Home Attualità Villa Lante, Arena: «O la aprite o chiudo l’acqua. Da Franceschini solo chiacchiere».
Villa Lante, Arena: «O la aprite o chiudo l’acqua. Da Franceschini solo chiacchiere».

Villa Lante, Arena: «O la aprite o chiudo l’acqua. Da Franceschini solo chiacchiere».

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Viterbo, 1 luglio 2020 – «O si apre Villa Lante, o il comune di Viterbo chiude  l’acqua». Quello del sindaco è un vero e proprio ultimatum all’ente gestore di quello che nel 2011 è stato premiato come il Parco più bello d’Italia. Un giardino rinascimentale di rara bellezza che oltre ad esercitare un forte richiamo turistico, a beneficio del tessuto economico locale, è soprattutto il parco dei bagniaioli e dei viterbesi. Un luogo della vita quotidiana di tutti, che dopo il Covid19 non è più tornato a far parte delle giornate dei cittadini, per i quali il grande polmone verde, intriso di storia, è sempre stato un punto di riferimento irrinunciabile. Con la fine del lockdown tutti si aspettavano la riapertura dell’immensa area verde. Ma così non è stato: Villa Lante, per ora, riapre solo il sabato e la domenica, con ingressi contigentati  e l’uso di mascherine. Come fosse un museo. Ma non lo è. Si tratta, infatti, di circa «14 ettari di verde», seppur ricchi di storia e di testimonianze artistiche di pregio,  dove la gente va a prendere una boccata di ossigeno. Ora con la mascherina. Una contraddizione in termini. Ma soprattutto un fatto che sta irritando non poco la popolazione, costretta a rinunciare all’uso di un bene pubblico, che ieri, per l’ennesima volta, è tornato in consiglio comunale grazie all’interrogazione della consigliera della Lega, Elisa Cepparotti, che ha sollecitato il sindaco ad intervenire nelle sedi opportune per una modifica dell’orario. «Villa Lante ha anche una valenza turistica per Bagnaia – dice Cepparotti – come si fa a non consentirne l’uso. Come se 14 ettari di parco non fossero sufficienti a garantire il distanziamento sociale, quando si consente l’ingresso a mostre, musei, fiere». L’appello viene raccolto dal sindaco Giovanni Arena visibilmente spazientito dall’atteggiamento dal Polo museale del Lazio che gestisce Villa Lante, di proprietà dello Stato dal 2014. «Questa situazione non può più essere tollerata – sbotta il primo cittadino in consiglio comunale – Quel polmone verde che tutta l’Italia ci invidia, non può restare chiuso, eccetto che il sabato e la domenica per poche persone. Ne soffre Bagnaia e tutta la comunità viterbese. Ho avuto alcune rassicurazioni, devo dire sempre molto poco convinte, di un’estensione dell’orario di apertura, ma non è successo nulla. Il ministero deve assolutamente trovare le risorse. Le chiacchiere fin qui sono state fatte tante: pare che i soldi arrivino da tutte le parti, quando in realtà non arriva nemmeno per la sopravvivenza. Non vorrei giungere a fare muro contro muro. L’acqua di Villa Lante la paga il comune di Viterbo. Quindi o si apre la villa o chiudiamo l’acqua. Scriverò una mail ufficiale subito domattina, e cercherò di mettermi in contatto con il ministro. Non siamo più disponibili ad andare  avanti con questa situazione». Anche il consigliere comunale, Antonio Scardozzi (FdI) perora la causa: «Il 10 giugno abbiamo incontrato la dottoressa Gabrielli con l’assessore Marco De Carolis, per parlare dell’istituzione del biglietto unico – dice -. Riguardo a Villa Lante ci ha spiegato che il problema non è tanto il Covid, quanto il fatto che il parco non ha più i finanziamenti che provenivano dalle entrate di Castel Sant’Angelo.  Essendo scaduto il contratto per la manutenzione di parco e giardini, che costa 350 mila euro all’anno, hanno riaperto solo la parte relativa al prato. Si entra con la mascherina. Incredibile: andare a prendere una boccata d’aria in un parco pubblico con la bocca coperta dalla mascherina. Villa Lante è il Prato Giardino di Bagnaia. Franceschini le chiacchiere le fa tante, ma qui mancano i soldi. Così ci ha detto la dottoressa Gabrielli. Serve un intervento serio di Franceschini: ci sono solo 8 dipendenti per turni dalle 8.30 alle 19.30». A sostegno dell’apertura di Villa Lante interviene anche il consigliere comunale di opposizione, Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020): «Fanno bene i bagnaioli a considerarla il giardino di casa loro. Perché è questo che è. Fu donata all’allora comune di Bagnaia. Hanno diritto di usarla. Continuare a trattare Villa Lante come se fosse soltanto un bene culturale o di attrazione turistica è sbagliato, il ministro capisca che sta gestendo un bene che fa parte della vita quotidiana dei cittadini di Bagnaia e di Viterbo. Non deve essere trattato come un museo, perché non lo è».

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.