Viterbo – Dopo il “Risveglio di Steward Johnson”, il gigante che esce fuori dalla terra, ecco quello della ex chiesa di Santa Croce nella verde valle Faul. Da qualche giorno le ruspe sono in moto e stanno effettuando degli scavi intorno alla struttura. I cespugli selvaggi sono spariti e l’area è stata completamente ripulita dai rovi e dalle erbacce, lasciando finalmente libera la visuale della chiesa metà diroccata. L’operazione sarebbe propedeutica a un progetto di riqualificazione dell’edificio un tempo sacro. Essa, infatti, sarebbe stata oggetto negli anni di una serie di studi storici, molto approfonditi e complessi, tesi a recuperare la sua originaria fisionomia e le sue vicende. Gli scavi, ora, avrebbero il compito di rintracciare le evidenze che possano confermare quanto emerso a livello teorico e dare così il via al progetto di riqualificazione. Un’opera che, se anche privata, riveste senza dubbio un interesse pubblico, non solo perché potrà rimettere a disposizione della cittadinanza un tassello della storia di Viterbo oramai scomparso sotto il logorio del tempo che ha diroccato buona parte della struttura, ma anche perché il suo “risveglio” storico architettonico segna il completo recupero di Valle Faul.
La vasta area cittadina circondata dalle mura e dalla suggestiva facciata posteriore di Palazzo dei Papi, protagonista delle “fantasiose” ricostruzioni di Annio da Viterbo, è tornata a vivere grazie al progetto Plus che ha cancellato l’abbandono e il degrado di quella che appariva come una vasta landa polverosa sommersa di sterpaglia, aggredita e divorata dalla vegetazione selvaggia, riconsegnandola alla fruibilità cittadina. Con le giornate di sole il prato verde è meta di molte persone, tra cui numerosi giovani. Peccato per la scelta di realizzare un parcheggio in superficie, piuttosto che uno interrato, che oltre a togliere spazio all’area di aggregazione cittadina, deturpa il paesaggio, ammassando “ferraglia” ai piedi del magnifico scorcio dominato dai rampanti gotici di Palazzo Papale. Con il recupero dell’ex gazometro, a ricordare lo stato di abbandono di Valle Faul restava solo la struttura mezza diroccata dell’ex chiesa di Santa Croce. Ora non più. Non si conoscono i dettagli del progetto e la tempistica, ma per la piccola chiesa pare proprio arrivato il momento di tornare a nuova vita. “È stata acquistata da un privato qualche anno fa – dice il consigliere comunale Paolo Muroni – credo che se non avessimo riqualificato valle Faul con il progetto Plus, difficilmente sarebbe entrata nell’orbita di interesse di un investitore privato”. La chiesa ha una lunga storia. Essa possiede l’unico esempio in città di un campanile a pianta triangolare. “Prese il nome di santa Croce dai Padri Crociferi che qui si stabilirono nel 1400. Giuseppe Signorelli li colloca nella chiesa dal 1436 e li cita ancora nel 1473, anno a cui, secondo lo storico, risaliva una tavola, ormai perduta, opera di Francesco d’Antonio, detto il Balletta, eseguita su incarico del priore della chiesa. Sin dal 1206 è menzionato l’Ospedale di santo Spirito, attivo nel 1275 e 1276, quando ospitava trovatelli. Esso dovette rivestire una certa importanza poiché nello statuto del Comune del 1469 fu stabilito di elargire alla struttura quattro lire mensili. La chiesa avrebbe avuto anche un chiostro a partire dal 1357 sino al 1436. I Crociferi la cedettero nel 1480 alla Confraternita della Misericordia che era stata istituita nel 1479, anno in cui fu redatto lo Statuto. Quest’ultima aveva per fine caritatevole quello di assistere e confortare i condannati a morte, accompagnarli all’esecuzione e seppellirli. Nello stipite della porta era riportata la data 1530 e sull’architrave erano scolpite le teste del Salvatore affiancato dagli apostoli e sant’Angelo con la spada, oggi l’insieme è conservato al Museo civico.
Nella sacrestia della chiesa di santa Croce si trovava un quadro su tela raffigurante il miracolo avvenuto nel 1828, quando un grosso masso si staccò dalla rupe della via del Pilastro, allora detta Strada della Carogna, e cadde sulla via poco dopo il passaggio della Processione delle Rogazioni, che si teneva prima dell’Ascensione in favore del raccolto nelle campagne“. (Fonte Mauro Galeotti – La Città“). La chiesa attraversò nel tempo numeroso vicissitudini. Fu la “Premiata fabbrica di fiammiferi in cera e legno della ditta Ascenzi, che in una cartolina del 1907 appare con la denominazione Unione industriale fiammiferi – Milano – già Ascenzi Viterbo, fu adibita, poi, a centro di raccolta per carta da macero. Per l’incuria in questi ultimi anni è crollata la parte anteriore del tetto della chiesa, lasciando scoprire all’interno le due grandi colonne che sostengono la capriata che, a sua volta, sorregge con precarietà il tetto.
Il soffitto aveva le pianelle decorate con fiori riprodotte in un disegno da Andrea Scriattoli“. (Fonte Mauro Galeotti . La città).


