V. ha quattro anni, e indossa con evidente orgoglio la sua divisa bianca con fascia rossa e fazzoletto candido, annodato dietro alla nuca. Alla domanda: “Perché fai il facchino?”, durante una delle soste del quarto trasporto della minimacchina di Santa Barbara, risponde con la dirompente verità della schiettezza della sua giovane età, quella in cui tutto è chiaro e semplice: “Perché mi piace”. Accanto a lui N. di sei anni e mezzo, ha fatto qualche passo in più nel contornare quell’amore diffuso verso quel completo bianco: “Faccio il facchino, perché voglio portare la macchina di santa Rosa”. Per ora, essendo ancora troppo piccolo, guarda i compagni andare “sotto”, ma sa che prima o poi arriverà anche il suo momento. E per sugellare questo pensiero, si stringono insieme ad altri compagni, tutti piccolissimi, di fronte al bar dove si sono fermati a rifocillarsi in una delle ultime soste del trasporto, per dare fiato a quello che gli preme dentro per uscire: “Evviva santa Rosa”. La risposta a qualunque domanda possa venire in mente di rivolgere loro. Lo gridano più forte che possono: gonfiano i polmoni e buttano fuori tutta l’aria che hanno in corpo. Perché in quel grido, lo avvertono, a ogni età, c’è il legame che li unisce tutti, c’è il modo per palesarlo agli altri, a chi sta fuori da quella fratellanza, c’è la chiave che li rende parte integrante di una storia così importante, alla quale ognuno di loro vuole appartenere, anche quando, soprattutto nei giovanissimi, più che una consapevolezza, è solo un istinto, il bocciolo di una devozione che nasce e fiorisce con loro.
È questo il bello della tradizione di santa Rosa, quello che rende quelle spirali luminose che sfilano nel buio qualcosa di assolutamente straordinario, lo spirito collettivo che le fa brillare davvero, al ritmo di quei passi che battono all’unisono. Ieri sera (27 luglio 2017 ndr), dopo il Pilastro, è toccato al quartiere Santa Barbara portare in trionfo la propria macchina. Per Diva Rosae è stato un congedo dal pubblico, questo, infatti è l’ultimo anno, poi si cambia modello. Lo stesso capofacchino, Diego Terzoli, lo conferma. “Sì, questo è l’ultimo trasporto per Divae Rosa, mi dispiace, mi ero affezionato. Faremo un omaggio a don Claudio: l’allegorico lo lasceremo in parrocchia dove andiamo a pregare. Abbiamo quattro progetti per nuove macchine, dovremo sceglierne uno”.
Soddisfatto Terzoli di questo quarto trasporto della minimacchina per il quartiere Santa Barbara: “I ragazzi hanno dato il 120% come avevo chiesto loro. Sono straordinari. Le tappe sono durate un po’ di più per motivi di sicurezza. Anche il quartiere sta rispondendo, iniziano a volerci bene anche a noi”. Il trasporto di Santa Barbara, dunque, entra a pieno titolo nel novero della tradizione cittadina, accanto a quello del Pilastro e del centro storico, e come questi, riconferma la sua capacità di fare da collante alla comunità. Moltissime le persone che ieri sera si sono riversate lungo le vie del grande quartiere per assistere l’evento e sostenere i giovanissimi facchini, simbolo di Santa Barbara e di Viterbo. I giovani facchini, dopo il ritiro presso la palestra della parrocchia, dove hanno mangiato e ascoltato le ultime indicazioni del capofacchino, si sono diretti a prendere la macchina, attraversando il quartiere, tra un tripudio di folla.
Alla partenza, ad aspettarli, le autorità civili, tra cui il sindaco Leonardo Michelini, la vice sindaco Luisa Ciambella, i consiglieri comunali Daniela Bizzarri, Christian Scorsi, Chiara Frontini, il presidente del consiglio comunale, Marco Ciorba. E ancora: il presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa, Massimo Mecarini, il capofacchino Sandro Rossi, il presidente del comitato centro storico, Lucio Laureti, il capofacchino del Pilastro, Pino Loddo. Presenti anche i costruttori di Gloria, Vincenzo e Mirko Fiorillo e suor Francesca. E il vescovo, Lino Fumagalli, immancabile, a dare la sua benedizione e a confermare la sua vicinanza ai minifacchini, verso i quali dimostra, in ogni occasione, il suo grande affetto. Emozionato e visibilmente orgoglioso dei minifacchini don Claudio Sperapani.
Presente anche il vice presidente del comitato per la minimacchina Armando Baldi. Ma la “temperatura” più alta nel termometro delle emozioni l’ha toccata sicuramente il capofacchino, Diego Terzoli, al quale è stato dedicato questo trasporto, e al quale i ragazzi hanno testimoniato la loro fiducia e stima sia come guida sotto la macchina, sia come riferimento nella loro vita. Quando lasciano Diva Rosae all’ultima tappa, non solo di questo trasporto, ma anche del suo ciclo, quello che ha segnato l’inizio della tradizione anche a santa Barbara, intonano: “C’è solo un facchino”. Terzoli sorride loro chiamandoli “I miei leoni” e si uniscono tutti in un grande abbraccio.
Tiziana Mancinelli
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*Video del trasporto disponibile nei prossimi giorni.