Home Cronaca Bagnaia, Sant’Antonio: brucia il fuoco, arde la tradizione.

Bagnaia, Sant’Antonio: brucia il fuoco, arde la tradizione.

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Viterbo – “Nelle campagne raccoglievano la cenere e la spargevano per i campi e nelle stalle, convinti che fosse di buon auspicio per la semina e il bestiame“. Lo ricorda il vescovo Lino Fumagalli poco prima dell’accensione del fuoco di Sant’Antonio a Bagnaia, stasera, 16 gennaio, 2020. E se anche le ceneri del “focarone” domattina saranno raccolte dal servizio di igiene urbana del Comune e buttate nella pattumiera, piuttosto che nei campi, la tradizione del Sacro Fuoco non si spegne, anzi, sopravvive e si consolida. Pare che il Comune sia anche intenzionato a inserire l’evento in una delle convenzioni con il settore Cultura. Ma quel che è più importante sottolineare è a caratteristica propria di questo evento: una tradizione “vecchia come il cucco”, portata avanti da ragazzi giovanissimi. Il comitato del Sacro Fuoco, infatti, è formato da tantissimi ragazzi che tutto l’anno lavorano in vista di questa serata, andando a procurare legna nei boschi. E, forse, questa è la cosa più bella, vedere che i giovani, il domani  del mondo, sia capace di conservare e tramandare avanti nel tempo un patrimonio di usanze e valori tanto antichi, e per questo radicati nell’animo più genuino e autentico dell’uomo. E a Viterbo, questo si verifica non solo per la tradizione del focarone. Basti pensare ai mini facchini di Santa Rosa. Anche stasera, quindi, il focarone di Bagnaia ha alzato la sua lunga chioma di fumo, prima di esplodere in mille fiamme colorate. E, questa, è una cosa tutta moderna. Mancherà la suggestione della campagna e delle foreste dove anticamente i grandi fuochi venivano accesi, addirittura molti secoli prima di Sant’Antonio, per festeggiare la fine dell’inverno e l’imminente arrivo della primavera, ma i ragazzi del focarone di Bagnaia sanno come rimediare. Non appena la colonna di fumo sale in cielo, un faro dal palco in fondo alla piazza la illumina di devesi colori: prima verde, poi viola, poi azzurro, e il fuoco sembra più vivo che mai, un quadro di un astrattista che mescola i colori, dando forma alle sue visioni che si rincorrono sulla tela nera della notte, finché la fiamma esplode e conquista l’arazzo: il fuoco vince, il calore invade la piazza, la primavera è vicina. Non così tanto. Ma questa è l’antica tradizione, non casualmente collocata dopo il solstizio invernale: Natale. Anche il sindaco, da parte sua ne vorrebbe inizia una: “Mi raccomando, ragazzi – dice – stasera divertitevi, ma poco alcol e più cioccolata”.

Tiziana Mancinelli

mancinellitiziana@gmail.com

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.