Home Cronaca Senza Film Commission, Viterbo nei film, ma nessuno lo sa, perché ha il nome di altre città.
Senza Film Commission, Viterbo nei film, ma nessuno lo sa, perché ha il nome di altre città.

Senza Film Commission, Viterbo nei film, ma nessuno lo sa, perché ha il nome di altre città.

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Viterbo, 20 novembre 2023 – Viterbo presente in pellicole cinematografiche anche importanti: ma chi lo sa? Fuori della Tuscia praticamente nessuno. L’immagine di Viterbo farà pure il giro del mondo, ma lo fa con il nome di altre città a cui presta “la faccia”: Roma, Firenze, Londra, Parigi, menzionate nella trama. L’orgoglio, la gioia e il compiacimento di essere dentro la “macchina da presa” è una fiamma momentanea che si smorza con l’ultimo ciak, non appena  i riflettori si spengono e la cittadina viterbese torna ad essere quello che è tutti i giorni: con i problemi delle buche, dell’erba alta, del traffico impazzito e del centro storico, lo stesso delle produzioni cinematografiche di grido, che si spopola, e a urlare resta solo la rabbia dei residenti.

Si potrebbe fare un inciso sotto lo stemma della città: “Leone, sì, ma per un giorno”,  è stato questo il destino, almeno finora, di Viterbo con la sua declinazione “Città del cinema”, contro il quale, fino ad oggi, si è duellato con l’asta metallica di una serie di paline informative dislocate in vari punti della città che informano il turista che il vicolo o la piazza su cui sta camminando, oltre che dai papi, è stata calpestata pure dai divi dei nostri tempi.  Una promozione del tutto insufficiente a far sapere oltre i confini provinciali e nazionali che quelle che scorrono nei film non sono le vie e le piazze di Roma o di Firenze, ma di Viterbo.  La ricaduta di immagine derivante dal finire dentro ad una pellicola in cui si interpreta un’altra città,  resta il più delle volte confinata alla pagina social dei cittadini che hanno incontrato i nomi famosi passati da qui  e hanno consegnato all’immortalità del web un selfie patinato.

Per il resto, c’è da affidarsi alla speranza che gli spettatori restino incollati allo schermo fino ai titoli di coda, alla fine del film, quando, a volte, ma non sempre, Viterbo è sfilata tra i nomi dei macchinisti, i costumisti, gli scenografi, nel mondo del dietro le quinte, sicuramente importante, ma non visibile. Veramente ci si può accontentare di questo? O anche solo del fatto che il personale delle varie produzioni televisive e cinematografiche consumi nei ristoranti, riempia le stanze di albergo e paghi il suolo pubblico?  Oppure considerando la continuità, l’importanza, la frequenza con cui Viterbo finisce “protagonista”, seppur anonima, di film è il caso di puntare a qualcosa di più?

Come ad esempio, dare vita a una “Film Commission” come già avviene in altre città, in forma di un’associazione o di una fondazione, esterna al Comune, che “professionalmente” operi per far conoscere al di fuori della cinta muraria, che quei  paesaggi naturali e urbani che si vedono in certi film sono quelli di Viterbo e non di altre località.  Una Film commission di questo tipo, ovviamente non ha nulla a che vedere  con l’ufficio comunale  attualmente preposto all’espletamento delle cose burocratiche, riguardo a suolo pubblico e raccordo con gli altri uffici ai fini di supportare le produzioni nell’iter amministrativo. La Film Commission che manca a Viterbo è un’altra cosa. Essa dovrebbe svolgere delle funzioni precise, prima tra tutte proprio quella di promuovere la città come terra di cinema, e far sapere, ad esempio, che a Villa Lante sono stati girati i Vitelloni, Palazzo Papale è diventata Palazzo Ducale di Otello di Orson Welles, con la loggia sospesa sul mare. E così via.  Le Film Commission solitamente hanno anche il compito di stilare un catalogo di location da mettere a disposizione delle società cinematografiche, un data base di professionalità presenti sul territorio, dalle comparse alla manovalanza, dato che molto spesso le società di produzione si appoggiano proprio al territorio per reperire le figure necessarie. Si occupano anche di sollecitare le varie case di produzione a venire a girare nel territorio che rappresentano, differenziando anche le agevolazioni in considerazione del fatto che Viterbo appaia nella pellicola con il proprio nome o con quello di un altro luogo. Una vera e  propria azione di marketing territoriale che a Viterbo va intrapresa prima possibile, prima che i riflettori si spengano, e a raccontare di “Viterbo, città del cinema” restino solo i sorrisi “amari” di un selfie rubato per caso in un angolo di San Pellegrino.

Tiziana Mancinelli

 

VIA VILLANOVA 16 – VITERBO
Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.