Viterbo, 9 maggio 2024 – Se mille e trecento chili di tritolo della bomba Lady Rose si sono sciolti in modo inoffensivo nell’acqua bollente al poligono di Monteromano, le bollicine di uno spumante sono riuscite a innescare un tipo di deflagrazione che ha superato pure i mille e quattrocento metri di raggio della zona rossa: quella delle critiche. Quella sui social. Non arginabile. Tutto è “esploso” da una foto postata dall’account Comune di Viterbo Informa e che ritrae la sindaca Chiara Frontini e il Prefetto di Viterbo Gennaro Capo che festeggiano insieme ad altri l “Ordigno bellico disinnescato con successo” alle ore 15:08 (Ora di pubblicazione della foto). I varchi sul perimetro della zona rossa sono ancora chiusi: quello sulla rotatoria della Palazzina riaprirà alle 15:23. C’è gente incolonnata che aspetta di fare ritorno a casa. E sotto la foto esplodono i commenti, anche positivi. Ma il plauso è per gli artificieri, le forze dell’ordine e la prefettura. La carica “esplosiva” e distruttrice piove sul Comune e sulla politica. Il commento che riceve più like è senz’altro quello che dice: “Invece di brindare si può sapere se possiamo rientrare a casa o aspettiamo la torta?”. Al polverone sollevato dalla foto, risponderà più tardi lo stesso prefetto in una conferenza stampa: “Commenti comprensibili – dice – forse provenienti da persone che non vedevano l’ora di tornare a casa, arrivati quando stavamo già svuotando la tensostruttura organizzata dalla CRI nella base aeronautica militare. Ma per poter fare questo sgombero in maniera tranquilla, non c’era altro modo che aspettare di dare il via libera per il rientro a casa, perché avremmo rischiato code interminabili di persone in ritorno nelle proprie abitazioni, e la nostra priorità assoluta erano quelle fragili e più delicate”. Da qui la “sfasatura di un quarto d’ora venti minuti”, tra il salto dello spumante e la riapertura dei varchi. “La nostra – prosegue il Prefetto – mi sembra una reazione assolutamente normale, perché siamo stati in tensione per un mese, quando ci hanno dato la notizia che la bomba era stata disinnescata e non c’era più pericolo per le persone, la cosa più naturale è stata quella di stappare la bottiglia di spumante e condividere questo momento di gioia. Credo che anche chi ha scritto questi messaggi, oggi, si renda conto che questa è stata la reale atmosfera di quel momento e nulla di più, non velavamo sminuire l’importanza dell’evento”. Nel generale plauso per l’Esercito e gli artificieri, c’è stato anche chi ha criticato la scelta di dare il nome di Rosa alla bomba. Scelta, invece, apprezzata dai custodi della tradizione, il Sodalizio dei facchini: “Ci ha fatto molto piacere che gli artificieri abbiano avuto questo pensiero verso Santa Rosa”, dice il presidente Massimo Mecarini, spiegando anche il motivo del suo plauso: “Il nome, più che la bomba, vuole, a mio avviso indicare il fatto che quel giorno, in cui fu sganciata su Viterbo, essa non andò a segno e che fu proprio Santa Rosa a proteggere la città. Anche io credo che lo abbia fatto allora, e anche ieri, quando quella bomba è stata disinnescata con successo e senza malaugurate conseguenze”. All’aria frizzantina del web, ha fatto riscontro quella piuttosto tranquilla delle strade. Nessun episodio critico, mentre il temuto sciacallaggio è rimasto solo uno spettro che non si è materializzato, come ha riferito il questore Fausto Vinci. Le operazioni di evacuazione – ha detto – sono iniziate alle ore 6 e si sono protratte per tre ore, tre ore e mezza. Ringrazio tutti i viterbesi per la grande collaborazione. Non si è registrata alcuna criticità riguardo alle persone che stavano lasciando la zona rossa. Non ci sono state situazioni particolari”, ha proseguito Vinci. ” Non ci sono stati blocchi sulle arterie che conducevano alla città. Sono assolutamente contento di come siano andate le cose. Tutto sereno e tranquillo”, ha concluso Vinci. Probabilmente lo schieramento dei nove droni hanno scoraggiato i malintenzionati. Tour de force per la Polizia Municipale: “55 varchi presidiati con oltre 75 agenti, dalle 5:30 alle 10:30, per dieci ore consecutive. Siamo troppo pochi per darci il cambio”, ha detto il comandante Mauro Vinciotti che, però, ha potuto contare sugli “automobilisti” che in questa occasione sono stati “tutti disciplinati e corretti”.