S. Rosa, via della Sapienza chiusa per “errore” e riaperta dopo la protesta dei facchini.
Viterbo, 6 settembre 2022 – Via della Sapienza: vuota. La vedono così i facchini all’arrivo al Corso, di fronte al Suffragio, dove devono portare la Macchina e lasciarla qualche minuto per farla ammirare dalla gente. Sì, ma quale? Non c’è nessuno. Se lo sono chiesti guardando la strada deserta e transennata, come se qualcuno le avesse strappato la voce, quel coro composito di grida di entusiasmo e di incitazione che da sempre salgono dalla lunga lingua di sampietrini, agitata dalla folla, che unisce il Corso a via Marconi la sera del 3. Vederla, invece, silenziosa e deserta, è stato come un macigno piombato sulle spalle dei facchini, molto più pesante di quello della Macchina. Il peso dello sconforto, che piega le gambe a chiunque. E così l’onda bianca che vibra lungo il percorso fino a San Sisto, si è arrestata. Sono le 21:26 del 3 settembre, più avanti la festa impazza, ma a Piazza delle Erbe i facchini si fermano intenzionati a non andare avanti se via della Sapienza non sarà riaperta. E così alla fine accade. La gente viene fatta entrare e torna al suo posto dove è sempre stata. Questo perché la strada sarebbe stata chiusa per errore, privando molti viterbesi, che lì sarebbero andati, del loro Trasporto.
«Lì in via della Sapienza – dice l’incaricato alla stesura del Piano della sicurezza – doveva esserci una via di fuga, ma non in tutta la via, solo in un parte. È il classico varco ad “L”, da un lato c’è il pubblico, con la transenna sul percorso, e dall’altro un’altra transenna interna che delimita un corridoio di circa due metri, la via di fuga appunto». Cosa che non è stata fatta: al passaggio dei facchini, la via era stata completamente chiusa al pubblico. Ma non sarebbe l’unico errore. In un’altra via, Fratelli Rosselli, sarebbe stata invertita la parte dedicata alla via di fuga con quella destinata al pubblico. Criticità, queste ed altre, saltate all’occhio del capofacchino che ha messo subito le cose in chiaro sul palco del Teatro dell’Unione prima di partire per il giro delle sette chiese.

Sempre Sandro Rossi aveva, inoltre, puntato il dito sulla posizione del tendone della Croce Rossa a Piazza del Teatro, aprendo un altro fronte caldo: gazebo e mezzi di soccorso dislocati sul percorso, erano tutti posizionati dove li prevedeva il piano della sicurezza, oppure qualcuno ha guadagnato qualche metro in più, quello necessario ad aprirsi una visuale sul Trasporto? A pensar male si fa peccato…ma qui, una riflessione sul “Dopo Santa Rosa” forse è d’obbligo, quanto meno per evitare in futuro altre situazioni critiche e non trasformare il 3 settembre, una giornata di festa, in una polveriera.

C’è poi un’altra questione su cui riflettere. Sempre secondo l’incaricato all stesura del Piano della sicurezza, la Macchina di Santa Rosa sarebbe stata classificata come “pubblico spettacolo”, da qui il rigido protocollo di sicurezza che sarebbe arrivato anche all’adozione del conta persone. «Santa Rosa è una processione, una festa religiosa – dice – è sicuramente una cosa particolare. Ma se vogliamo che Santa Rosa, Gubbio, Nola e Sassari vadano avanti, bisognerebbe trattarle a mio avviso come tradizioni secolari da gestire come è sempre stato fatto sul profilo della sicurezza».

Riflessione, questa, che si riallaccia a quanto dichiarato dagli stessi Massimo Mecarini e Sandro Rossi durante il Trasporto, quando il Sodalizio ha chiesto con tutta la sua forza, e nel rispetto delle regole, di dare “spazio” ai “viterbesi”, la benzina, con la loro vicinanza, del motore umano della Macchina. «Chi ha fatto un piano del genere – ha detto Sandro Rossi – credo non sappia niente né di Viterbo, né di Santa Rosa. E non ha nemmeno ascoltato il Sodalizio per condividere queste cose». E Massimo Mecarini: «Sarebbe stato inutile fare la fermata al Suffragio – ha detto – perché se non c’è nessuno, cosa ci fermiamo a fare? Il problema si è risolto e siamo ripartiti. Abbiamo visto che in tutte altre piazze in altre località questo problema non si pone. Cerchiamo di essere più coerenti su tutto il territorio. Piazza del Teatro risolto velocemente non è stato un gran problema». Insomma il 3 settembre 2022 è certamente stato il Trasporto della ripartenza, ma per quello della rinascita, ci sarà ancora da aspettare e capire se il passaggio della Macchina potrà esprimersi in pieno nei prossimi anni, oppure sarà sempre più strangolato dai protocolli, prospettiva questa, che ha messo in allarme rosso i facchini, “custodi” e difensori della tradizione, tanto da farlo diventare un argomento strillato dal palco del Teatro dell’Unione, la vetrina di massima visibilità che avevano a disposizione. E possiamo dire che un tema così importante, come la sopravvivenza del Trasporto, non la meritasse?