Home Cultura Tripudio di folla e applausi per la minimacchina del Pilastro, Loddo: “Un trasporto meraviglioso”. Il Vescovo Fumagalli: “Per i piccoli facchini ho un affetto particolare”
Tripudio di folla e applausi per la minimacchina del Pilastro, Loddo: “Un trasporto meraviglioso”. Il Vescovo Fumagalli: “Per i piccoli facchini ho un affetto particolare”

Tripudio di folla e applausi per la minimacchina del Pilastro, Loddo: “Un trasporto meraviglioso”. Il Vescovo Fumagalli: “Per i piccoli facchini ho un affetto particolare”

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All’inizio di viale Bruno Buozzi, un’onda bianca di ragazzi in una candida divisa si stringe intorno a un uomo e, saltellando, urla: “Pino, Pino, Pino”. Si conclude così il 47° trasporto della minimacchina del Pilastro: “Spirale di Fede”, con un coro di giubilo intorno al capofacchino Pino Loddo. Più di qualcuno piange: sia tra i minifacchini sia tra la folla. L’emozione è sempre tanta. All’inizio del viale che introduce al quartiere, la torcia luminosa che sembra voler scalare il cielo, termina il suo cammino, almeno per quest’anno, e mentre i giovanissimi facchini lasciano la minimacchina per andare a festeggiare l’impresa appena compiuta, intorno a Spirale di Fede si raccoglie la cittadinanza per celebrare una notte ancora lunga: la notte di Rosa. La minimacchina resta lì, a tagliare l’oscurità, con il suo manto di stelle luminose, è un faro nel buio, un baluardo senza età tra la modernità, che chiama a sé ogni viterbese, perché è proprio lì, intorno alla macchina, che c’è, sedimentato nei secoli, l’unico senso di comunità che questa città sente davvero. La macchina ne è il simbolo, svetta verso l’alto, domina, quasi volesse sorvegliare e difendere ciò che essa stessa rappresenta: un popolo e la sua identità. Il trasporto della minimacchina del Pilastro è stato, come sempre, un grande successo. Due grandi ali di folla hanno accolto in un appassionato abbraccio Spirale di fede, portata perfettamente in spalla da una cinquantina di ragazzi da 8 a 14 anni. Al ritiro nella palestra della parrocchia, mentre scherzano e si fanno dispetti, sembrano bambini e ragazzi qualunque, imbottiti di vitalità che sprizza ovunque sulla spinta dell’entusiasmo e dell’adrenalina che sentono al pensiero di dover compiere l’impresa che li attende. Poi quella possente costruzione  prende vita, inizia a camminare per le vie della città, e sbalordisce il fatto che lo faccia proprio sulle gambe di quei giovanissimi, mettendo in moto, in ognuno di loro, uno spirito di responsabilità e sacrificio che si potrebbe immaginare solo in un adulto, non in un bambino o in un ragazzo. E questo è un prodigio che può compiere solo la forza di Rosa. Perché è vero che le macchine dei quartieri sono più piccole di quella che sfila il 3 settembre, ma, come ha ricordato il vescovo Lino Fumagalli alla cerimonia in chiesa prima della partenza: “È alta 11 metri, altro che mini”. E in effetti alla prima sosta i piccoli facchini escono da sotto la macchina e iniziano a farsi spruzzare il ghiaccio sulla nuca, perché la struttura sul collo pesa, eccome. A volte fa anche male. Ma il minifacchino è un bambino, un ragazzo, capace di passare dal gioco al dovere in un battibaleno, lasciando a bocca aperta chi ammira quella spirale luminosa che cammina, per lo spettacolo, ma ancor di più per il pensiero che a farla muovere ci sono “solo” dei ragazzi. Prendono posto sotto la macchina alla partenza dal piazzale dell’Okey dove si è riunta, come da rito, la grande “famiglia dei facchini”: insieme ad Angelo e Pino Loddo c’è il  presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, il capofacchino Sandro Rossi, il presidente del comitato centro storico, Lucio Laureti, il capofacchino di Santa Barbara, Diego Terzoli. Il messaggio è chiaro: tra i facchini c’è unità. Lo dice espressamente Angelo Loddo, presidente comitato festeggiamenti Pilastro:  “In questa città non abbiamo diversi colori. Il bianco e il rosso  della divisa del facchino per noi è l’unica bandiera”. Accanto a lui la vice sindaco del comune di Viterbo, Luisa Ciambella, dice: “Il mio cuore stasera è con voi, erroneamente venite indicati come mini facchini. Voi non siete delle miniature, ma facchini completi. Avete  la purezza per essere con candore gli ambasciatori di santa Rosa. Stiamo vivendo un momento terribile. Portando in spalla santa Rosa voi  trasmettete un messaggio di solidarietà, pace e unità. Questa città e il mondo ne hanno bisogno”.

Un pensiero al terrorismo lo aveva rivolto, poco prima, durante la celebrazione nella chiesa prima della partenza, lo stesso capofacchino Pino Loddo: “È una cosa orrenda – aveva detto in riferimento alla strage di Barcellona –  io non accendo più la televisione. Questo trasporto, tra gli altri, è dedicato soprattutto alle vittime del terrorismo”. Poco prima, sempre in chiesa dopo il ritiro, era arrivato il vescovo Lino Fumagalli che durante la celebrazione aveva confessato: “Ho un affetto particolare per i piccoli facchini, superiore a quello per i grandi, che stimiamo e a cui vogliamo bene. Ma voi siete la prova di quanto è bello impegnarci, lavorare insieme, condividere un ideale – aveva detto alla platea dei giovanissimi cavalieri di Rosa -.  La macchina non la porta una persona, ma i facchini tutti insieme. Ciascuno fa la sua parte, ma è necessario che anche gli altri facciano la loro. Se sotto la macchina qualcuno ha un momento di incertezza, il  facchino vicino gli dà una parola di conforto e dopo 100 metri può essere quest’ultimo ad avere un momento difficoltà. Il trasporto è un po’ l’immagine della vita, di cui voi fate esperienza.  Siamo chiamati a collaborare tutti insieme, nella vita nessuno può dire faccio da solo, tutti abbiamo bisogno degli altri. Il nostro affetto e la nostra stima per voi  si fonda sulla vostra ingenuità che noi vecchietti sogniamo di poter avere. Voi portate in giro per il quartiere non la macchina, ma la statua di santa Rosa.  La macchina è contorno, perché si veda meglio. Nel farlo ripetete quello che ha fatto santa Rosa 18 enne, portando in giro per la città il crocefisso in mano, invitando tutti a credere nel Signore Gesù Cristo. La nostra parrocchia è come la macchina  – concludeva  Fumagalli – deve essere portata da tutti. Io sono sempre commosso nel vedere  nei giovanissimi facchini questo grande impegno, sforzo, soddisfazione  e gioia. Mantenete per tutta la vita queste sensazioni che la macchina vi dà.

E stasera Spirale di Fede di emozioni ne ha date parecchie.

“Questo meraviglioso trasporto è stato per me una rinascita personale da un momento di dolore – ha detto Angelo Loddo al termine del trasporto –  Abbiamo una squadra e una formazione fortissime, un capofacchino straordinario, uno staff che non so più come ringraziare. Ho una squadra di ragazzi che lavorano moltissimo, hanno lavorato giorno e notte affinché oggi potesse accadere questo miracolo”.

Ad accompagnare la macchina anche il gruppo formato dai costruttori, Marco Fulvi e Mauro Taschini, dai  realizzatori, i fratelli Stefano, Andrea, Daniele Mancinelli, e altri collaboratori:  Pietro Agostini,  Luigino Morganti,  Marco Originali, Umberto Cuarchioni.

Nel pomeriggio i minifacchini si erano riuniti al bar Le Iene, intorno alle 16,00, insieme all’associazione culturale Pilastro con le famiglie nobili e i musici e sbandieratori, per iniziare la sfilata nel centro cittadino. I musici e sbandieratori  del Pilastro sono i primi testimonial ADMO in Italia. Tra le tappe più significative: il monastero di santa Rosa, con il saluto dei mini facchini al corpo della Santa, il monumento ai facchini in piazza della Repubblica,  la deposizione della corona ai caduti al Sacrario, e infine la chiesa dei Santi Faustino e Giovita a piazza san Faustino, dove i piccoli, grandi, cavalieri di Rosa hanno intonato la canzone “Mira il tuo popolo”.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

*Video del trasporto disponibile nei prossimi giorni.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.