Rifiuti nucleari, Morassut: «Nella Tuscia difficoltà per la carenza di infrastrutture».
Viterbo, 12 gennaio 2021 – Rifiuti nucleari nella Tuscia? «No, grazie». La risposta è unanime, ed è stata formalizzata a partire da ieri in una conferenza in Provincia con il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, e l’assessore regionale per il ciclo dei rifiuti, Massimiliano Valeriani che ha ribadito la contrarietà della Regione Lazio a una simile prospettiva. All’incontro sono intervenuti diversi sindaci dei territori
interessati che hanno palesato grande preoccupazione per essere finiti sulla mappa della Sogin, la società che ha effettuato lo studio per l’individuazione dei Comuni italiani dove potrebbe essere realizzato il deposito nucleare. Una decisione che ha lasciato basiti un po’ tutti nella Tuscia: zona vulcanica, in alcune parti sismica, con aree lacuali e marittime. Ma soprattutto con una vocazione agricola che in alcune aree rappresenta non solo la fonte primaria di sussistenza delle comunità locali, ma ha anche raggiunto livelli di eccellenza, ottenendo delle certificazioni di qualità. Insomma come si fa a ritenere compatibile uno scenario simile con un deposito di scorie nucleari che, tra l’altro, occuperà ettari ed ettari di terrno? È la domanda che si stanno facendo un po’ tutti e che sarà oggetto di approfondimento nei prossimi giorni sui tavoli convocati per presentare le osservazioni alle conclusioni di Sogin. Ma c’è un altro elemento, fortemente pratico, che potrebbe far scartare la Tuscia dalla mappa delle papabili destinazioni dei rifiuti nucleari: la carenza infrastutturale. Questo è l’elemento su cui anche il sottosegretario Morassut ha palesato evidenti perplessità: «Questi
centri non possono fare grande percorsi, l’elemento infrastrutturale nella valutazione finale avrà un suo peso», dice il sottosegretario all’Ambiente, cercando di tranquillizzare gli animi: «Questa procedura non potevamo più tenerla nei cassetti, risale a diversi anni fa». E specifica: «Non c’è nessuna decisione presa senza il confronto con i territori. La consultazione inizia adesso. Ma da qualcosa bisognava pur partire per affrontare un problema che va risolto. I depositi di materiali nucleari sono sicuri e vigilati, ma sono temporanei. Siamo uno dei pochi paesi rimasti senza un sito unico, dobbiamo razionalizzare il sistema e liberare le zone in cui non possono più stare, perché sono vicino alle città, per esempio». L’assessore regionale Valeriani, in proposito gli fa notare che piazzarli a Viterbo vorrebbe dire collocarli a pochi chilometri dalla Capitale d’Italia, con quasi 3 milioni di abitanti, cosa che non avviene in nessun altro Paese europeo. «Questa è una consultazione, non c’è un decreto che vi dice adesso vi beccate il deposito – insiste Morassut -. Abbiamo lavorato a questa carta che individua zone potenzialmente idonee. Ma è una base di partenza per la consultazione, non si è mai voluta sfoderare per paura delle reazioni comprensibili. Questo passaggio, però va fatto, non si può aspettare all’infinito. Abbiamo problemi per gestire questi siti sparpagliati, stiamo pagando un sacco di soldi ad altri Paesi per i rifiuti di centrali smantellate. Quasi un miliardo di euro. Siamo uno dei
pochi Paesi che non hanno ancora deciso cosa fare, potrebbe arrivare un’infrazione». Morassut mette in evidenza un lato positivo: «Non si tratta solo di creare un deposito dove ammassare rifiuti, ma di realizzare un vero e proprio polo tecnologico per la ricerca di energie rinnovabili che produrrà anche lavoro. Un miliardo di investimento che avrà un suo ritorno economico consistente». Ma in sala a nessuno viene in mente di valutare la proposta. Qualcuno, anzi, fa notare che la creazione di eventuali posti di lavoro con il deposito nucleare, non compenserebbe il danno economico della presenza di una struttura simile in un territorio che si regge su agricoltura e turismo. Potrebbero però «Autocandidarsi altri territori», assicura Morassut. «Difficile imporlo a chi non lo chiede o addirittura a chi presenta osservazioni contrarie. Conosco i pregi del viterbese e le difficoltà infrastrutturali che non sono indifferenti a questo discorso – rimarca -. L’Italia è tutta bella, non c’è un posto desolato. Ci sono tantissime riserve, siti di interesse archeologico. Ci sono difficoltà ovunque. Attenzione a non caricare la discussione con un tono sbagliato, perché poi chi decide di autocandidarsi, non si deve sentire il fregnone di turno. Le aree non sono uscite da un bussolotto, ma derivano da un lavoro selettivo molto importante, che ha recepito gli indirizzi di Inspra». Secondo questi, i depositi dovrebbero stare lontano «Dai corsi d’acqua, dalle città, dalle zone sismiche e idrogeologiche». E proprio su queste considerazioni, sono in molti a chiedersi come ci sia finita la Tuscia nell’ area verde smeraldo delle zone più idonee ad accogliere il deposito delle scorie nucleari. La Provincia, ora, si prepara a formare un tavolo tecnico, a formulare le osservazioni allo studio di Sogin e a preparare uno schema di delibera che adotteranno sia i Comuni sia il consiglio provinciale per dire un no corale all’arrivo del deposito nucleare. La conferenza, dunque, si è conclusa con un’unanime posizione di tutti, anche se ciò non è servito ad alleggerire gli animi da quell’interrogativo pesante che aleggia nei pensieri di ciascuno: se nessuno si autocandiderà o accetterà le scorie radioattive, il governo cosa farà? La Tuscia è lì, prima della lista, con otto Comuni scelti tra gli 8mila in tutta Italia, ad essere candidata per accoglierle. E finché resterà sulla mappa, nessuno dormirà sonni tranquilli.