Frisigello risveglia la “gojeria” viterbese: il Carnevale mischia gli ingredienti giusti e conquista la città.
Viterbo – L’anima burlona della Città di Viterbo c’è, è antica, è sepolta, ma non troppo, sotto pile di pagine polverose di tradizioni antichissime, e, soprattutto, come tutte le cose rinchiuse nel passato, è sempre pronta a saltare fuori, a rimpossessassi dello spirito del presente, proprio come il giullare più famoso della storia, almeno di queste parti: Frisigello, una delle sei nobiltà viterbesi, una delle narrazioni più originali e bizzarre della terra di Tuscia. Proprio a lui, oggi pomeriggio, è toccato aprire il Carnevale viterbese, mettendo una firma d’autore alla sfilata di carri e maschere che ha travolto la città in un giorno di ordinaria follia. Frisigello è un creatura tutta viterbese, e ha dato un volto unico e irripetibile alla sfilata di carri, 15, e gruppi mascherati, 18. In tutto circa 1.200 figuranti che hanno fatto straripare di allegria le vie della città. Un delirio goliardico, un travestimento di massa, una trasposizione totale della città, trasfigurata e ingoiata felicemente dal baratro del divertimento, con licenza di trasgredire: giù la maschera di cittadini seri e composti, fuori l’anima burlona di ognuno. Frisigello dagli alti trampoli guida la sfilata: tra i primi a partire il gruppo di Grease. Scatenati. Tutti nell’abito dell’epoca cantano e ballano, tutti insieme ripetono le coreografie del celebre film. Arriva poi il carro del “Mondo prima e dopo Greta”, quello di “Ralph spacca internet” , “Eva cerca Adamo”, “Gli animali del Paradiso terrestre”, il “carro di Carramusa” e l'”Ape medica”.
Semplicemente meravigliose le “Donne di Carta”, danno una lezione senza precedenti su come trasformare dei semplici fogli di giornale in costumi semplicemente meravigliosi. Particolarmente suggestivo il carro fatto a castello della Bella e la Bestia con un gruppo di figuranti calati in abiti curati nei minimi dettagli che hanno saputo ben ispirare l’ambientazione a metà tra il mondo campestre e quello onirico della fiaba. Suggestivo anche il gruppo ispirato a Biancaneve. L’originalità e l’accuratezza delle maschere è stata la nota costante di tutti i gruppi. Ognuno ha saputo dare vita a idee originali e realizzate alla perfezione. Degno di nota anche il richiamo alla tematica ambientale con abiti realizzati con materiale riciclato e riutilizzato con tanta creatività da dargli una parvenza di preziosità. Spiritosa e fortemente significativa la rete da pesca trainata da due maschere, sulla quale sono rimasti impigliati diversi generi di rifiuti. Un Carnevale insomma che è riuscito a mettere insieme ingredienti importanti: la storia locale grazie a Frisigello, la bellezza dei tantissimi costumi, veramente difficile, se non impossibile trovarne uno brutto o senza senso, e i contenuti come il richiamo all’ambiente e all’uso responsabile di internet. La terza edizione va in archivio con un grande successo anche di pubblico, e con la promessa concreta che il bello deve ancora venire. La tanta passione, le energie, la creatività delle tante persone che hanno contribuito a realizzare il Carnevale viterbese, partendo dal comitato organizzatore finendo con tutti i figuranti che hanno partecipato, è la garanzia migliore della sicura crescita di questo evento nei prossimi anni. Nella baraonda multicolore e goliardica si sono tuffati anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale, primo il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, che si è lasciato travolgere più di una volta nelle danze scatenate di Grease, l’assessore alla Cultura Marco De Carolis, e l’assessore allo Sviluppo Economico, Alessia Mancini, mascherata da pirata.






