Viterbo – Due gli elementi importanti, scaturiti ieri nel processo per l’omicidio di Norveo Fedeli, secondo l’avvocato della famiglia, Fausto Barili: “Il primo relativo alla consistenza patrimoniale di questo soggetto emersa a chiare lettere nel corso dell’udienza di oggi. La poca disponibilità economica, per non dire esigua, quasi inesistente, nel periodo che più interessa, ovvero quello antecedente ai fatti. Lo avevamo sempre sostenuto leggendo gli atti di indagine, e oggi questo elemento ha trovato riscontro all’interno dell’istruttoria dibattimentale. Dall’altro – prosegue Barili – abbiamo cominciato a individuare i primi aspetti legati alla ricostruzione scientifica, quindi al teatro dell’evento, quello che è stato il primo contesto rinvenuto e i primi accertamenti sviluppati. È emersa una circostanza piuttosto importante, che sarà oggetto insieme ad altre di maggiori approfondimenti nella prossima udienza. Mi riferisco a questa impronta di tomaia di una delle due scarpe che sono state oggetto di sequestro, indossate dall’imputato nel momento in cui si sono svolti i fatti”. Secondo quanto riportato in aula dalla polizia scientifica l’impronta della scarpa sarebbe stata stampata sulla testa di Fedeli, lasciando la carne livida. “Per rimanere impressa in quel determinato modo sul cuoio capelluto – prosegue l’avvocato Barili – non lo dico io, ma è stato rappresentato oggi in dibattimento, c’è stata una pressione piuttosto consistente che è quella che evidentemente è stata esercitata. Il proseguo dell’istruttoria dibattimentale potrà chiarire l’eventuale rilevanza di questo tema”.