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Covid resuscita centro storico, Micci: «Errore apertura centri commerciali vicini alle mura»

Covid resuscita centro storico, Micci: «Errore apertura centri commerciali vicini alle mura»

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Viterbo, 19 dicembre 2020 – Bambini che giocano  all’interno del bosco natalizio, mentre i genitori li controllano dall’occhio del cellulare intento a immortalare l’immagine, sciami di giovanissimi che movimentano le strade lastricate di peperino, come un’onda che avanza e si ritrae, si incrocia e riparte; molti si fermano per l’aperitivo ai tavoli del bar di piazza del Plebiscito, oppure si assiepano qua e là, assaporando un pomeriggio per niente gelido, rallegrato dalle luci colorate del Natale 2020. Ovunque, dalla mattina alla sera, coppie, famiglie, persone che affollano le strade e le piazze del centro storico di Viterbo. C’è chi assapora un pezzo di pizza, chi la compagnia di amici incontrati in centro e chi si gusta semplicemente una passeggiata, consapevole che, di questi tempi, non è più così scontata. Dal 24 dicembre al 6 gennaio parte la zona rossa in tutta Italia, e ciò che oggi sembra normale, sarà addirittura proibito. Fare quattro passi all’aria aperta, per esempio, o bere qualcosa in un bar, tra qualche giorno saranno lontani come la luna. Sarà forse per questo che dalla mattina di sabato 19 dicembre,  il centro storico di Viterbo esplode di vita come non si vedeva più da decenni. Sono solo le 11 e sul display del parcheggio del Sacrario lampeggia: 001 posti disponibili. Un messaggio che nelle ultime settimane è diventato frequente. Soprattutto con la gratuità dell’area di sosta per tutto il mese di dicembre fino al 6 gennaio. Nel tempo in cui il mondo appare capovolto, con la normalità diventata fantascienza,  e l’impossibile che tutto a un tratto è realtà, un parcheggio strapieno e un centro storico affollatissimo di persone che ne riscoprono l’attrattività, ci sta tutto, e richiama dal mondo dei sogni una visione finora inarrivabile da parte di tutte le classi politiche che si sono succedute negli ultimi decenni, tentando invano di rilanciare il quartiere medioevale. E, alla fine, ci ha pensato  il Covid, e c’è riuscito: quel virus che da una parte ci ha tolto una vita normale, dall’altra ci ha riconsegnato visioni smarrite o a cui avevamo semplicemente rinunciato. Certo è, che il centro storico viterbese, da diverse settimane, è una locomotiva ripartita in corsa sul binario del rilancio, una porzione di città che si è ripresa la scena, a discapito della zona commerciale esterna alla cinta muraria, risultato ottenuto nell’istante in cui il governo Conte ha disposto la chiusura dei centri commerciali nei week end come una delle misure anticontagio. Guardando esterrefatti una città piena come non mai di gente, dalla mattina fino alla sera, nonostante la raccomandazione di non affollarsi nei luoghi dello shopping e dello svago, non si trova altra spiegazione che questa: il venir meno della concorrenza delle grandi strutture di vendita fuori le mura cittadine. Se la risposta alla resurrezione della città antica, pare abbastanza scontata, resta, invece, aperta la domanda: la politica sta osservando questo improvviso cambio di tendenza? Si sta ponendo degli interrogativi?  Sta cercando le sue risposte, in modo da individuare, quando le restrizioni cadranno, le giuste misure per rilanciare il centro storico? Il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Andrea Micci pare avere le idee  chiare: «Ho sempre pensato che, per quanto riguarda la città di Viterbo, la scelta di far aprire dei centri commerciali a ridosso delle mura cittadine, abbia sicuramente  influenzato in maniera molto forte il commercio e la frequentazione di quella parte di città racchiusa nella cinta muraria. Proprio le chiusure di questi giorni lo certificano, con un centro storico – prosegue Micci – che è tornato repentinamente a ripopolarsi, senza la concorrenza di queste grandi strutture, chiuse per il Covid  nel week end. Detto ciò, oramai queste realtà  esistono – prosegue Micci – ed è dovere della politica tutelare sia i centri commerciali, sia le attività nel centro storico. Non si possono adottare misure a discapito dell’una o dell’altra parte. In proposito va anche chiarito che a livello amministrativo locale poco si può fare per agire sulle aperture e sulle chiusure. È una posizione che va assunta a livello nazionale. E, in effetti, prima del lockdown si parlava già della possibile chiusura dei centri commerciali nel week end. O, anche, fare delle chiusure alternate. Ma la questione va affrontata sul piano nazionale. In Italia abbiamo 8 mila comuni. 8 mila centri storici.  E sono tutti in sofferenza, tanto nelle piccole città, che in quelle più grandi. Dobbiamo, però, avere anche il coraggio di prendere decisioni forti in ambito governativo, come hanno fatto per esempio già in Svizzera e in altri paesi. Va ridotto il gap concorrenziale che esiste tra i negozi del centro e le grandi strutture commerciali.   Soprattutto di inverno queste ultime mettono a disposizione della propria clientela parcheggi coperti, ambienti chiusi, riscaldati. Insomma una serie di servizi di cui i negozi del centro non dispongono, rimanendo, così, penalizzati. Ecco il governo locale, in attesa di una decisione sul piano nazionale, dovrebbe intanto rafforzare l’attrattività del tessuto commerciale dentro la cinta muraria, in modo da ricreare, almeno, una parità di condizioni di appetibilità rispetto ai grandi centri commerciali, pur nella consapevolezza delle loro differenze. Se da una parte troviamo il parcheggio coperto e l’ambiente riscaldato, dall’altra c’è anche il fascino del quartiere antico che fa la sua parte, soprattutto nel momento in cui lo rendiamo fruibile in modo agevole dal cittadino. Dobbiamo, insomma, dare alla gente un motivo per scegliere anche il centro storico per le propri passeggiate e, soprattutto, per il loro shopping, in attesa di vedere quale sarà l’orientamento a livello nazionale. È chiaro, infatti, che nel momento in cui si decidesse per l’apertura dei centri commerciali solo alcune domeniche al mese, per esempio, l’effetto sul centro storico sarebbe immediato. Lo stiamo vedendo in questi giorni», conclude Micci.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.