Viterbo – Viterbo sanguina. Una ferita profonda. Nell’anima della città, che stasera ha cercato conforto nell’unico luogo capace di infonderle la forza necessaria a chiudere quella crepa che si è aperta nelle certezze di una città, dove “non accadeva mai nulla”. Ma qualcosa è cambiato. Prima l’operazione Erostrato, che ha portato alla luce una presunta organizzazione mafiosa, poi il presunto stupro in un locale in via Sallupara, e, infine, l’omicidio di Norveo Fedeli, 75 enne colpito a morte nel suo negozio di via San Luca. Episodi tra loro non collegati. Finora. Perché dopo che quell’oggetto di metallo, forse uno sgabello, si è abbattuto sul povero Fedeli, lasciandolo in una pozza di sangue, un legame c’è: ed è la rabbia e la paura che attraversa la cittadinanza. Tutta. Per tutto quello che è successo nello spazio di qualche mese. La notte che scende dietro le mura medioevali non è più trasparente, è una cortina vischiosa dove potrebbe celarsi di tutto. E così stasera la città ha sentito la necessità di ritrovarsi, di stringersi, di prendersi per mano, proprio come fanno i facchini, perché solo così, uniti, gli uni agli altri, forse si può sostenere lo sguardo terribile di quella malvagità che improvvisamente scoperto la città di Viterbo. Alle 21,30 molti cittadini si sono incontrati a piazza del Plebiscito e hanno sfilato per le vie del centro storico, in un corteo silenzioso, proposto da Chiara Frontini e raccolto dall’amministrazione comunale. Sono passati davanti al negozio di Fedeli, ricoperto di fiori, per recarsi infine, là, nell’unico luogo dove la città può di nuovo guardarsi in faccia e riconoscersi: il santuario di santa Rosa. Solo qui, può cancellare quel volto deturpato dalla violenza inflitta quasi come un castigo che ha girato sui media di mezzo mondo. Al centro dell’altare: il cuore di Santa Rosa. Un cuore che è stato fisicamente fragile, eppure capace di sprigionare una forza senza limiti: l’amore per la città. “La violenza di qualsiasi genere non appartiene al sentire profondo della nostra città – ha detto il vescovo Lino Fumagalli -. Ci impegniamo tutti ad essere costruttori di un mondo non violento. Di una società fondata sul rispetto della persona. Tutti possiamo sentire dentro di noi, nel nostro cuore e nella nostra mente, la voce della coscienza che ci dice ‘tu sei fatto per fare il bene e per evitare il male‘. Ma troppo spesso stili di vita egocentrici sopiscono il dettame della coscienza. Proprio perché amiamo Viterbo, seguendo l’ esempio di Santa Rosa, che questi fatti così tristi e inconcepibili ci aiutino a migliorare, a trovare uno stile di vita nuovo, a riscoprire i valori fondamentali di amore e rispetto, di coesione”. Il vescovo si interroga sulle “soluzioni per evitare certi episodi avvenuti dentro un quartiere della nostra città. Certamente una maggiore presenza forze dell’ordine è utile, ma il problema lo risolviamo solo ritornando a uno stile di vita diverso, ascoltando la voce della coscienza, e rispettando la dignità delle altre persone. C’è tanta rabbia e tanta paura. Sono cattive consigliere, e vanno esorcizzate con una presenza attenta e solidale dell’intera comunità. Chiediamo a Santa Rosa che ci aiuti in questo e ci sostenga nel cammino non semplice e non facile verso un futuro migliore”.



