Home Cronaca Immigrati in via Bianchi, i genitori: “State creando un ghetto”, Fioretti: “Ariecco Caffeina”
Immigrati in via Bianchi, i genitori: “State creando un ghetto”, Fioretti: “Ariecco Caffeina”

Immigrati in via Bianchi, i genitori: “State creando un ghetto”, Fioretti: “Ariecco Caffeina”

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“La Prefettura sta creando un ghetto”, è il grido di una delle mamme riunite nell’aula magna dell’Istituto Grandori del Salamaro durante l’assemblea con la dirigente scolastica, Marina Marini, convocata per fare il punto della situazione sull’arrivo dei richiedenti asilo in via Emilio Bianchi. La Marini usa diplomazia, “una botta al cerchio e una alla botte”: da una parte ci stanno i genitori, moltissimi sul piede di guerra, qualcuno favorevole all’integrazione di massa, e uno, il signor Vasco Araldi, che suggerisce di comprare le tende ai rifugiati per le finestre del palazzetto rimesso a nuovo per diventare un Cas, centro di accoglienza straordinaria. Dall’altra parte ci sono le istituzioni e le regole di “buon vicinato”. “Il sindaco ci ha detto di lavorare insieme con un progetto, l’ha chiamato “Guardianeria” – dice la Marini riferendo alla platea del suo incontro con il primo cittadino avvenuto lunedì scorso –  ha chiesto alla Prefettura – prosegue – se è stata disposta la vigilanza in via Emilio Bianchi, poi ha chiamato il Questore per chiedere un’intensificazione dei controlli con tutte le forze dell’ordine. Noi, però, abbiamo ribadito le nostre perplessità perché a nostro avviso via Emilio Bianchi per accogliere quel numero di migranti non è strategicamente opportuna”. Attualmente le persone presenti all’interno dell’edificio sarebbero 39, tutte donne e bambini, stipati, sembrerebbe, in pochi metri di spazio, e iniziati ad arrivare da sabato scorso in via Emilio Bianchi. L’immagine di Carabinieri e Polizia che piantonano la ristretta strada che da via Matteotti conduce al Sacrario, tratto urbano su cui si aprono ben quattro scuole con bambini e ragazzi da tre a quattordici anni, dovrebbe rassicurare tutti. E invece no. Si ottiene la deflagrazione dell’ira sopita dietro il dibattitto composto. La esprime Emanuele Fioretti, padre di uno degli alunni della De Amicis e direttore dell’asilo nido Unitus che grida: “Oggi ho trovato i Carabienieri all’inizio e la Polizia alla fine di via Emilio Bianchi. Io così non ci voglio stare, ma che stiamo in un ghetto? Con il Centro di accoglienza lì, abbiamo completato un triangolo infuocato: San Faustino, Sacrario e via Emilio Bianchi. È un problema di ordine pubblico – incalza Fioretti –  Comune e Prefettura non possono prendere in giro le persone. Lo sapevano già da tempo che lì sarebbe nato un centro per immigrati. In una zona ad alto rischio come quella portarci 39 donne, a prescindere dalla scuola, crea un problema enorme. C’è poi un discorso legato alla viabilità In via Emilio Bianchi, quando piove, non si riesce nemmeno a passare con un carrozzino”. “Cosa vi devo dire? – grida la Marini – mi hanno preso per i fondelli. Fino a sabato scorso, quando sono arrivati i rifugiati, non sapevo nulla. Quando mi hanno detto che erano lì, mi sono recata sul posto per rendermi conto dell’entità della situazione. Ero molto arrabbiata, anzi no, molto dispiaciuta della non considerazione nei nostri confronti. Ho parlato con il vice sindaco Luisa Ciambella, che mi ha detto che il Comune non sapeva nulla,  perché le buste sono state aperte venerdì nel tardo pomeriggio, e la procedura compete alla Prefettura, l’ente locale non ha nessun tipo di competenza”. Di quali buste parla la Marini? Quelle pervenute con le proposte degli operatori partecipanti al bando? Perché se così fosse, l’apertura delle buste dovrebbe essere seguita dalla procedura amministrativa che porta all’aggiudicazione del servizio di accoglienza, che non può essere avvenuta nella notte tra venerdì e sabato mattina, giorno indicato dalle varie testimonianze come quello di arrivo dei rifugiati in via Emilio Bianchi. Di certo la Marini non sapeva nulla di quanto stava per accadere. “Ho cercato  di prendere informazioni per via istituzionale – dice –  il protocollo della mia richiesta alla Prefettura è datato 19 settembre. Ma fino a sabato non ho mai ricevuto alcuna risposta. C’erano solo dei rumors. Avevo visto che si stavano facendo dei lavori nel palazzetto. Ho ricevuto una foto di tanti materassi là dentro. Finché sabato mattina mi arriva un messaggio dal dott. Calabrò: sono arrivati gli immigrati. A questo punto la Marini fa un passo indietro nel suo racconto: “Avevo avuto un contatto telefonico informale con il sindaco Michelini, al quale spiegavo nuovamente le nostre perplessità e ricevevo delle rassicurazioni, insieme alla raccomandazione di non creare allarmismo. Lungi da me. Abbiamo sempre e solo cercato di mediare e capire l’informazione reale, giusta”. Ma non riescono ad averla prima di quel fatidico sabato. “L’assessore Delli Iaconi non aveva contezza rispetto alla notizia dell’arrivo dei rifugiati – dice la Marini –  Ho chiamato subito la segretaria del sindaco, ma anche lei è rimasta stupita. Nel giro della prima mattinata abbiamo  capito che erano arrivate 19 donne più un bambino . Dovremmo essere più tranquilli che non ci siano uomini, ma non è una questione di genere”. Ciò che stupisce, che indigna, è il silenzio tombale caduto  sulla vicenda in tutto questo tempo che si sono rincorse le indiscrezioni sull’imminente apertura del centro per gli immigrati in via Emilio Bianchi. La Marini riferisce le risposte avute dalle istituzioni. Il Comune non sapeva nulla e la Prefettura, lavorando in emergenza, non avrebbe avuto il tempo di informare le scuole. “Ma è possibile – si domanda la preside – che nessuno ha avuto la gentilezza, l’attenzione, di avvisarci? Mi sono sempre interessata, in mancanza di risposte ufficiali mi sono anche astenuta dal rilasciare dichiarazioni. Al vice prefetto Grillo ho chiesto perché nessuno ci ha avvisato. Mi ha risposto che agiscono in emergenza. C’è stato un grande sforzo da parte del Prefetto per mandare donne e non uomini. Il vice prefetto mi ha garantito che queste persone hanno passato tutti lo screening sanitario di primo e di secondo livello e che ha già concertato con il Questore una sorta di controllo ancora più assiduo di quella via. Mi ha anche comunicato che, nel giro di qualche giorno, sarebbero arrivati anche dei neonati con altre donne, credo che ora siamo intorno a 39 unità”. La Marini è disposta a dimenticare le mancate comunicazioni: “Hanno agito in emergenza, va bene, ma d’ora in poi pretendo chiarezza e collaborazione. Devo rendicontare a 400 famiglie”. Informazioni che non riguardano tanto il presente, ormai noto, quanto il futuro, ignoto. Le domande, quasi di tutti, vertono su: come sarà gestito il centro, chi arriverà dopo queste donne se è vero che la loro permanenza è temporanea I collaboratori della Marini spiegano di aver saputo che la parte progettuale “sarebbe stata affidata a Caffeina che dovrà occuparsi dell’orientamento e della formazione delle immigrate su educazione civica, cittadinanza, legalità, che saranno apprese in appositi corsi che si terranno a Montefiascone e che allontaneranno i rifugiati da via Emilio Bianchi dalle 8 del mattino alle 16 del pomeriggio, evitando di lasciarli bivaccare per la strada”. “Non è vero quello che dice la Prefettura – interviene nuovamente Fioretti – che questi migranti sono sbarcati a Siracusa giovedì e sabato sono venuti a Viterbo.  Queste persone provengono dalla Provincia di Viterbo. Ho saputo da Marco Trulli, presidente dell’Arci, che è stata fatta una manifestazione di interesse al ribasso. Così si tagliano i servizi, perché qualcuno deve lucrare”. Sulla gestione del centro e l’offerta di servizi, Fioretti esclama: “E ariecco Caffeina”, Si tratta della Fondazione. Per statuto potrebbe farlo. Anche quello della mia cooperativa oltre all’educazione mi consente di fare tante altre cose ma mica mi metto a praticare il giardinaggio. Qui c’è qualcuno che lucra  e non mette nemmeno le tende alle finestre dell’edificio. Sono preoccupato del modo di gestione, non dell’integrazione”. All’incontro intervengono anche gli esponenti  dell’Arci, associazione operante da quindici anni nel sistema dell’accoglienza, che si dichiarano contrari a queste “alte concentrazioni di immigrati in un unico posto“. Secondo loro, chi si sta occupando del progetto, “non avrebbe nemmeno i requisiti per farlo – dicono –  È richiesta una lunga e comprovata esperienza e qui non la vedono”. L’Arci comunica di sapere “dell’esistenza di un altro progetto per ospitare altri 60 migranti in container presso la Fiera di Viterbo, sulla Cassia Nord. Che è ancora peggio di quello che sta accadendo a via Emilio Bianchi”, dice l’Arci. Durante il dibattito pubblico si alternano le posizioni dei favorevoli e dei contrari, la maggioranza, alla presenza degli immigrati a via Emilio Bianchi. C’è chi finora ha accompagnato il figlio al Sacrario lasciando che raggiunga a piedi da solo la scuola media in via Emilio Bianchi. Pochi metri che ora si trasformano in un “salto nel buio”. “Fate in modo che questi primi passi in autonomia dei nostri figli possano compiersi in piena sicurezza”, dice una mamma. “I migranti devono andare via”, dice Fioretti sintetizzando la posizione della maggioranza dei genitori. La Marini risponde: “Non posso mandarli via io, per quanto mi riguarda posso solo garantirvi delle azioni all’interno della scuola”. Ma il pericolo che fiutano le mamme è fuori. E probabilmente sarà un motivo sufficiente per cambiare scuola. Un’ipotesi in cui la preside non vuole credere. “I genitori che hanno scelto la nostra scuola, lo hanno fatto per la nostra offerta formativa. Alla Tecchi c’è un organico giovane, e fanno cose che non si fanno in nessun’ altra scuola”. Forse però non sarà sufficiente. Al termine dell’assemblea si creano dei capannelli e sono in molti a scommettere che il prossimo anno le iscrizioni nelle scuole di via Emilio Bianchi caleranno. Alcune mamme confessano addirittura che se non avessero appena comprato i libri di testo sarebbero già salpate per altri lidi, lontani dagli istituti di via Emilio Bianchi, la cui sorte, oramai, è irrimediabilmente legata al futuro di questa nuova, significativa, realtà il cui impatto sugli ambienti circostanti non può essere ignorato.

 

Tiziana Mancinelli

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.