Home Nazionale Governo, ore di fuoco. Tutti in aula a carte scoperte: chi vuole il voto, chi il governo tecnico.
Governo, ore di fuoco. Tutti in aula a carte scoperte:  chi vuole il voto, chi il governo tecnico.

Governo, ore di fuoco. Tutti in aula a carte scoperte: chi vuole il voto, chi il governo tecnico.

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Roma – Sul proprio fronte ognuno sta imbastendo la propria tattica. Così bene che la partita del governo sembra oramai diventata un gioco a dadi. E il dado, stavolta, è il tempo. Se la crisi avrà tempi tecnici compatibili con il voto a ottobre oppure no. Sul fronte leghista il leader, Matteo Salvini, tiene costantemente il piede premuto sull’acceleratore,  Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, una parte consistente di esso, stanno tirando il freno a mano, cercando di fermare un “Carroccio” lanciato a tutta velocità verso le urne e il voto a ottobre, deciso a buttare giù ogni barriera che lo potrebbe separare dal voto: pure la remora di ritornare al “vecchio”, cioè siglare un’alleanza con Fratelli d’Italia e Forza Italia, diventate, oramai, determinanti per i voti necessari alla sfiducia a Conte, soprattutto dopo l’apertura del gruppo renziano, il più consistente all’interno del Pd, al Movimento Cinque Stelle per la formazione di un governo tecnico. Un’accoppiata che fa contorcere di dolore l’elettorato di ambo le parti, dopo gli insulti volati tra gli uni e gli altri. Ma la posta in gioco è alta. Tornare al voto, rischiando di sparire nelle urne, o restare in sella. Ed ecco pronta la “medicina” per far digerire l’amara pillola agli elettori Cinque Stelle e Pieddini. “Il taglio dei parlamentari”. Di Maio (M5S) lo vuole a tutti i costi adesso. Sulla sua pagina dà la notizia: “Novità in vista. Sono qui con Francesco D’Uva, il nostro capogruppo alla Camera dei Deputati  scrive Di Maio – Abbiamo appena inviato al Presidente della Camera la nostra richiesta per calendarizzare urgentemente in Aula il taglio di 345 parlamentari. Sono veramente orgoglioso del MoVimento 5 Stelle, questa richiesta porta la firma di tutti e 215 i nostri deputati. Vediamo cosa succede oggi alle 18 in conferenza dei Capigruppo e in quanti saranno pronti a sostenere la nostra proposta sul taglio dei parlamentari”. Richiesta di calendarizzazione alla velocità della luce: approvare il taglio dei parlamentari significherebbe allungare il brodo del voto al 2020. Un modo impeccabile per “rinviare” le urne di un anno, forse anche di più. Ma soprattutto un modo per ritrovarsi “casualmente” seduti insieme al tavolo dalla stessa parte con il Pd, richiamati all’unità non dall’inciucio, ma dalla forza inevitabilmente attrattiva di un provvedimento spendibile elettoralmente come un colpo alla “casta”. Di Maio ha smentito: “Nessuno intende sedersi al tavolo di Renzi”. Ma sul tavolo la proposta del taglio dei parlamentari c’è. E se qualcuno si sederà,  da solo, non sarà di certo cacciato. Ed ecco il governo tecnico. L’operazione pare concretamente in corso,  sotto l’aurea nobile del taglio alla casta.  Così come dall’altra parte la Lega è oramai lanciata a tutta velocità verso le urne. A costo di travolgere tutto sulla strada. Pure le ferie. Chissà, infatti, che l’apertura della crisi a Ferragosto non sia stata poi così casuale. In una partita destinata ad essere giocata fino all’ultimo voto, qualche parlamentare che non riesce a rientrare dalla vacanza potrebbe pure fare la differenza. Ma lo scopo oggi della Lega è ancora più significativo. Vedere se in senato uscirà allo scoperto una maggioranza M5S e Pd già da oggi, proprio sul voto dei tempi della crisi. L’aula decide, infatti, il calendario dei lavori. Più in particolare se Conte debba presentarsi in senato per la sfiducia il 20 agosto, come deciso ieri dalla conferenza dei capigruppo, o il 14 agosto come vorrebbe Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. La parola passa all’aula proprio perché tra i capigruppo non c’è stata unanimità sulla data del 20 agosto. Oggi, quindi, in senato la conta dei parlamentari. Se ci sarà una maggioranza che voterà per il 20 agosto, all’orizzonte prenderà concretamente corpo l’ipotesi di un governo tecnico.  Se non ci sarà, le urne saranno più vicine. E Conte dovrà presentarsi in senato il 14 agosto, muovendo il primo passo verso il voto anticipato a ottobre. I pronostici sono tutti aperti.  Il Pd spaccato oscilla tra il voler dare l’appoggio a Di Maio per un governo tecnico (area Renzi) al ritorno alle urne subito (area Zingaretti). C’è poi da considerare eventuali fratture all’interno di ogni partito a favore del sì o del no al voto, o anche delle alleanze che potrebbero formarsi nelle prossime ore che potrebbero non andare giù a tutti. Da qui la speranza di Salvini che anche una parte dei grillini possa prendere le distanze da un’alleanza con il Pd. E su tutti, però, aleggia lo spettro di poter anche non ritornare in parlamento a  solo quattordici mesi di un’avventura che li ha proiettati ai massimi vertici della politica. Intanto un Matteo Renzi tornato a lucido in questi giorni lancia a Salvini il guanto della sfida a poche ore dall’appuntamento in aula. “Salvini ha chiesto il voto in aula – scrive sulla sua pagina Facebook –  Ma è stato un errore clamoroso perché se si vota Salvini perde. Lo conosco e credo che Capitan Fracassa stia cercando una scusa per non votare. Farà di tutti per non votare. Perché il tabellone deirisultati di oggi gli farà molto male. Molto“.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.