Home Cultura 1893: la pioggia che sventò l’attentato alla macchina di santa Rosa
1893: la pioggia che sventò l’attentato alla macchina di santa Rosa

1893: la pioggia che sventò l’attentato alla macchina di santa Rosa

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Quest’anno il trasporto della macchina di santa Rosa sarà blindatissimo. In seguito agli eventi di Torino, la circolare emanata dal capo della polizia, Franco Gabrielli, ridisegna competenze e responsabilità distinguendo tra safety (responsabilità di Comune, vigili del fuoco, soccorsi, polizia municipale, prefetture, privati), e security, di competenza del questore. Saranno numerose le misure di sicurezza adottate quest’anno per la macchina, partendo da quella che ha avuto maggiore impatto mediatico, ossia l’allungamento del percorso in via Marconi, per distribuire su una superficie maggiore il flusso di folla previsto. Un accorgimento che con molta probabilità ha ridisegnato anche per i prossimi anni il percorso della macchina, assegnando oramai anche al tratto fino al Sacrario il carattere dell’ordinarietà.

Sicurezza richiesta anche dai tempi: gli attentati terroristici di matrici jihadista allungano con terribile puntualità una scia di sangue inarrestabile e indifferente alle frontiere che separano i paesi, tristemente accomunati dentro lo stesso fato di stragi e tragedie. E così, sullo sfondo della vita altrimenti piuttosto tranquilla delle nostre città, l’ombra del terrorismo sembra appostarsi, in agguato, per scrutare da lontano la ruotine quotidiana, i suoi momenti migliori, per balzarci dentro all’improvviso, e sconvolgerla. La minaccia terroristica segna i nostri tempi, eppure, anche in passato non sono mancati momenti di particolare tensione. Uno di questi per il trasporto della macchina fu il 3 settembre 1893.

Le cronache del tempo* raccontano che un violento acquazzone si abbatté sulla città nel pomeriggio, mentre i facchini effettuavano il rituale giro delle chiese. L’ acqua torrenziale danneggiò in alcuni punti la macchina, rovinando candele e cera. La pioggia trascinò anche via la rena messa sul percorso per uniformare il livello della strada. L’evento atmosferico di particolare violenza, sembrava avere tutta l’intenzione di  ostacolare lo svolgersi dell’evento, al punto che al costruttore, d’accordo con le autorità comunali, non restò che sospendere la manifestazione, tra lo scontento generale della folla. Di lì a poche ore si venne a sapere che “un gruppo di anarchici era pronto a far esplodere delle bombe rudimentali durante il trasporto”. Qualche tempo prima, secondo le cronache dell’epoca, “era stato arrestato un loro compagno, certo Bergamaschi: gli anarchici avevano scritto una lettera al delegato capo di pubblica sicurezza richiedendone il rilascio”, che non era avvenuto, da qui la decisione di intraprendere un’azione intimidatoria che avrebbe potuto provocare un autentico massacro.Gli attentatori avevano approntato delle bombe piuttosto fuori del comune per i tempi, con bottiglie di spumante piene di polvere da sparo e mitraglia, che avrebbero dovuto essere gettate sul percorso della macchina”. Le conseguenze sarebbero state devastanti, con danni e  vittime derivanti non solo dall’esplosione, ma anche dal diffondersi del panico tra la folla.

Fu la pioggia a sventare e far saltare il piano degli anarchici.  Le bombe, rimaste inutilizzate, furono in seguito scoperte e sequestrate dalla pubblica sicurezza.

Non esplosero gli ordigni, ma le polemiche. La storica testata cittadina “Il Corriere di Viterbo” a quel tempo pubblicò una lettera di Gaetano Cagni, forse un fabbricante di cera, indirizzata a Paolo Papini. Il testo diceva:  “Le colonne della vostra macchina sono alcune fine e snelle, altre pesanti e grosse; una pende a tramontana, un’altra a ponente […] I capitelli sono di stile barbaro e sembrano tanti marginali […] delle statue, alcune soffrono d’itterizia, altre di podagra; quella è zoppa da un piede, l’altra ha un occhio chiuso”. Insomma i tempi cambiano, ma ci sono cose che non passeranno mai.

 

Tiziana Mancinelli

info@quintaepoca.it

 

 

*La macchina di santa Rosa, tra cronaca e storia” di G. Falcioni.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.