Home Cronaca Omicidio Fedeli: «Non ci fu colluttazione. Norveo colpito con uno sgabello e calpestato».

Omicidio Fedeli: «Non ci fu colluttazione. Norveo colpito con uno sgabello e calpestato».

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Viterbo, 27 maggio 2020 – Omicidio di via San Luca: non c’è stata nessuna colluttazione, e, dunque, nessuna aggressione da parte di Norveo Fedeli nei confronti del suo assassino, il 23 enne americano Michael Aaron Pang che il 2 maggio 2019 lo ha ripetutamente colpito in testa con uno sgabello nel suo negozio nel centro cittadino in seguito a dei tentativi di acquisto di merce finiti male.

Sarebbe emerso questo, secondo l’avvocato di parte civile, Fausto Barili, al termine della lunga udienza di ieri che ha visto in aula, in Corte d’Assise presieduta dal giudice, Silvia Mattei, le deposizioni dei due consulenti del pubblico ministero, Eliana Dolce: il medico legale Maria Rosaria Aromatario, che ha eseguito l’autopsia, e l’ispettore capo, Massimiliano Gori che ha esposto le risultanze delle analisi eseguite sulle tracce ematiche rinvenute nel luogo del delitto, il negozio di Norveo Fedeli in via San Luca, nel cuore del centro storico cittadino dove è stato ritrovato il cadavere dell’uomo brutalmente picchiato e calpestato dal suo assassino.

Secondo l’avvocato Barili non ci sarebbe stata nessuna aggressione da parte di Fedeli, come aveva sostenuto Pang nel confessare l’omicidio del commerciante 74enne, Norveo Fedeli.

Avv. Fausto Barili

«Si è trattato di un’udienza molto articolata – dice l’avvocato Barili – per la prima volta siamo entrati concretamente dentro la dinamica omicidiaria e si sono palesati elementi di forte sostegno alla posizione accusatoria dell’imputato, in senso, quindi, diametralmente opposto rispetto alle sue dichiarazioni, rispetto  a un’ipotesi di presunta aggressione di Fedeli, da cui sarebbe  scaturita l’ azione omicidiaria. Noi, rispetto a questa ricostruzione, ci sentiamo di dissentire, per quelli che sono i primi importanti elementi oggetto di accertamenti e approfondimento in sede di udienza. La dott.ssa Aromatario – dice Barili – è stata chiarissima nel ricostruire la dinamica dal suo punto di vista, che è quello tecnico». In aula sarebbe emersa, secondo Barili: «L’assenza di segni di difesa da parte della persona offesa e già questo è un elemento che la dice lunga sulla possibilità che ci sia stata una colluttazione precedente alla morte. Secondo la nostra logica non c’è stata  – dice Barili – un eventuale timido tentativo di difesa, laddove Norveo Fedeli avesse avuto il tempo di capire quello che stava succedendo, non è certo un concetto che può, neanche lontanamente, accostarsi a quello di una colluttazione. Ho sempre sostenuto che si fosse trattato di un omicidio privo di ogni tipo di logica, semmai possa essercene una in iniziative di questo genere. Oggi i riscontri della dottoressa Aromatario in questo senso sono stati chiarificatori. Ad essi – prosegue Barili – si sono aggiunti i contenuti della deposizione dell’ispettore capo Gori che ha chiarito l’attendibilità e la natura degli accertamenti DPA, indagini di tipo scientifico che in Italia sono state registrate per la prima volta con il caso di Cogne e l’omicidio di Perugia. I risultati DPA – prosegue – sono stati posti in correlazione con gli accertamenti della dottoressa Aromatario e, pur da angoli diversi e con competenze differenti, sono stati assolutamente concordi».

Avv. Remigio Sicilia

«È stato importante ricostruire alcuni aspetti riguardo ai movimenti all’interno del locale e le figure tipiche create dalle macchie di sangue», dice l’avvocato della difesa, Remigio Sicilia «Ma soprattutto è stato importante chiarire quanto apparso sulla stampa circa lo schiacciamento della testa della vittima da parte di Pang, visto come un infierire sul corpo, e, invece, no. È un’ipotesi, come anche quella che si sia trattato di un gesto casuale a causa dell’intralcio che ha creato il corpo, quindi uno strisciamento oppure addirittura uno scivolamento durante l’azione, che ha portato Pang a colpire con il piede la testa del Fedeli che ormai, purtroppo, era a terra. Sottolineo questo perché non deve apparire più di quello che è stato. Oggi – prosegue Sicilia – ritengo sia emerso questo: che quella impronta, che indubbiamente è della scarpa del Pang, può avere ragioni diverse. Non è necessariamente uno schiacciamento volontario, può essere anche casuale».

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.