Imposta di soggiorno e tiritera politica. Viterbo 2020: quasi un consiglio intero su emendamenti da ripresentare.
Viterbo – Ha senso discutere due volte la stessa cosa? E, soprattutto, ha senso portare avanti una discussione per modificare una cosa che non può essere modificata? Per il comune cittadino probabilmente no. Per alcuna politica, invece, un senso c’è. Ed è tutto suo. Anche se vuol dire appesantire la macchina amministrativa, allungare i tempi, allontanare la conclusione delle pratiche, la chiusura delle sedute, di commissioni, di consiglio, pagate dai contribuenti. E così l’ “Imposta di soggiorno”, che figura tra le entrate in bilancio, da regolamento viene discussa due volte: una prima, a parte, e una seconda dentro il bilancio con le altre voci. Uno stratagemma ideato dalla ex amministrazione Michelini. A detta degli stessi consiglieri comunali, di oggi e di ieri: “Per permettere a una parte della ex maggioranza di controllare l’altra parte di ex maggioranza“, cioè quella che gestiva l’imposta di soggiorno. E, così, quest’ultima, secondo il regolamento approvato nel corso Michelini, prima deve essere portata in commissione, poi in consiglio, dove ci passa due volte, la prima da sola, la seconda nel corso dell’esame di bilancio con tutte le altre entrate. Un iter rocambolesco che anche con la nuova amministrazione, in assenza di modifiche del regolamento, ha prodotto una serie inutile di sedute, con relativi gettoni di presenza e corrispondenti costi di funzionamento della macchina comunale. L’imposta di soggiorno ha richiesto, tra ritardi, dimenticanze, disguidi degli uffici ben tre sedute di commissione consiliare in cui è stata discussa la relativa delibera, e una seduta di consiglio comunale. Un cammino alquanto sofferto, alla fine del quale si è scoperto che la delibera non poteva essere emendata, cioè modificata. Se questo fosse avvenuto, infatti, il bilancio depositato e pronto per arrivare in consiglio comunale entro il termine stabilito dal Prefetto che ha già diffidato il Comune da ulteriori ritardi, sarebbe dovuto nuovamente tornare agli uffici per essere aggiornato con le modifiche apportate alla delibera sull’imposta di soggiorno. Per questo il parere negativo della responsabile del servizio finanziario a tutti gli emendamenti presentati. “La delibera, per ragioni contabili, non poteva essere emendata – dice lo stesso Massimo Erbetti (M5S) in opposizione -. Tutti gli emendamenti presentati, avevano parere negativo contabile. Si potranno emendare, però, i capitoli di spesa dell’imposta solo in sede di approvazione di bilancio”. Della stessa opinione Alvaro Ricci (Pd) e Lina delle Monache (Impegno Comune). Da qui la decisione di buon senso di gran parte dell’opposizione di rinunciare alla presentazione degli emendamenti nella seduta di venerdì, sapendo a priori che non sarebbero stati accolti in quella sede, risparmiando ore di inutile discussione, ed evitando di ripetere due volte le stesse cose, visto che gli emendamenti, per essere eventualmente recepiti, dovranno necessariamente essere presentati in sede di approvazione del bilancio. A prendere una decisione diversa Viterbo 2020. “L’opposizione ha diritto a raccontare la propria idea di città?”, dice Chiara Frontini. Certamente sì. Magari, però, farlo una volta sola, anziché ripeterlo in due sedute successive, in una delle quali si sa già che quell’idea di città non può essere recepita, come detto dalla responsabile del servizio finanziario, avrebbe allontanato quella sensazione di una politica con più fronzoli e meno concretezza, più dedita a parlare che a fare, più a pavoneggiarsi in vetrine mediatiche che a conseguire il risultato. Ad ogni modo Viterbo 2020 la sua idea di città l’ha raccontata, come vuole il dibattito democratico e il regolamento, per quanto assurdo. La promozione turistica per il gruppo di Frontini passa, tra le altre cose, per web influencer, mostre, videogames e fiabe. Negli emendamenti di Viterbo 2020 ci sono 628 mila euro dedicati a mostre multimediali permanenti con tema: “La Papessa Olimpia”; “Sebastiano e Michelangelo”; “La città delle donne”, “Cum Clave”, mostra di arte contemporanea internazionale. Temi interessanti. Anche se l’accoppiata Sebastiano Michelangelo, da sola, non è riuscita a trainare turisti a Viterbo nemmeno passando dalla National Gallery. Evidentemente serve una marcia in più, e resta veramente difficile pensare che possa dargliela qualche web influencer, che Viterbo 2020 vorrebbe pagare 38 mila euro; e nemmeno, se non per un colpo di fortuna, un videogioco ambientato nella Viterbo medioevale per cui vorrebbero spendere 84.800 euro. Un’attenzione particolare negli emendamenti è stata dedicata a “Sant’Angelo Paese delle Fiabe”: un festival letterario (25.000,00); un festival di teatro per ragazzi (38.000,00) cartellonistica 6.100,00. Emendamenti pure per itinerari turistici specifici. E uno per rendere fruibile la torre di Bagnaia che sembra, tra tutte, la cosa forse più concreta, anche in termini di un ritorno reale in termini di turismo. Viterbo 2020 ha proseguito la sua maratona solitaria sui 21 emendamenti nella seduta di venerdì. Bocciati. Ora Viterbo 2020 se vuole veramente cercare di farli recepire in bilancio, dovrà ripresentarli nella prossima seduta, quella dove possono essere accolti essendo in fase di modifica di bilancio. Come già si sapeva, del resto, fin dall’inizio. E la discussione sarà riproposta per la seconda volta. Tale e quale. Le stesse cose. Magari qualcuna in meno. Ma i medesimi argomenti. La tiritera della politica. Come la vede l’uomo della strada, il cittadino comune. Con quel senso tutto suo, che si riflette capovolto nell’immagine visiva dell’ordinario sentire, per cui si arriva pure a presentare un emendamento per poi non votarlo, perché è prioritario uscire dalla sala e far mancare il numero legale. “Siamo stati ostaggio di 21 emendamenti di Viterbo 2020 – scrive il consigliere della Lega, Valter Merli, su Facebook – Emendamenti presentati e nemmeno votati da chi li ha presentati, dato che uscivano per far mancare il numero legale”. Tattica politica. Lecita. Che certo non serve al cittadino. Forse per cambiare la città c’è bisogno di qualcos’altro. Sicuramente di più concretezza. E l’assessore al turismo, De Carolis, con quei 38 mila euro sui servizi igienici, e 19 mila euro sulle panchine, a modo suo, sicuramente migliorabile e per certi versi anche discutibile, ci ha provato ad esprimerla.
Tiziana Mancinelli
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