Viterbo – Non ha precedenti sul territorio italiano, dove è arrivato da soli due mesi. Gli inquirenti sono a lavoro e presto se ne potrà sapere di più. Quel che si conosce, intanto, è che il presunto omicida, cittadino americano, residente in Kansas, nato nella Corea del Sud sarebbe arrivato in Italia regolarmente in aereo da un aeroporto europeo. A Capodimonte aveva rapporti veramente minimi. Conosceva pochissime persone. “Non aveva il suo centro di interessi nell’area del negozio, non ci risulta che frequentasse stabilmente Viterbo – spiega il procuratore capo Auriemma –, Risiedeva e frequentava Capodimonte. Purtroppo l’azione criminosa è stata molto violenta, ma la tensione che si è ingenerata nella cittadinanza, pur giusta e comprensibile, deve rientrare. Non è stato quello che si è figurato in un primo momento, erroneamente, nell’immaginario collettivo. Non si è trattato di un soggetto arrivato sul territorio all’improvviso e in modo illegittimo. È entrato in Italia in un modo che non poteva destare alcun sospetto: se si entra attraverso un aeroporto, lo si fa con regolari documenti. È un soggetto tecnicamente extracomunitario”, sottolinea Auriemma riguardo ai più complessi controlli che le forze dell’ordine dovranno fare in questi giorni attivando un canale con paesi stranieri. “La gravità dell’episodio è sotto gli occhi di tutti – rimarca -, ma è un fatto circoscritto, non può essere collegato ad altri episodi di violenza”. In altre parole “non fa parte di una macro categoria riconducibile a soggetti che possono delinquere”. In altre parole il soggetto sarebbe scollegato, almeno per quello che si sa finora, dall’area “calda” di San Faustino. Ancora da chiarire le motivazioni che lo hanno portato in Italia e, in particolare, a Capodimonte. “Non ci risulta che lavorasse – dice Auriemma – Conosceva di fatto pochissime persone che sono state individuate e sentite. Si sa che è arrivato dalla comunità europea, ma bisogna vedere se è stato solo un passaggio”. Il fermato non parlerebbe una parola di italiano, tanto che sarebbe stato necessario “nominare un interprete”. Si presentava come un grafico pubblicitario. Una passione sfrenata per gli abiti firmati, che, secondo gli inquirenti, costituirebbe il movente dell’omicidio che avrebbe commesso nel negozio di via San Luca. Si sarebbe recato qui per acquistare de vestiti, non potendoli pagare, sarebbe nata una discussione sfociata poi in tragedia.