Violenza sessuale su due bambine, si indaga su altri episodi. Salvini: “Pakistano protetto in Italia perché dichiaratosi gay”.
Viterbo – Grazie alla denuncia dei genitori, il presunto molestatore di due bambine di 11 e 13 anni ha un volto. All’alba di sabato mattina la squadra mobile ha tratto in arresto un pachistano, residente a Viterbo, con regolare permesso di soggiorno. E qui, si è registrato, ieri, anche l’intervento duro del ministro dell’interno, Matteo Salvini (Lega). Il pakistano, infatti, si sarebbe visto “rifiutare la protezione umanitaria dalla commissione territoriale in un primo momento. L’uomo, poi, avrebbe presentato ricorso e il tribunale di Firenze gli avrebbe concesso il permesso di soggiorno. Arrivato sul territorio italiano nel 2014, avrebbe ottenuto la protezione umanitaria dichiarandosi omosessuale“. Questa la ricostruzione dei fatti da parte del Viminale in una nota stampa. Salvini promette pugno duro, nel caso in cui le accuse sulla presunta violenza sessuale sulle due minorenni, dovesse trovare conferma. In cima alla pagina Facebook del leader della Lega campeggia un post dedicato ai fatti di Viterbo: “Il pachistano arrestato a Viterbo per aver violentato due bambine, era in Italia grazie a un giudice di Firenze che gli aveva concesso la protezione in quanto omosessuale e dunque perseguitato nel suo Paese d’origine. Pazzesco.
Capite che c’è qualcosa che non va? Io non mollo, io continuo a lottare per leggi che contrastino il business dell’immigrazione clandestina, ma se qualche magistrato vuole fare politica lasci la toga e si candidi.
Intanto, grazie al Decreto Sicurezza di quel cattivone di Salvini questo delinquente potrà essere espulso“. Lontano dai riflettori, intanto, prosegue il lavoro certosino da parte di Polizia e Carabinieri. L’inchiesta potrebbe, infatti, riservare altri colpi di scena. Il presunto molestatore di minorenni che avrebbe cercato di compiere ben due violenze sessuali nello stesso pomeriggio a distanza di tre ore l’una dall’altra, potrebbe, infatti, aver tentato di fare lo stesso con altre piccole vittime che non hanno ancora avuto ancora il coraggio di denunciare. Si starebbe anche indagando su altri episodi simili accaduti sempre nel centro storico, ai quali non si è riusciti ancora a dare un volto per mancanza delle telecamere. Nei prossimi giorni, o addirittura ore, l’inchiesta potrebbe aprire nuovi scenari e riservare clamorosi ulteriori colpi di scena. Decisiva, a questo punto, però, potrebbe rivelarsi proprio la collaborazione di chi è rimasto, suo malgrado, coinvolto in una simile situazione, ma ancora non ha trovato il coraggio di denunciare.