Viterbo 16 marzo 2022 – Tutte le strade portano a Roma, recita un antico detto, ma quella per diventare candidato sindaco di centrodestra: no. Quella dovrà passare da Viterbo. Qualcuno pare non averlo capito, nonostante la recente caduta del comune di Viterbo sia un segnale chiaro: 19 consiglieri comunali che vanno dal notaio a mettere una firma per mandare a casa un’amministrazione un anno e mezzo prima della scadenza naturale del mandato, non assomigliano per niente a un gregge di pecore pronto ad accodarsi a qualunque cosa venga imposta dall’alto. Un preambolo, questo, necessario per spiegare i recenti fatti di cronaca politica che in questi giorni hanno infiammato non poco gli animi nel centrodestra. La questione, inutile a dirlo, riguarda l’indicazione del candidato sindaco. E non la contrapposizione tra Laura Allegrini per Fratelli d’Italia e Claudio Ubertini per la Lega, quanto per la carta che ancora era nel mazzo e che, come avevamo giustamente previsto scrivendolo giorni fa, è uscita fuori, anche se in modo del tutto inaspettato quanto dirompente rispetto alle previsioni: l’ipotesi di candidatura a sindaco di Gianmaria Santucci. Nome che, a quanto riferiscono i bene informati, non sarebbe mai stato portato al tavolo delle trattative del centrodestra locale, anche se poteva arrivarci per sbloccare la situazione arroccata su Allegrini – Ubertini. Ma la storia ha preso una strada diversa, quella romana appunto. Un vicolo cieco. Mentre il centrodestra si studia sui nomi di Allegrini – Ubertini, l’investitura a candidato sindaco di Gianmaria Santucci inizia a prendere quota su alcuni giornali locali che la danno quasi per fatta, riferendo che il nome sarebbe stato avanzato addirittura dalla Lega. Peccato che di tutto ciò la Lega di Viterbo pare non sapesse assolutamente nulla. Non solo. Il nome di Santucci, secondo i bene informati, non sarebbe mai stato portato al tavolo delle trattative, ancora fermo a quelli di Allegrini – Ubertini. Ma la candidatura di Santucci continua ad andare a gonfie vele su alcuni giornali, che prefigurano addirittura un’imminente convergenza sul suo nome anche di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una storia che nel viterbese nessuno pare conoscere, nemmeno gli azzurri e i meloniani. Eppure continua a prendere quota, quasi fosse dotata di vita propria. Tanto che alla fine tocca al senatore della Lega, Umberto Fusco, prendere carta e penna e chiarire le cose: «La Lega non ha fatto nessun nome a parte quello di Ubertini», scrive e, per far capire ancora meglio che Santucci non è un nome dell’orbita leghista, puntualizza: «La Lega ha i suoi uomini e le sue donne pronti scendere in campo qualora il partito chieda loro di misurarsi con la sfida della conquista della fascia di sindaco». Dichiarazioni che pesano come macigni. E allora si inizia a cercare il bandolo della matassa di una trama che nessuno qui a Viterbo pare conoscere, semplicemente perché non sarebbe stata scritta qui nella Tuscia, ma direttamente nella Capitale. Ed eccolo spuntare: il nome di Santucci per fare il candidato sindaco sarebbe stato “confezionato”, su sollecitazione, proprio sui tavoli romani, dove sarebbe arrivato via Alessandro Giulivi, fino a Claudio Durigon, deputato di Latina, saltando a piedi pari la classe dirigente viterbese. Un’operazione kamikaze, considerando che nemmeno tre mesi fa il centrodestra a Palazzo dei Priori è imploso, e ora sta faticosamente cercando di ritrovare la serenità soprattutto la “fiducia” necessaria per ripartire. Preparare una candidatura a sindaco direttamente a Roma, saltando la Tuscia, e i suoi rappresentanti, che quel nome lo avrebbero poi dovuto sostenere a capo della coalizione, di certo non ha aiutato a districare il complesso nodo delle amministrative viterbesi del centrodestra, contribuendo ad avvelenare un clima già arroventato, con quello che è stato interpretato uno “sgarbo politico”, una “furbata” verso gli esponenti politici viterbesi, impegnati nella difficile partita elettorale, che sarebbero stati mantenuti completamente all’oscuro della manovra. La questione “Santucci”, con il “pacco” della candidatura preparata direttamente sui tavoli romani, bypassando la Tuscia, ha dato la stura alle tensioni di questi giorni, facendo saltare su tutte le furie i politici viterbesi, non solo quelli della Lega ma, sembrerebbe, anche quelli di Fratelli d’Italia che, probabilmente, il nome di Gianmaria Santucci lo avrebbero anche preso in considerazione e discusso con gli alleati, prima che si decidesse di aggirarli. E così l’ipotesi Santucci, candidato sindaco della coalizione di centrodestra, sembrerebbe oramai tramontata dopo la manovra spericolata sulla strada di Roma, facendo di nuovo i cocci, su cui ora c’è un’urgenza di ricostruire, relativamente a una sua parte, non una candidatura a sindaco, ma quel clima di fiducia che nella coalizione in questi giorni pare essere andato ancora una volta in pezzi. Un risultato, però, la vicenda l’ha ottenuto, riportare Fratelli d’Italia e Lega sulla stessa traiettoria di marcia, iniziata con il “no” a Santucci di questi giorni per proseguire, magari, e finire, nel nome del candidato sindaco di centrodestra. Vedremo.