza provocare un cataclisma. Adesso c’è maggiore gratificazione verso la commedia all’italiana, e questo mi fa piacere, così come la celebrazione di Vanzina di questi giorni, anche se avrei preferito che fosse avvenuto una settimana fa”. Il film di Milani “pesca” i suoi personaggi direttamente nella vita reale e tipica di un quartiere romano come Bastogi: “Abbiamo girato qui – dice Cortellesi – un ambiente duro a tratti anche pericoloso.  Molti dei personaggi presenti in questo film li abbiamo presi proprio da qui, come le due gemelle che interpretano le mie sorellastre. Non esistevano nella prima stesura. Poi Riccardo ce le ha fatte vedere, dicendo che dovevano assolutamente essere presenti nel film, così l’abbiamo riscritta prevedendo i loro personaggi”. Nel film anche una famosa giornalista che interpreta se stessa, a riprova del realismo più autentico, la migliore officina in cui si plasmano da sé personaggi capaci di parlare la lingua diretta della propria emotività.

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.