Viterbo, aeroporto su due rotte diverse: piccolo scalo turistico o terzo aeroporto del Lazio?
Viterbo, 9 gennaio 2023 – A Viterbo si torna a parlare di aeroporto. L’ha fatto l’on. Mauro Rotelli quando ha comunicato qualche giorno fa la «riunione avvenuta il 21 dicembre nel capoluogo della Tuscia tra ENAC, ente nazionale per l’aviazione civile, l’Aeronautica Militare e l’Esercito Italiano per programmare alcuni interventi relativi all’aeroporto e stanziare 200 mila euro, il doppio di quelli previsti nel 2021, per la sistemazione di alcune infrastrutture e la viabilità interna», ma soprattutto per definire lo «scalo viterbese come aeroporto di “primo livello”, inserendolo in una rete di aeroporti di cui fa parte anche il vicino aeroporto di Roma-Urbe».
Se Mauro Rotelli (FDI) plaude a questa scelta, il consigliere comunale della Lega, Andrea Micci, un paio di mesi fa l’aveva pesantemente cassata in consiglio comunale: «Una cosa gravissima per Viterbo – aveva detto – hanno relegato lo scalo viterbese ad un semplice collegamento con l’aeroporto di Roma Urbe», aveva detto il leghista, chiedendo alla sindaca Chiara Frontini se il comune di Viterbo intendesse presentare delle osservazioni sul punto al Piano nazionale aeroporti.
«È come se ci avessero detto che l’aeroporto non lo faremo mai – aveva insistito Micci – Non vogliamo essere come Ciampino, ma possiamo immaginare un modello aeroportuale come quello di Perugia. Possiamo puntare a questo. In questo piano, però, si fa una retromarcia paurosa su quello che era il precedente piano 2019, il quale, dopo una serie di criticità rilevate su Ciampino, individuava Viterbo come possibile terzo scalo del Lazio» aveva detto Andrea Micci. E proprio su questa ipotesi il comitato per l’aeroporto è tornato a farsi sentire, inviando qualche tempo fa la richiesta ai Comuni di presentare osservazioni al piano Enac in merito alla classificazione dello scalo viterbese: «Il gruppo sta crescendo in maniera esponenziale – dice Giovanni Bartoletti – Il Tar e il Consiglio di Stato hanno quasi dimezzato il traffico su Ciampino e hanno bocciato la quarta pista di Fiumicino, il traffico aereo sta crescendo, la soluzione è Viterbo». Ma il terzo scalo del Lazio incassa il no della sindaca Frontini, espresso nello stesso consiglio comunale: «Questa amministrazione – aveva replicato la sindaca al consigliere Micci – punta sulla sostenibilità ambientale, sul turismo lento. La nostra visione non è compatibile con il terzo scalo del Lazio». Ma, sempre secondo Bartoletti, a non essere fattibile sarebbero i «piccoli aeroporti che sono stati bocciati dalla commissione Trasporti della Camera – spiega – poiché, a seguito di uno studio approfondito sul sistema aeroportuale italiano, si è arrivati alla conclusione che solo gli aeroporti di grandi dimensioni potranno essere sovvenzionati dallo Stato, mentre i piccoli dovranno essere pagati dagli enti che li vogliono, che sia Comune, Provincia o Regione».

La storia dell’aeroporto, dunque, riprende vigore, e promette di scrivere capitoli al peperoncino con la classe politica divisa su due rotte diverse. Se a Palazzo dei Priori la sindaca Frontini ha detto no al terzo scalo del Lazio a Viterbo, a pochi metri, a Palazzo Gentili, il presidente della Provincia, Alessandro Romoli, avrebbe detto di sì, presentando le «osservazioni al piano dell’Enac», informa sempre Bartoletti. La storia dell’aeroporto viterbese inizia da lontano. Giulio Marini ne fu uno dei protagonisti e oggi la racconta: «Nel 2007 il ministro alle Infrastrutture, Bianchi, presentò alla sede della Provincia l’ipotesi progettuale dell’aeroporto a Viterbo. L’idea divenne formale nel Mille proroghe, nel 2008, approvato con grande maggioranza dall’allora governo Prodi e da diversi gruppi di opposizione. Il 28 aprile 2008 vinse le elezioni Berlusconi e si diede vita alla fase progettuale dell’aeroporto a Viterbo. A settembre 2011 il compianto ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, nell’ultima conferenza della cabina di regia mi comunicava che potevo fare la variante al Piano Regolatore», dice Marini. L’aeroporto era a un passo. Ma l’allora sindaco fu cauto: «Risposi che quando avessi visto il documento, avrei proceduto con la variante», dice ancora Marini. Ma arrivano le «dimissioni di Berlusconi e subentra il governo Monti che il 22 dicembre, a sette giorni dalla chiusura della legislatura, compreso vigilia, Natale e Santo Stefano, con un dpcm firmato con Passera cancellò l’aeroporto di Viterbo. Fu un furto – dice Marini – perché non era lo strumento che avrebbe potuto cancellare l’aeroporto. Conte ci ha insegnato cosa significa Dpcm, un provvedimento richiesto per massima urgenza, e questa non c’era per dover cancellare l’aeroporto. Fu fatto a fine legislatura e con un provvedimento non consono che spazzò via quelli approvati dai governi precedenti. Fu un furto sia dal punto di vista politico sia amministrativo. Il terzo scalo a Viterbo fu cancellato a favore di Fiumicino. Le conseguenze le ha subite Alitalia che si è ritrovata la concorrenza di voli low cost in casa. Non sono contrario a un aeroporto turistico, ma credo che non sia sufficiente a innescare quello slancio infrastrutturale di cui Viterbo ha bisogno», conclude Marini. La storia dell’aeroporto, insomma, è appena ricominciata e chissà su quale rotta aspetta l’agognato lieto fine.
Tiziana Mancinelli
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