Omicidio Fedeli, il processo: “Un forte odore di sangue e l’impronta di una scarpa sulla testa”.
Viterbo – 3 maggio 2019, a via San Luca si respira un’aria stranamente silenziosa. Le grate della jeanseria che fa angolo con via del Pavone sono stranamente ancora aperte. Sono passate le 13. Un particolare insolito. Una commerciante di un negozio vicino, della stessa via, lo nota. Si avvicina. Chiama il titolare: Norveo Fedeli. Nessuna risposta. L’atmosfera è sempre più pesante. Strana. La donna, forse presagisce già qualcosa di brutto, non si fida ad entrare da sola, e chiama un manovale lì vicino. I due si approssimano all’ingresso del negozio e la scena che si prospetta loro, è quella che oramai da mesi, da quel 3 maggio 2019, campeggia sulle pagine della cronaca di un piccolo capoluogo di provincia: Viterbo. “Un forte odore di sangue”, subito, si sente, “all’ingresso”. “Tracce ematiche sparse nel primo ambiente del negozio, una, in particolare è più grande delle altre. Consistente. In quel lago di sangue c’è il corpo di Norveo Fedeli riverso a terra, privo di vita. La sua sagoma appare, inerme, alla fine di una scia di sangue da trascinamento”. “Sulla sua testa delle ferite particolari e un’impronta. Un’impronta di scarpa sul cranio, uguale a quelle lasciate nel negozio sul pavimento e corrispondente al tipo di scarpe indossate quel giorno da Pang“. Sono alcuni dei particolari della scena del crimine rilevati all’interno del negozio dalla polizia scientifica, riferiti ieri in corte d’assise per il processo che vede come imputato Micheal Aaron Pang, 23enne cittadino americano, di origini asiatiche, difeso dai tre legali: Remigio Sicilia, Giampiero Crescenzi, Lidia Ladi. Parte civile per la difesa della famiglia Fedeli l’avvocato Fausto Barili. Pang è accusato di omicidio volontario, un reato per cui rischia l’ergastolo. Sarà giudicato da una giuria di sei giudici popolari, presieduta dal giudice Silvia Mattei con il collega Giacomo Autizi. Eliana Dolce pubblico ministero.

La scoperta del cadavere di Norveo Fedeli – Il processo per l’omicidio di Norveo Fedeli è entrato nel vivo ieri con i primi test. Il primo ad essere ascoltato Gian Fabrizio Moschini, capo della squadra mobile di Viterbo. La scoperta del cadavere la fa una donna, una commerciante di via San Luca. “La titolare del negozio accanto – riferisce Moschini – aveva visto le grate metalliche dell’ingresso socchiuse. Si era insospettita. Ha fatto un giro di chiamate, senza trovare risposta. Così ha chiesto ausilio a un manovale. Non si fidava ad andare dentro. Aveva paura. Insieme all’uomo sono andati nel negozio. Hanno chiamato ripetutamente Norveo Fedeli. Non rispondeva”. I due, allora notano la scia di sangue e fanno la macabra scoperta. Viene avvertita la centrale operativa e le volanti della polizia si riversano sul luogo del delitto. La prima ad entrare è la polizia scientifica.

Pang immortalato dalle telecamere con il piede in una busta – “Abbiamo fatto un giro del quartiere alla ricerca delle telecamere”, dice Moschini. A rivelarsi utile è quella della gioielleria di via della Pettinara. È l’occhio della telecamera che immortala e restituisce agli inquirenti la figura di una persona che esce da via San Luca. L’uomo insospettisce i poliziotti perché “Ha il piede sinistro avvolto in una busta, e porta in mano un’altra busta gonfia“. La stessa persona, che poi la polizia e i carabinieri hanno ricondotto all’identità di Micheal Aaron Pang, “era stata vista nella zona anche nei giorni precedenti”. Pang aveva insospettito Fedeli. Così raccontano alcuni testimoni. “Si era stranito, insospettito, da questa persona, un cittadino straniero che non parlava l’italiano, ma si esprimeva con l’ausilio di un traduttore, che aveva tentato più volte di fare acquisti nel negozio di Fedeli, non andati a buon fine con la carta utilizzata“, riferisce Moschini. Il commerciante aveva esposto il fatto anche alla famiglia. Pang era andato nel negozio di Fedeli il 30 aprile. C’era tornato il 2 maggio. Aveva tentato nuovamente di fare degli acquisti, senza riuscirci, per via della carta. L’importo dell’acquisto era di 600 euro. Fedeli si era insospettito e aveva fotografato Pang con il cellulare, pensando – dice Moschini – a una persona che potesse fare una truffa”. Cellulare che poi è “stato ritrovato in via della Pettinara“, e “nella galleria fotografica c’era la foto dello stesso soggetto della telecamera. Questo – dice il capo della mobile – ci ha dato ulteriore riscontro che la persona individuata dalla telecamera era probabilmente quella presente nel negozio”.
Identificazione dell’imputato – “Abbiamo Estrapolato tutte le foto, sia dal cellulare della vittima, sia dalla telecamera della gioielleria, le abbiamo fatte girare negli uffici della polizia, della Guardia di finanza, dei carabinieri. Finché il personale della stazione di Capodimonte ha avuto un riscontro – prosegue Moschini – Nel centro di Capodimonte viene visto un giovane di origine straniera con una busta piena e il piede sinistro dentro un’altra busta. Si avviava verso casa. L’imputato dimorava presso una signora tedesca locataria di un immobile, che aveva concesso a Pang una stanza.
I documenti della vittima trovati addosso a Pang – “Addosso a Pang – prosegue Moschini – è stata ritrovata la carta d’identità della parte offesa. A casa sua, invece, sono stati ritrovati tanti capi di abbigliamento riconducibili al negozio di Fedeli con ancora il cartellino sopra“. A casa di Pang anche “Il portafogli della vittima”. “Lui si dichiarava grafico pubblicitario – continua Moschini – ma non ci risulta avesse un’occupazione”. Ritrovati anche gli scontrini “quelli del 30 aprile e del 2 maggio. I primi sono stati ritrovati sul bancone del negozio. I secondi sono stati sequestrati a casa di Pang”. Ritrovata anche la busta che Pang aveva al piede sinistro: “L’abbiamo ritrovata in un cestino ubicato nell’immediatezza dell’abitazione dove viveva Pang”.
Il piede sinistro infilato in una busta con la scritta del negozio di Fedeli – È stato questo l’elemento che ha maggiormente insospettito gli inquirenti nella ricerca dell’autore del delitto. “L’elemento che ci ha più insospettito – dichiara Moschini – è stata la busta al piede sinistro. Abbiamo pensato che ci avesse infilato il piede per non lasciare tracce di sangue”. “Niente ci ha fatto ritenere che sia stato sottratto denaro dalla cassa”, aggiunge Moschini.
La maglietta sporca di sangue. Secondo le immagini restituite dalle telecamere, Pang sarebbe entrato nel negozio con una maglietta e sarebbe uscito indossando un altro indumento. “La maglietta con cui è entrato – dice un altro test – è stata trovata nel negozio appallottolata e sporca di sangue. Probabilmente si era cambiato”.

Un forte odore di sangue. Ad entrare per prima sulla scena del crimine, la polizia scientifica. In aula ieri l’assistente capo Mazzocco. “C’era un forte odore di sangue – dice – tracce ematiche ovunque. A terra buste di carta e un manichino anch’esso con tracce ematiche“. Queste erano un po’ dappertutto su pavimenti, scaffali, scatoloni. A terra una scia di sangue da trascinamento fino al cadavere riverso in una pozza di sangue. Le mani insanguinate, libere e serrate. Sul capo della vittima c’erano tracce particolari, l’impronta di una scarpa corrispondente al tipo sequestrato a Pang il giorno dopo. La carne livida della testa, dove è stampata l’impronta fanno pensare che sia stata esercitata una pressione. A primo impatto sembrava un livido“, dice Mazzocco. Le stesse impronte sono state lasciate sul pavimento del negozio”. Il locale è formato da due ambienti: “nel primo è stato ritrovato il cadavere di Fedeli, nel secondo la maglietta nera a terra appallottolata e intrisa di sostanza ematica”. La maglietta, secondo l’accusa, indossata da Pang all’ingresso del negozio e ripresa dalla telecamera.