“Un soggetto fondatamente pericoloso, la nostra priorità era trovarlo”. È quanto dichiara il procuratore capo, Paolo Auriemma, all’indomani dell’ individuazione del presunto omicida di via San Luca, avvenuta a meno di 24 ore dall’evento delittuoso che ha tolto la vita a Norveo Fedeli, storico commerciante del centro storico, nel suo negozio venerdì scorso. Un’azione rapida, portata a segno grazie a una collaborazione a tutto campo tra le forze dell’ordine: polizia, carabinieri, a cui si è aggiunta, visto il caso anche la Guardia di Finanza. Chi ha computo il delitto ha messo in atto “un’azione criminosa molto, molto, molto violenta – spiega Auriemma – le modalità del fatto illuminano l’indole del suo autore”.

Una ricerca che è partita dalle immagini registrate da una telecamera. Su di essa gli inquirenti non rilasciano altre dichiarazioni. Restano rigorosamente abbottonati. Quelle immagini, però, sono state subito diramate, la sera stessa del presunto omicidio, a tutte le forze di polizia. Ed è in questo passaggio che arriva la svolta. “Tutto è partito dall’intuito di due carabinieri della stazione di Capodimonte che vivono il territorio quotidianamente”, racconta il comandante Guglielmo Trombetta. “Sono loro ad aver detto al comandante di stazione ‘maresciallo io questa persona l’ho vista’. L’uomo era stato fermato un mese e mezzo prima per un comune controllo – prosegue Trombetta -. Non capita tutti i giorni un cittadino americano, nato in Corea, giunto qui da pochi mesi. Aveva suscitato la curiosità del comandante di stazione che cerca di conoscere più possibile gli abitanti del suo territorio. Così, quando sono state divulgate le immagini, i carabinieri hanno riconosciuto il soggetto, e il comandante ha attivato la sua catena di comando. Siamo, poi, subentrati noi del reparto operativo per espletare l’attività tecnica più specializzata”. L’uomo è stato quindi “incrociato mentre camminava nel centro di Capodimonte, e portato in caserma -. Qui – prosegue Trombetta – è stato sottoposto a perquisizione e sulla sua persona abbiamo rinvenuto gli stessi occhiali da sole ripresi dalle telecamere. La perquisizione, poi, è stata estesa al luogo dove dormiva, dove era domiciliato, ed è stata trovata anche la refurtiva: il portafogli con i soldi sottratti alla vittima, insieme ai documenti e alcuni capi di abbigliamento.

Abbiamo trovato anche la carta di credito con cui aveva cercato di fare transazioni non andate a buon fine. “L’uomo aveva cercato di fare degli acquisti nel negozio di Fedeli anche martedì e giovedì con una carta di credito che non aveva sufficiente denaro e che poi era stata bloccata“, dice il comandante della mobile Moschini. “L’uomo aveva anche dei piccoli tagli uno sulla mano e uno sul viso, probabilmente a seguito di una colluttazione. Leggere tracce di sangue sulle scarpe”, aggiunge Trombetta. Il provvedimento di fermo emanato è per i reati di “omicidio volontario e rapina – spiega Auriemma – contestata quest’ultima per i beni esportati all’esito dell’azione delittuosa”, avrebbe portato via “anche il cellulare della vittima. Non sappiamo perché lo abbia portato con sé, aspettiamo quello che lui riterrà di dire al gip”. Il cellulare della vittima sarebbe stato abbandonato, subito dopo il fatto, in fondo a una scalinata nel vicolo retrostante l’ingresso del negozio. In queste ore si sta anche cercando di capire di più del soggetto fermato. Non risulterebbero precedenti sul territorio italiano. Le ricerche degli inquirenti sono appena iniziate e il quadro potrebbe cambiare nelle prossime ore: le forze dell’ordine sono a lavoro per capire se ci sono precedenti nei paesi di provenienza dell’uomo. “Nonostante la capacità delle nostre forze dell’ordine – spiega Auriemma – non c’è un archivio che possa dare in un tempo così rapido una risposta così completa. È un soggetto tecnicamente extracomunitario, non sappiamo da dove viene, è arrivato tramite un aeroporto europeo, ma non sappiamo se la comunità europea sia stata solo un passaggio. Aspettiamo la ricostruzione dei fatti che farà davanti al gip. Noi abbiamo ricostruito che è stata un’azione violenta e aggressiva”. Per capire di più sul passato dell’uomo fermato sarà, quindi, necessario aprire dei canali con paesi esteri. L’uomo sarebbe entrato nel locale di Fedeli per “comprare dei beni di abbigliamento tipici di quel negozio. Gli importi sugli scontrini erano di qualche centinaia di euro – dice Auriemma – non sappiamo per chi comprasse questi vestiti, sono stati ritrovati in sede di perquisizione”. Secondo le telecamere l’uomo sarebbe entrato nel negozio vestito in un modo e uscito in un altro. “È chiaramente ipotizzabile che l’uomo si sia cambiato all’interno del negozio per non essere riconosciuto all’uscita. Una parte degli indumenti è stata portata via”, mentre “un’altra parte – questo lo dice il capo della squadra mobile Moschini – è stata rinvenuta sul luogo della scena del delitto”. Non si sa, però, di che genere di indumento si tratti.
Auriemma sottolinea lo zelo e la professionalità con cui le forze dell’ordine hanno operato: “Le fotografie erano a disposizione delle forze dell’ordine con indicazione di non diramarle. Se fossero state pubblicate, ci sarebbe potuto essere un rischio di incolumità personale di qualsiasi soggetto sul territorio. Le foto, invece, sono andate in mano a seria polizia giudiziaria e non sono uscite se non dopo il momento in cui il soggetto è stato fermato. Non è facile che delle fotografie date a un numero ampissimo di ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, non siano uscite se non fino all’individuazione del soggetto. Questo è motivo per noi di orgoglio della capacità organizzativa della polizia. Se fossero state divulgate prima, si sarebbe rischiato l’inquinamento delle prove, creando confusione da parte di chi non è un professionista delle indagini, anche se saremmo riusciti a filtrarle, ma la nostra preoccupazione più grande era che nessuno rischiasse niente, e che la polizia giudiziaria facesse il proprio dovere di ricerca, coordinando diverse forze di polizia, polizia di stato carabinieri, e guardia di finanza in questo caso”.
————————————————-
Presunzione di innocenza
Il sistema penale italiano si fonda sulla presunzione di innocenza riconosciuta all’articolo 27 della Costituzione italiana, per cui una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Un indagato è solo una persona nei confronti della quale si svolgono delle indagini preliminari in un procedimento penale.