Viterbo, 3 settembre 2021 – La macchina si accende, ma la gioia è amara. C’è tristezza tra i facchini, ad ammetterlo è lo stesso presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, presente ieri sera all’accensione di Gloria a Piazza del Plebiscito. «A quest’ora – dice – eravamo a San Sisto pronti per partire. C’è amarezza e tristezza. Il montaggio della macchina è un piccolo segno di speranza». Una piccola rappresentanza di facchini in giacca e cravatta ha presenziato all’accensione i Gloria. Alcuni sono rimasti tra la folla, tanti altri a casa «Con il groppo in gola», dice Mecarini: «Alcuni mi hanno telefonato dicendomi che non sarebbero venuti perché altrimenti gli si sarebbe presa male.
Hanno preferito restare lontani». È questo il motivo dell’assenza di molti, nessuna protesta, nessun dispetto, ma una scelta le cui motivazioni vanno ricercate in quel profondo universo emotivo che lega il facchino alla macchina e che, forse, è proprio quella forza che non solo la fa muovere, ma sprigiona quella magia in grado di catturare e affascinare anche chi la vede per la prima volta in quella manciata di ore che durano secoli in cui attraversa la città. «Stare qui sotto fa venire voglia di tirarla su e portarla a casa», dice Mecarini. Del resto il capo facchino, Sandro Rossi, in una battuta lo aveva anche detto: «Se veniamo giù, la portiamo via». E chissà che molti non siano venuti, proprio perché la macchina, almeno stasera, era destinata a restare lì, fino al 13 settembre, immobile sulle zavorre di cemento che la tengono ancorata a terra. Ferma. Perché il grande assente di questa serata è proprio il “Trasporto”, quello che resta mentre le macchine e gli uomini passano, quello che è stato riconosciuto come “Patrimonio dell’Umanità”, perché esso è la vera linfa di questa tradizione, quello che dà vita a tutto ciò che ruota nel mondo di Rosa. «Quella sera del 3 siamo tutti facchini, non solo noi che siamo sotto la macchina, ma tutti, gli addetti ai lavori e anche i cittadini – prosegue Mecarini -. Quelli che amano la festa e sono devoti a Santa Rosa stanno soffrendo». Il sogno di molti, ora, in prima fila del Sodalizio, è quello di fare un trasporto straordinario che il sindaco ha già detto potrebbe avvenire «a primavera inoltrata, tra maggio e giugno 2022, se le condizioni sanitarie lo permetteranno e, dunque, potranno svolgersi questo tipo di eventi senza troppe restrizioni», riferisce Mecarini. «Sarà importante sapere la data – aggiunge – perché ci dobbiamo preparare due, tre mesi prima, per fare le visite mediche, le prove di portata, quelle di recupero. Se alla fine non si potrà organizzare il trasporto straordinario – conclude – speriamo si possa fare almeno quello del 3 settembre 2022».