Home Cronaca Governo a un passo dal baratro, probabile rottura e la conta in Senato.
Governo a un passo dal baratro, probabile rottura e la conta in Senato.

Governo a un passo dal baratro, probabile rottura e la conta in Senato.

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Nazionale,  8 gennaio 2021 – «A un passo dal baratro: la rottura e la conta, in Aula al Senato. Si trova lì, il governo Conte 2. La crisi si avvita: la nuova bozza di Recovery plan, inviata ai partiti dopo ore di tensione e “irritazione” tra Iv e gli alleati, non sembra soddisfare Italia viva. E come una partita a poker, dopo la disponibilità al dialogo e al rimpasto data da Giuseppe ConteMatteo Renzi prova a rilanciare e lasciare al premier il cerino della crisi». Lo scrive l’Ansa, mentre a Palazzo Chigi è in corso la riunione del presidente del consiglio, Giuseppe Conte,  con i capi delegazione. Sul tavolo il Recovery plan e il destino del Conte 2. Alla riunione Italia Viva si sarebbe presentata con l’elenco dei 62 punti inviati a Giuseppe Conte il 30 dicembre. Un gesto che non fa ben sperare con cui Italia Viva, forse, vuole sottolineare le mancate risposte sulle proposte presentate. Alla riunione intervengono due delegati per ognuno dei partiti di maggioranza. Presente Dario Franceschini (Pd), Alfonso Bonafede (M5s), Teresa Bellanova (Iv) e Roberto Speranza (Leu).  Alla riunione dovrebbero prendere parte anche i ministri Roberto GualtieriStefano PatuanelliEnzo Amendola e Peppe Provenzano e il sottosegretario Riccardo Fraccaro.

Un vertice anticipato dalle dichiarazioni infuocate del ministro renziano, Teresa Bellanova: «Conte si renda conto che questa esperienza è conclusa e che il governo è al capolinea – ha detto  – Sappiamo che c’è il tentativo di campagna acquisti in corso: purtroppo al premier non sta andando bene. Conte vuole misurarsi con la soluzione dei problemi, allora non minacciasse di andare in Parlamento, perché ci si va e si avanzano le proposte, se si ha il consenso si governa se no si passa la mano. Già oggi ci devono essere dei segnali molto chiari.  Cominci a scendere dal piedistallo. Qui nessuno è insostituibile, non lo sono io, non lo è Iv, non lo è neanche il presidente del Consiglio. Anche il Pd ha posto problemi, poi se si vuole derubricare tutto perché si vuole isolare Renzi, facciano i loro giochetti», ha concluso Bellanova. Più morbida era stata l’altra ministra di Italia Viva, Elena Bonetti: «La Bellanova non ha detto mi dimetto – ha dichiarato a Tagadà su La7  –  ma che questa esperienza di governo, di non condivisione, non vale più. Un metodo sconcertante. Per noi questo approccio è definitivamente concluso. Bellanova ha ragione, siamo arrivati a dover ricevere risposte e offrire una visione chiara, nitida di governo per il Paese. Mi auguro ci sia un sussulto di responsabilità e che questo governo, se ritiene di avere ancora una prospettiva, abbia il coraggio di cambiare metodo di lavoro».

 Per capire a che punto è arrivato lo strappo interno alla maggioranza, bisogna ripercorrere le dichiarazioni dello stesso Matteo Renzi che non solo ha sfidato Conte ad andare in aula a cercare il voto dei responsabili: «È un suo diritto, ma se non ha i numeri, arriva un altro governo», ha detto, ma è tornato a chiedere il Mes, consapevole dell’avversione dei Cinque Stelle per uno strumento di questo tipo. E non solo i pentastellati. «Il Mes non riguarda il Recovery, punto», ha detto ai giornalisti  anche  Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera, entrando a Palazzo Chigi per il vertice sul Recovery fund.  Sulla stessa linea la capogruppo al Senato,  Loredana De Petris: «Dentro questo Parlamento –  ha detto – non c’è nessuna maggioranza che possa approvare una mozione sul Mes e poi non ha nulla a che vedere col Recovery, sono due cose completamente diverse a meno che uno non voglia trovare pretesti». Con il trascorrere delle ore, pare, infatti, che Matteo Renzi sia sempre più deciso ad ottenere la testa di Conte. Da parte sua Zingaretti cerca gettare acqua su una situazione incandescente e sempre più fuori controllo. «Facciamo appello alla responsabilità, che non è immobilismo o subalternità, ma protagonismo e sforzo unitario per risolvere i problemi. Abbiamo davanti un’occasione storica per Italia. Torniamo a dare la priorità al bene comune dell’Italia», ha detto alla direzione del partito. «Non è il tempo delle barricate, ma, come ha indicato il presidente Mattarella, quello dei costruttori, della collaborazione e della coesione, per indicare e costruire la strada per un futuro migliore da lasciare alle generazioni che verranno», ha detto Zingaretti che in questi giorni aveva agitato, più volte, lo spettro di elezioni anticipate, nella speranza di spegnere l’effervescenza di Italia Viva. Una “minaccia” che ha lasciato indifferente i renziani, convinti che a non volere le elezioni anticipate in maggioranza siano parecchi. Se rottura sarà, si scommette ora sul “momento” in cui potrebbe essere ufficializzata. Si era detto che al prossimo consiglio dei ministri le due ministre renziane, Bellanova e Bonetti, si sarebbero potute dimettere. Ma il Cdm non è stato ancora convocato.

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.