Viterbo, 6 giugno 2020 – Villa Lante chiusa: i bagnaioli in rivolta, pronti a occupare l’area verde se il 18 giugno i cancelli non riapriranno. Stamattina davanti all’ingresso sbarrato di uno dei gioielli rinascimentali più belli d’Italia, è infuriata la protesta. Un gruppo sostanzioso di cittadini ha levato la propria voce per chiedere la riapertura del parco, anch’esso inibito al pubblico durante l’emergenza Covid19. Al grido: «Riaprite la villa! riaprite la villa!» alcuni di loro si sono attaccati alle sbarre, scuotendole, mentre dietro di loro un gruppo nutrito di persone hanno levato un grido adirato di malcontento che serpeggiava tra i bagnaioli da diversi giorni. Il lockdown è terminato il 2 giugno, e se anche permangono alcune norme per scongiurare nuovi contagi, le aree verdi sono state riaperte. Non, però, quella di Villa Lante.

Un luogo che è parte importante non solo della storia, ma anche della vita di tutti i bagnaioli che in questo paradiso di verde sono soliti trascorrere il loro tempo libero. Villa Lante è anche una grande attrazione per i turisti e, dunque, stimolo per l’economia locale. Il protrarsi della chiusura, l’ha in un certo senso sottratta ai bagnaioli, che stamattina hanno deciso di farsi sentire. «Se il 18 giugno Villa Lante non sarà riaperta, siamo pronti ad occuparla», dice Mara Serafini, eletta, a suon di applausi, portavoce dei cittadini presenti. «Il 18 giugno, se sarà ancora chiusa, entreremo con tende, gas, tavolini, sedie, vino, acqua e porchetta e la occuperemo», ribadisce. Intorno una platea infervorata applaude sonoramente in segno di assenso. La data del 18 giugno per la riapertura l’ha comunicata stamattina l’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Viterbo, Marco de Carolis, dopo una telefonata con la direzione di Villa Lante che, di fronte alla protesta, si è attivata per dare informazioni. «Abbiamo il diritto di entrare», dice una signora di Bagnaia, Mara Serafini accanto a lei annuisce e conferma: «C’è lo statuto lasciato da Lante della Rovere per cui i bagnaioli devono entrare a Villa Lante».

Gli strali sono verso la sovrintendenza a cui compete la gestione della villa, ma anche l’amministrazione comunale non sfugge ai dardi della gente infuriata. Qualcuno se la prende con l’assessore alle frazioni, Elpidio Micci (FI): «Pensa sì e no a Grotte», dice un residente. Interviene nuovamente Mara Serafini per portare l’attenzione sull’erba alta: «Ci mancano solo i serpenti che ci entrano in casa». In diversi lamentano il degrado: «Sotto il ponte – dice un cittadino – ci sono siringhe, escrementi, guanti e mascherine gettate via, chi viene a pulire?». Mentre i cittadini elencano le loro lamentele, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Antonio Scardozzi, che nel frattempo si era allontanato per rispondere al cellulare, si riporta al centro del gruppo di persone e con voce trionfale annuncia novità: «La direzione di Villa Lante – dice – mi comunica che stanno lavorando per la riapertura, devono mettere il conta persone, ricevere le consegne dai fornitori, le apparecchiature per aprire in sicurezza. Secondo me, le cose, però, andavano fatte prima», dice Scardozzi, che a dimostrazione della neutralità delle sue dichiarazioni si lancia, poi, in un’aspra autocritica: «Anche noi, come comune di Viterbo, avremmo dovuto tagliare l’erba prima – dice il consigliere della maggioranza Arena – Per l’erba potrei anche uscire dalla maggioranza». Una posizione forte che incontra l’accordo di un’altra consigliera comunale di maggioranza presente oggi, accanto ai cittadini durante la protesta, Elisa Cepparotti della Lega: «Entrerò in consiglio comunale solo quando Bagnaia avrà una parvenza di decenza, altrimenti il mio voto non sosterrà la maggioranza». E se queste sono le dichiarazioni di due esponenti della coalizione di governo, figuriamoci quelle dell’opposizione: «Sono contenta che alcuni consiglieri di maggioranza abbiano finalmente preso coscienza della situazione in cui versa Bagnaia, e che loro stessi vivono tutti i giorni», dice Chiara Frontini, di Viterbo 2020 anche lei presente questa mattina. «Segnaliamo da tanti anni questa situazione che non è di oggi, ma si protrae da diverso tempo. Serviva un cambio di passo, ma ci doveva già essere stato. Oggi sono contenta di aver sentito dire a cittadini, bagnaioli, di smettere di credere ai partiti perché rappresentano la destra o la sinistra. Bagnaia è un vero gioiello e deve rientrare nel circuito turistico cittadino. O siamo in grado di allargare rispetto a Viterbo, coinvolgendo i territori degli ex comuni, o non saremo mai in grado di dare un futuro economico a queste realtà, partendo, ovviamente dal decoro urbano e dalla promozione turistica. Ad oggi su tutto questo – prosegue Frontini – abbiamo visto zero risultati da questa maggioranza. Qui, stamattina, due dei suoi esponenti si sono presi degli impegni, noi controlleremo che vengano rispettati».
Per Viterbo 2020 stamattina di fronte a Villa Lante anche il consigliere Alfonso Antoniozzi, residente, tra l’altro, proprio a Bagnaia: «Abito qui dietro – dice indicando Villa Lante -. Vedo i problemi di Bagnaia tutti i giorni. Da quando sono seduto in consiglio comunale, sento dire ‘faremo, diremo, vedremo’. Sulle linee di principio siamo anche d’accordo, ma vanno messe in pratica. Io sono più inca**ato di voi – dice rivolto ai cittadini presenti – perché sono seduto in consiglio comunale e ho l’illusione di poter partecipare a un cambiamento, ma non è vero. Tutto è come prima, se non peggio, e ogni stimolo che viene dato alla maggioranza riceve come risposta ‘faremo, diremo, vedremo’. Elisa Cepparotti rincara la dose lanciando una sfida al ministro Dario Franceschini: «Aveva detto che avrebbe dato molti soldi a Villa Lante, perché non torna qui oggi a farsi un selfie nello stato in cui è ridotta?». E Scardozzi: «Noi, come Comune, le nostre colpe ce le prendiamo, ma Villa Lante dipende dal ministero, sono caduti 100 metri di muro della fontana del Bacio, sono lì da un anno e mezzo, transennati, costa più la transenna che rifare il muro». A sostegno di Villa Lante anche l’ex consigliere comunale del Pd, Arduino Troili, che per sollecitare l’attenzione su Bagnaia ai tempi dell’amministrazione Michelini di centrosinistra, si rese autore di un gesto molto colorito: portare una sedia, simbolo della sua poltrona a Palazzo dei Priori, al focarone di Bagnaia, con la minaccia di bruciarla se non avesse ottenuto la dovuta attenzione sulla frazione. «Verso Villa Lante c’è molta noncuranza», dice Troili. Alla domanda se abbia sollecitato un’intervento tramite il Pd, partito a cui il ministro Franceschini appartiene, Troili alza le mani: «Ho fatto una capoccia così a tutti, da una parte gli entra dall’altra gli esce».






