Parlano le bambine facchino: “Il facchino onora s. Rosa in modo speciale”.
Viterbo, 26 agosto 2023 – Giorgia, Lucrezia, Mia, Maria Vittoria, Stella, Sara, Jasmine, Rebecca, Valeria….Sono i nomi delle prime donne, bambine, che indosseranno il fazzoletto bianco e la fascia rossa il 1 settembre per il Trasporto della mini macchina del Centro Storico. Tra di loro c’è Giorgia un grazioso viso paffutello che sprizza entusiasmo da ogni centimetro. Lei osserva il suo papà vestirsi da facchino da quando aveva cinque anni. “Sono sempre stata lì a guardarlo – racconta – da quando avevo cinque anni. È da allora che mi alleno per fare il facchino”, dice Gorgia che ha espresso il suo desiderio anche al capofacchino Sandro Rossi, chiedendo più volte a suo padre di portare la macchina: “Vedrai che tra un po’ accetteranno anche le donne, mi ha detto”, racconta Giorgia che infine ce l’ha fatta. Il primo settembre sarà sotto la minimacchina per il Sollevate e fermi.

Ma sono tante le donne che hanno deciso di annodarsi il fazzoletto bianco dietro alla testa e servire santa Rosa. Quest’anno già sono 23, tutte al comitato centro storico. “Non ci aspettavamo questi numeri, c’è stata subito una grande affluenza – dice il capofacchino Alessandro Lucarini -. Non me ne vogliano i maschietti, ma queste ragazze sono molto concentrate su quello che fanno. Stanno qui perché vogliono veramente fare i mini facchini. Per noi questo è motivo di orgoglio“. Riguardo ai preparativi per la mini macchina: “Ci stiamo preparando alla grande, abbiamo ancora tutta la prossima settimana, lavoreremo con intensità e gioia, cosi come abbiamo fatto in questi giorni”. Riguardo alle prime donne facchino: “Non era nostra intenzione fare la storia. Abbiamo fatto questo passo, perché si è presentata l’occasione. Ci siamo detti chi siamo noi per scegliere chi può o non può servire santa Rosa?”.

Le bambine facchino sono molto determinate, la loro scelta di andare sotto alla macchina, ha dei contorni molto precisi. Sanno perché lo fanno. “Il facchino onora santa Rosa in modo speciale”, dice Stella alla domanda perché ha scelto proprio di fare il facchino e non un altro ruolo più “femminile” che pure mette a disposizione questa secolare tradizione. “È un desiderio che ho da quando ho 4 anni, da quando mio padre mi portava a visitare la casa di santa Rosa. A vedere il suo corpo – risponde -. Avevo i brividi. Oggi il mio desiderio si realizza, ed è bellissimo”.

Decisivo nella decisione di aprire l’ingresso nella formazione dei facchini è stato il contributo del neo presidente del comitato Centro Storico Gianni Baiocco: “È stata una cosa naturale – dice riguardo al via libera alle donne facchino – Durante le feste di santa Rosa vedevamo già diverse bambine vestite e da lì è scaturita l’idea. Ne abbiamo parlato all’interno del comitato, abbiamo valutato le problematiche. Noi lavoriamo per i bambini e per le bambine. È una cosa naturale che è venuta da sola. Il nostro riscontro è vedere i sorrisi di tutti loro. È giusto che abbiano tutti il loro momento di divertimento e di aggregazione. Lavoriamo per la collettività. Siamo a disposizione di Viterbo”. E il sorriso si è acceso sulle bambine che sognavano la fascia rossa e la divisa bianca. Tra loro c’è anche la piccolissima Mia, otto anni: “Sarò ai cavalletti – dice – da quando sono nata mio padre mi ha sempre portato a vedere la Macchina e mi sono ispirata“.

Sara la definisce “una nuova esperienza. Da piccola vedevo tutti questi bambini e ho detto voglio provare anche io”. Poi c’è Jasmine: “La tradizione di santa Rosa è una cosa meravigliosa. Sono onorata. È da piccola che voglio portare la macchina. La guardavo ogni anno“. Bambine che, con l’innocenza della loro età, sfidano una tradizione lunga secoli e dura come il peperino viterbese sull’esclusività della presenza maschile. Forse non è un caso che portatrici di questa novità siano proprio i bambini con la loro innocenza e la loro naturalezza nel fare le cose, rendendo facile ciò che a volte, agli adulti, sembra dannatamente complicato. La donna facchino è un salto nel buio, che rende prematura qualsiasi considerazione o ipotesi sul futuro di questa innovazione che per ora va considerata solo per quello che è: concedere anche a una bambina di realizzare il suo sogno. Non uno qualunque. Uno che richiede sacrificio, coraggio e determinazione. Parecchio. E se anche questo sogno finirà con il superamento dell’età per le minimacchine, insegnerà loro che non bisogna mai rinunciare ai sogni, che nulla è impossibile se lo si sa conquistare sul campo con “fede, forza e volontà”: il motto del Sodalizio, valido per chiunque, uomo o donna che sia.