Centro storico, zona critica, un altro reato: “presunta violenza sessuale su due bambine. Arrestato un pakistano”.
Viterbo – “Pakistano, residente a Viterbo, con regolare permesso di soggiorno: questa mattina abbiamo eseguito nei suoi confronti una misura di custodia cautelare in carcere“. Nei suoi confronti c’è l’accusa di “violenza sessuale verso due bambine di 11 e 13 anni“. A parlare è il questore di Viterbo, Massimo Macera, in conferenza stampa stamattina, per comunicare l’ennesimo spiacevole fatto che coinvolge la città di Viterbo. E siamo di nuovo nel centro storico della città, teatro, nemmeno un mese fa, di un atroce delitto. La zona precisa non è stata ancora resa nota, per non compromettere le indagini. Ma Viterbo, dentro le mura, è oramai un mondo “che scotta”. I fatti risalirebbero ai primi giorni di maggio. Li ha ricostruiti la questura avvalendosi dell’ausilio delle telecamere dislocate in città che, ancora una volta, come è già successo per l’omicidio di via San Luca, sono state determinanti nell’imprimere una svolta alle indagini. “Voglio esternare tutta la mia soddisfazione – dice il questore Macera – per avere assicurato alla giustizia il presunto autore di un crimine così bieco. Abbiamo bisogno di dare risposte di questo tipo in questo momento che si registra un aumento del 2,5 dei reati nella provincia di Viterbo. E al riguardo mi preme fare una precisazione: nell’ultimo trimestre 2018 e nel primo del 2019, per quanto riguarda gli stupefacenti, i reati aumentano perché sono di più quelli che vengono denunciati e arrestati dalle forze di polizia“. A ricostruire l’episodio di stamattina che ha portato all’arresto del cittadino pakistano ritenuto il presunto autore della violenza sessuale sulle due bambine, è il capo della squadra mobile, Gian Fabrizio Moschini: “Stamattina abbiamo eseguito l’ordine di custodia cautelare a carico di un cittadino pakistano di 29 anni, regolare sul territorio nazionale e residente a Viterbo”. L’uomo, pare, lavorasse nel settore agricolo come dipendente. “Il reato contestato è violenza sessuale aggravata dall’età delle vittime di 13 e 11 anni, una italiana e una straniera di un paese comunitario”. I fatti sarebbero avvenuti entrambi “nello stesso giorno, il primo a metà pomeriggio, e il secondo a pomeriggio inoltrato, a “distanza di tre ore l’uno dall’altro“. La tecnica sarebbe stata la stessa. “L’uomo si sarebbe avvicinato alle minori, con la scusa di una richiesta di informazioni sulla locazione di un appartamento, passando in tempi molto, molto brevi, repentini, a un approccio sessuale piuttosto spinto, senza, però, arrivare alla violenza completa. Non siamo in pieno stupro – specifica Moschini – perché le bambine, con grande coraggio e presenza di spirito, sono riuscite a divincolarsi, urlando e raccontando tutto ai propri genitori che hanno subito denunciato. Questo testimonia una grande fiducia verso le forze di polizia. È proprio sulla base di quanto ci hanno raccontato, che abbiamo potuto individuare il soggetto. Le bambine erano sole: una tornava da scuola, l’altra era scesa dall’auto per andare a prendere un libro in casa. I genitori, che non si conoscono tra loro e non sapevano gli uni degli altri, nello stesso giorno hanno sporto denuncia – prosegue Moschini – raccontando i due episodi analoghi, e dicendo che le loro bambine erano state avvicinati da un uomo origine straniera extraeuropea. Non parliamo di uno stupro avvenuto, ma con la riforma del diritto penale sui reati sessuali si è ampliata la soglia di punibilità, e rientra nella sfera penalmente perseguibile l’approccio avanzato che lede la sfera sessuale di una persona, senza necessariamente comportare la violenza completa. Nella fattispecie non siamo all’interno dello strupro, ma siamo nel pieno del penalmente rilevante. In base alle informazioni rilasciate, abbiamo ottenuto elementi importanti, anche sul quando e sul dove, abbiamo visionato con molta attenzione i filmati delle video camere presenti in zona e abbiamo individuato un uomo. Le bambine, poi, sono state ascoltate in audizione protetta e hanno riconosciuto entrambe la stessa persona in un fascicolo con numerosi volti”. Da qui la richiesta, ascolta dal gip, della misura cautelare in carcere del presunto autore dei fatti. Ma l’inchiesta potrebbe riservare altri colpi di scena.