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Dies Natalis, Ascenzi: “Avrà i toni caldi della Viterbo di qualche tempo fa”.

Dies Natalis, Ascenzi: “Avrà i toni caldi della Viterbo di qualche tempo fa”.

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Viterbo, 30 luglio 2024 – Dies Natalis una nuova macchina, una nuova visione, tre sante, anziché una sola, una statua di Rosa posta al centro della base, un’altra a metà macchina e la terza in alto, ma non al di sopra della croce, che prende il posto occupato fino ad oggi dalla figura di Rosina, in cima a Dies. Tre statue che raccontano tre fasi diverse della vita terrena e spirituale della santa Bambina.

Dies Natalis, macchina di santa Rosa di Raffaele Ascenzi, durante la prova del traliccio del 7 luglio 2024.Raffaele Ascenzi inaugura, così, una nuova era della Macchina di Santa Rosa, e lo fa attualizzando il concetto di tempo circolare, ossia dell’eterno ritorno. Tutto ricomincia da dove è finito, e ogni cosa termina dove c’è un nuovo inizio. Lo è per la morte che segna una rinascita. Lo è per Dies Natalis che chiude un cerchio, riannodando i fili del passato, andando a recuperare la memoria delle prime Macchine per riscrivere il futuro. Morte e rinascita sono centrale in Dies Natalis, la cui base accoglie il corpo senza vita della Santa che in quello stesso momento rinasce nella sua forma spirituale. Il suo corpo senza vita è circondato tra quattro figure di angeli, una delle quali legata a un ricordo molto caro all’ideatore che rinvia ad un altro momento la rivelazione di questo piccolo enigma.

È un Ascenzi soddisfatto quello che parla della sua nuova creatura, consapevole di avere toccato il punto più alto della sua ricerca, ma conscio del fatto che si può continuare ad andare oltre, anche se sarà molto difficile, come ha già detto nella conferenza stampa al termine della prova del traliccio. Oggi, a pochi giorni dall’arrivo di Dies Natalis al cantiere di San Sisto ,dove, peraltro a fine settimana, massimo inizio della prossima, sarà completato il ponteggio, torna a parlare della sua creazione.

Un particolare di Dies Natalis

Ben 49 statue, nessuna uguale all’altra, riprodotte scannerizzando persone reali. Ne esce una narrazione che non si affida più solo al significato celato del simbolo, ma viene palesata attraverso dei veri e propri personaggi in relazione tra loro, sculture inserite all’interno di Dies Natalis e lungo tutta la sua altezza di 28 metri.

Dalla macchina di Papini del 1827, che ha suggerito la riproposizione di una scena legata alla morte della Santa sulla base, al quadro dell’artista Roberto Ferri, dove la plasticità delle forme ha sagomato la figura di Rosa nel concio più alto della Macchina. Anche l’illuminazione sarà qualcosa di inedito: luce calda sul colore della pietra. Dies Natalis, infatti, non è bianca, ma di una tonalità più chiara del peperino. “L’illuminazione avrà i toni caldi della Viterbo di qualche tempo fa”, dice Ascenzi. Le luci dorate e soffuse di San Pellegrino per capirci.

Dies Natalis, macchina di santa Rosa di Raffaele Ascenzi, durante la prova del traliccio del 7 luglio 2024.Ascenzi che ha ricevuto anche il premio Efebo a Sutri, anche detto dai facchini, l’architetto santarosaro, che pure quando non è al suo tavolo di lavoro, ha sempre i ricettori accesi per cogliere l’ispirazione che si cela in ciò che lo circonda, svela un altro particolare  della gestazione dell’idea di Dies Natalis: “Oltre un anno fa ero interessato ai quadri di Roberto Ferri“, spiega, sottolineando come sia rimasto colpito “dall’intreccio suggestivo dei corpi. Ho notato una donna nella posizione di alzare un braccio verso il cielo e quindi da lì sono partito per comporre una macchina. Ho anche  contattato il maestro Ferri, ero quasi tentato di dirgli se voleva unirsi a me per collaborare. Poi, in realtà, da una macchina molto scultorea, sono passato a queste altre forme più architettoniche.

C’è molta architettura in Dies Natalis e un richiamo alle macchine del passato. Di quella idea iniziale, ho mantenuto solo quella posizione che ha questa donna, portata in cielo, in alto. La scelta dei modelli, invece, è stata dettata anche dal fatto che dovevano essere di estrema fiducia per me, perché era un concorso anonimo. Questa idea di usare dei corpi veri da scansionare, era molto forte, poi, però, si è rivelata vincente. Era necessario mantenere la massima segretezza”, spiega Ascenzi. E così sono finiti  dentro il mondo narrativo di Dies Natalis “le figure dei collaboratori, i miei familiari, ragazze non viterbesi, per le quali entrare nel discorso Santa Rosa era più complesso rispetto a qualcuno della città”, dice riguardo alla necessità di riservatezza. Finisce dentro Dies Natalis anche il vicino di casa di Ascenzi, “Alberto Mezzetti, l’ho coinvolto  per la figura dell’angelo muscoloso, quello che doveva sollevare il corpo di  questa donna”, dice parlando dell’idea iniziale avuta dal quadro di Ferri, poi, “sono state fatte scelte progettuali diverse”, anche se Mezzetti, è comunque finito in posizione sempre centrale, tra gli angeli raccolti in preghiera intorno al corpo della santa, destinati a rivelare un’altra sorpresa sulla quale Ascenzi ancora non si sbottona.

Basti tenere a mente che i quattro angeli che custodiscono il corpo senza vita della Santa, ed evocano il primo trasporto dal quale tutto è nato, riproducono una scena molto focale di tutta la narrazione di Dies Natalis. “La base scatta un’istantanea del 6 marzo 1251, giorno della morte di Rosa – dice Ascenzi –  a metà macchina la ritroviamo mentre sta compiendo la sua resurrezione del corpo e dell’anima, sorretta da un coro di angeli che l’accompagnano verso l’alto. Questa era l’unica statua di Santa Rosa presente durante la prova del traliccio. Proprio ieri abbiamo fresato la statua che andrà in cima”, continua.

Per ultima sarà fresata quella che sta alla base, che, secondo Ascenzi, “sarà quella che trasmetterà le emozioni più grandi, da questa figura – dice – traspare molta dolcezza, come i personaggi che le stanno intorno e che mettono in scena una giornata triste, ma anche piena di speranza, quella che auspico  avranno tutti quelli che assisteranno al trasporto, un sentimento di gioia”, perché il giorno della morte è quello della rinascita nell’eternità, quella che sorregge il rinnovarsi perpetuo della tradizione del trasporto in memoria di Rosa.

Poiché in cima alla Macchina, contrariamente a quelle che l’hanno preceduta recentemente, c’è una croce e non la Santa, si potrebbe pensare che quest’anno venga meno la tradizionale salita con il cestello del costruttore fino in cima alla Macchina per collocare la sua figura. Momento che ha regalato anche episodi divertenti, come quando il braccio meccanico si è fermato per parecchi minuti a metà con il sindaco Frontini a bordo. Attimi  di suspense subito rientrati senza difficoltà. Forse, però, la salita con il cestello, oramai anch’essa una tradizione, alla fine sarà mantenuta.  “Potremmo farlo per mettere la statua  che si trova più in alto, dentro il quinto tronco, ci stiamo pensando”, dice Ascenzi. Anche su Dies Natalis dovrebbe esserci ancora l’urna che durante l’anno raccoglie i biglietti con le preghiere dei fedeli al monastero di Santa Rosa. Pensieri che saranno simboleggiati dalle miriadi di foglioline luccicanti in alluminio che si trovano all’interno delle guglie della Macchina.

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.