Roma – Sarà un Ferragosto rovente per il governo giallo verde. Il leader della Lega non usa mezzi termini: “Deputati e senatori alzino il c..o e vengano in Parlamento, anche la settimana di Ferragosto, se serve. Chi non viene è perché vuole tenersi la poltrona. I parlamentari della Lega sono pronti a venire in Aula lunedì e poi anche sabato e domenica”. L’appuntamento è di quelli che resterà cerchiato in rosso nella storia. Parlamentarizzare la crisi di governo che oramai sembra irreversibile. “L’Italia non ha bisogno di Signor No, l’Italia ha bisogno di sì, di certezze e di un governo che faccia le cose. Andare avanti così, tra no e litigi è impossibile”. Il riferimento di Matteo Salvini è chiaramente a una certa politica, a suo dire contraria, dei punti cardine del programma e dell’ideologia leghista, a partire dalle grandi opere, passando per la tassa piatta e finendo per l’immigrazione. “Non si può governare così, le differenze con i Cinque Stelle sono troppe – dice Salvini – sulla politica interna su quella estera e sull’economia. I Cinque Stelle si sono trasformati nel partito del “no”. Incapace di comprendere quello di cui ha bisogno il Paese. “Non c’entrano niente i rimpasti. Dopo questo governo che pure ha fatto tante cose buone c’è solo il voto”. Salvini, quindi, invoca le urne e già da Ferragosto l’atto finale dell’esperienza giallo verde potrebbe già segnare le sue prime battute. Sciogliendo le camere a ridosso del 15 agosto, infatti, si potrebbe già andare al voto a ottobre. “L’ho ribadito oggi al presidente Conte – dice Salvini – andiamo subito in Parlamento a prendere atto che non c’è più un maggioranza, come dimostra il voto sulla Tav e i ripetuti insulti a me e alla Lega da parte degli alleati. Ridiamo subito la parola agli elettori”. Non l’ha presa bene il presidente Giuseppe Conte, “Non spetta al ministro dell’Interno convocare le Camere, né decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono altri attori istituzionali – replica il presidente del consiglio nella notte -. A lui spetterà spiegare al Paese le ragioni che lo inducono a interrompere l’azione del governo”. Contrariato Conte pure sulla definizione di “governo del no”. “Questo governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Questo governo non era in spiaggia – ribatte Conte lanciando una stilettata a Salvini impegnato in questi giorni nei tuoi sui litorali -. Non accetto che venga sminuita la dedizione con cui ministri, viceministri, sottosegretari, insieme a me, hanno lavorato”. Ma la posizione della Lega pare oramai irreversibile. “Sfidiamo i parlamentari a venire in aula la settimana prossima”, dice Salvini. L’obiettivo è accelerare i tempi della crisi per andare subito al voto. Prospettiva poco gradita ai Cinque Stelle, che nelle ultime ore, però, hanno dovuto prendere atto della determinazione dell’alleato a scrivere l parola “fine”. “Qualcuno vuole che il governo cada oggi – dice Di Maio -. Bene, noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro”. Di Maio vorrebbe incassare la riforma sul taglio dei parlamentari: “A settembre c’è la riforma fondamentale del taglio definitivo di 345 parlamentari. È una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto”. Ma la riforma del taglio sui parlamentari potrebbe allungare i tempi per il ritorno alle urne, e far tentennare i tanti parlamentari che dovranno votare il loro ritorno a casa, con una minore certezza di tornare in Parlamento”. Intanto Matteo Salvini dai palchi dei comizi già parla dell’imminente campagna elettorale: ” Chiedo agli italiani di darmi pieni poteri per fare quello di cui il Paese ha bisogno”. Lancia, quindi, la sua candidatura a premier del prossimo governo. Con i sondaggi che danno la Lega vicina al 40%, Salvini potrebbe anche essere l’unico azionista: “Non ho nostalgia del passato – dice Salvini riguardo al vecchio schema del centrodestra con Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia – se mi metto in gioco lo faccio da solo, tranquillo e a testa alta. Poi potremo scegliere dei compagni di viaggio…”. Un’esternazione che lascia intravedere una Lega che si presenterà da sola al giudizio degli italiani con i suoi cavalli di battaglia: sicurezza, immigrazione, tassa piatta, grandi opere, sui quali non cercare più mediazioni con alleati di governo che non ne condividono la visione.