Home Cronaca Coronavirus: cinesi in mascherina nei negozi. Qualcuno si avvolge nel cellophane.

Coronavirus: cinesi in mascherina nei negozi. Qualcuno si avvolge nel cellophane.

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Viterbo – Il coronavirus sta cambiando i modi di vivere, anche se non di tutti, visto che nonostante la raccomandazioni di restare a casa, molte persone si sono riversate sulle piste da sci e in altri luoghi di aggregazione, e sta lanciando nuove mode. La classica mini bottiglietta di Amuchina è diventata un accessorio immancabile, soprattutto nelle borse delle donne, dove contende il podio allo smartphone, addirittura, ci sono poi le mascherine, alcuni le mettono per andare in giro, qualcuno più azzardato sfoggia pure qualche guanto sterile, poi c’è quel famoso metro, diventato la distanza di sicurezza verso chiunque, perché oramai il virus potrebbe stare ovunque. Quando è partito dalla Cina, i principali indiziati erano uomini e donne con gli occhi a mandorla. Negozi e ristoranti cinesi svuotati, e diffidenza verso il popolo asiatico che ha rischiato, per un po’, di venire marginalizzato. Finché la situazione non si è capovolta. Ora, il grande untore, almeno in Europa, sembra essere diventato l’Italia, anche se, da qualche giorno, è circolata la notizia che il paziente che avrebbe importato il virus in Europa, sarebbe un tedesco. Dunque alla Germania andrebbe il “merito” di aver  aperto le porte europee al coronavirus. Ma era inevitabile che accadesse. Considerati gli intensi e fitti scambi commerciali che oramai legano ogni paese del mondo, con la libera circolazione anche delle persone, pensare che il virus rimanesse confinato in Cina, era, francamente, un po’ fiabesco. Per un po’, però, l’Italia è stata al centro della cartina dei contagi, il grande untore, appunto, da sfottere per alcuni, come il video francese sulla “Pizza corona”, infetta, da isolare, come hanno fatto altri Paesi, giustamente, visto che l’unica cura certa è fermare la catena del contagio. Ma il coronavirus cammina, non fa sconti a nessuno, non guarda in faccia a nessuno, e se l’Italia, con il grande numero di tamponi praticati, è risultata essere inizialmente il Paese maggiormente contagiato, gli altri Paesi europei che, probabilmente, questo controllo così diffuso non l’hanno effettuato, ora si ritrovano con l’esplosione dei casi positivi che vengono a galla con i sintomi. Coronavirus che non si è fatto scrupolo a intaccare la classe in un certo senso privilegiata della società, la politica, che, con la grande quantità di contatti e relazioni, in queso caso, rischia invece di diventare la fascia più fragile. Di ieri la notizia della positività al Covid19 del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Ora si teme che al suo, possano seguire altri eclatanti contagi, visto che il segretario nazionale del Pd, con il virus in corpo a sua insaputa, ovviamente, in questi giorni, ha incontrato e stretto le mani a mezzo mondo, a cominciare dal premier Conte. Poi ci sono i cinesi. La faccia del virus non è più quella loro. Oramai, con il contagio diffuso in tutto il mondo, a trasmettere il virus potrebbe essere chiunque,  di qualunque nazionalità, ceto sociale, cultura o religione. Potrebbe essere il vicino di casa, l’estraneo che beve il caffè a meno di una metro da te in un bar, quello che sta in fila dietro di te alla cassa del supermercato. Quello, che non vedrai mai, che ha appena consegnato alla cassiera i soldi che passeranno come “resto” nelle tue mani. Il virus, dice, dura giorni sugli oggetti. E non importa quale Dio hai: il coronavirus non prega. Ma va comunque in chiesa: arrivano contagi anche in Vaticano e ansia per Papa Bergoglio. Mentre dalle chiese sparisce l’acqua santa e la stretta di mano. I tempi dello schiaffo all’asiatica sono lontani, il virus ha spento tutto, anche l’ironia di massa sul social che prediligeva Papa Bergoglio come bersaglio esclusivo, ora viaggia in altre direzione. Cavalca un’altra onda. Quella del minuscolo microbo che sta soverchiando le regole economiche, cambiando i modelli consolidati come il globalismo, annientando il consumismo di massa, quel microbo invisibile che riesce  a mandare su e giù la borsa e a bruciare milioni di soldi in tutte le valute.  È anche quello che sta riducendo l’inquinamento planetario. E per questo, se non uccidesse e mettesse in ginocchio l’economia, risulterebbe quasi simpatico. Il coronavirus è ovunque, nel corpo dei contagiati, di chi sta male e di chi sta bene. Ma, soprattutto, è nella mente di tutti. Indistintamente.  Il social non parla d’altro. La fantasia degli internauti, come il virus, non conosce limiti. E il popolo italiano incline per sua natura alla burla,  riesce spesso a tramutare la paura in una risata. A scatenarsi è anche la fantasia del popolo cinese: in un negozio arriva il cappello con mascherina incorporata. Nelle attività commerciali gestite dai cinesi le precauzioni sono al massimo. Ora sono loro a sospettare di chiunque. Come chiunque sospetta di ogni persona. Tutte le cassiere nei negozi gestiti da cinesi, indossano mascherine. E c’è chi si sbizzarrisce ed esorcizza  la paura della contaminazione rinchiudendosi dentro una cabina sterilizzata allestita con una tovaglia di plastica trasparente che gira tutta intorno alla cassa e isola la cassiera dal mondo esterno. Insomma se ne vedono un po’ di tutti i colori. La fantasia corre più del contagio.

Tiziana Mancinelli

mancinellitiziana@gmail.com

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.