Home Attualità La voce tra i leghisti: “Bruxelles ci voleva far fuori dal governo da luglio”.
La voce tra i leghisti: “Bruxelles ci voleva far fuori dal governo da luglio”.

La voce tra i leghisti: “Bruxelles ci voleva far fuori dal governo da luglio”.

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Roma – Che dietro il capitombolo del governo ci fosse qualcosa di più del semplice desiderio di Matteo Salvini di “capitalizzare” il consenso fino ad oggi dilagante della Lega, lo si era capito.  Del resto, Salvini, lo ha anche ammesso, tra i suoi tanti interventi in aula e dalla sua pagina Facebook, ma nel frastuono di un governo che va in mille pezzi dopo soli 14 mesi, forse certe frasi non sono state prese nella giusta considerazione. “Non vogliamo un governo del “no”, ma un governo del fare”, ha detto più volte il leader del Carroccio. E quali sono i “no” ricevuti dalla Lega? Quelli dati ai suoi cavalli di battaglia, come la flat tax, ad esempio, e tante altre “belle cose” che non vanno d’accordo con l’austerity imposta da Bruxelles. Salvini, se avesse staccato la spina solo per incassare il consenso e presentarsi alle prossime elezioni con l’alta probabilità di diventare la prima forza di maggioranza  nel prossimo esecutivo, lo avrebbe potuto fare in qualsiasi momento. Perché proprio ora? Perché aspettare agosto? Già, è questa la domanda che è frullata nella testa di tutti.  Perché ora? Forse perché c’è la manovra di bilancio dietro l’angolo? E forse perché dietro quell’angolo c’è pure l’Europa con i suoi paletti e con i suoi “no”, appunto, pronti ad essere marcati a fuoco in calce alle proposte leghiste, aprendo, magari, pure la procedura per debito? Se la Lega non avesse staccato la spina, infatti, con molta probabilità avrebbe dovuto dare il via libera a un documento economico che rischiava di diventare il cartello della negazione dei temi che finora il Carroccio ha cavalcato. Prima tra tutti proprio la flat tax. Riporta i retroscena di questi giorni di crisi apparentemente incomprensibile e inaspettata l’Huffington Post. “A luglio abbiamo capito che Bruxelles ci voleva fuori dal Governo”, avrebbero detto in questi giorni bollenti in ambienti leghisti. “Se fossimo rimasti al governo, a ottobre ci avrebbero massacrato con la procedura per debito“. La Lega incassa i due decreti sicurezza e la politica più vistosa dei porti chiusi che il Cinque Stelle appoggia all’alleato. Ma lo strappo vero si sarebbe consumato dietro le quinte, è profondo e riguarderebbe proprio il diverso approccio con l’Europa da parte dei sovranisti rispetto ai pentastellati.Con il M5s abbiamo visioni diverse sull’Ue: loro sono europeisti, già da tempo. Noi vogliamo cambiare i trattati M5s“, dice all’Huffington Post il ministro leghista agli Affari Europei Lorenzo Fontana. Una posizione, la sua, che avrebbe sostenuto il suo scetticismo già dal varo iniziale del governo giallo verde. A luglio, inoltre, i leghisti avrebbero capito che “non c’era la possibilità di ottenere la flat tax e che tra Strasburgo e Bruxelles gli abboccamenti tra Pd e M5s erano in stato avanzato“, riporta ancora l’Huffington Post. La cronaca dei fatti, del resto, rafforza questa lettura della crisi politica:  prima il voto sul presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, poi sul vicepresidente Fabio Massimo Castaldo, con i voti Dem. E alla fine arriva quello su  Ursula von der Leyen che mette insieme M5S, Pd e Forza Italia. La Lega si schiera per il no. Ed è questa, forse, la prima vera crepa insanabile che si apre nel governo giallo verde destinata a spaccarlo in due. Lo stesso Giuseppe Conte ammette in aula al Senato durante le sue comunicazioni: “Su Ursula von der Leyen mi sono speso personalmente al consiglio europeo di inizio luglio per evitare candidati peggiori per noi…”. Lo scenario ora è tutto da scrivere. Le trattative tra Pd e Cinque Stelle sembrano procedere verso un esito positivo. Non senza dolore. Spaccature all’interno dell’uno e dell’altro rendono un’operazione da molti bollata “contro natura”, anche pericolosa in termini di perdita del consenso elettorale. Alla Lega non resta che sperare nel voto anticipato, o, al massimo, andare all’opposizione dove Matteo Salvini avrebbe le mani libere per sparare sulla commissione europea e su una manovra economica autenticamente “europeista” in linea con le indicazioni di Bruxelles per scongiurare l’aumento dell’Iva, con la benedizione e i voti di M5S e Pd.

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.