Viterbo, 17 dicembre 2022 – Tonfo dell’evento organizzato dal comune di Viterbo: “Non chiamatela Notte Bianca”. In effetti quella di ieri sera è sembrata più che altro una giornata qualunque.
Un sabato come tanti per il centro storico di Viterbo: il maltempo si è calmato, la temperatura ha iniziato a risalire, e la gente se n’è andata da qualche altra parte. C’è solo l’usuale movimento lungo il Corso e le vie limitrofe del week end. All’ora di cena, però, le piazze e le vie hanno iniziato a svuotarsi, come accade ogni settimana, nonostante l’Amministrazione comunale abbia lanciato l’evento “Non chiamatela Notte Bianca” con negozi aperti fino a tardi e animazione di piazza nelle ore serali.
L’unico movimento che si è notato è stato quello che a San Pellegrino assicura la clientela abituale di ogni sabato sera dei locali che si trovano in questa zona. Ma nessun pienone da nessuna parte. Nemmeno qualcosa che ci si avvicini. In realtà un vero e proprio deserto. Qualche sparuto gruppetto qua e là che si è rapidamente dissolto nella serata triste e spenta di un centro storico che, probabilmente, aveva poco da offrire per chi ha deciso di passare questo week end prima di Natale da qualche altra parte. Quasi tutti.
E chissà che gran parte dei viterbesi non abbiano preferito all’offerta del centro storico viterbese addirittura il divano di casa. Magari organizzando qualche cena casalinga piuttosto che uscire e non avere nemmeno il piacere di farsi una pizzetta fritta per strada, vista l’assenza degli stand come ogni anno. Certo è che Viterbo dentro le mura ieri sera assomigliava a un desolante deserto, che cantava in filodiffusione la propria malinconia. Uno scenario che ricorda i peggiori periodi del Covid, quando per strada era vietato assembrarsi, incontrarsi, relazionarsi. Stavolta la pandemia non c’entra nulla. Non c’era nessuna restrizione. E nemmeno il maltempo. Le temperature, per il mese di dicembre, ieri sera erano piuttosto clementi. C’era solo un’offerta che evidentemente non deve essersi rivelata attrattiva per tutti quelli che hanno preferito fare altro. Come depennare il centro storico di Viterbo dal loro itinerario del tempo libero.
Quasi vuota piazza della Morte fino a piazza San Lorenzo, dove quest’anno, a parte una stella gigante, non sono state messe né attrazioni natalizie, né stand e food. L’area ieri sera era buia e spopolata. Deserta piazza del Gesù. Gli ombrelloni dei ristoranti chiusi e i tavoli impilati fanno il resto. Titoli di coda sul sogno di una città viva. Un quadro di desolazione. Non pare nemmeno Natale. Quasi deserta pure piazza San Lorenzo. Piazza del Plebiscito con la pista di pattinaggio, l’albero acceso e la mostra di Michelangelo e Palazzo dei Priori aperto, è anch’essa semivuota, riempita dalle bolle di sapone degli animatori chiamati dal Comune che fanno la loro performance per qualche bambino qua e là, che con la propria famiglia è venuto a scoprire una notte che non si può chiamare nemmeno bianca. E, infatti, non lo è. Sembra un giorno come tanti per il centro storico di Viterbo. Quelli in cui attraversi di corsa la piazza vuota, prendi l’auto e te ne vai da qualche altra parte a passare la serata.

La gente poca. L’evento del Comune sembra non aver portato assolutamente nulla al flusso ordinario di persone che incontri il sabato da queste parti. Anzi, forse, siamo addirittura al di sotto di quello pure, perché in questi periodi, in giro per la Provincia e per l’Italia, qualcosa c’è, e chi il sabato abitualmente veniva a passare il tempo nel capoluogo della Tuscia, ieri sera, una sera di festa pre-naltalizia, forse ha cambiato impostazione sul navigatore. Praticamente vuota via San Lorenzo, così come anche piazza delle Erbe. Un discreto movimento si è notato in zona Corso durante il pomeriggio: ma pare quello che tornerà ogni week end anche senza notti bianche o chissà di che altro colore. Quelle persone che , appunto, frequentano abitualmente il centro viterbese il fine settimana. A questo punto c’è da chiedersi per chissà quanto altro tempo ancora.
Se c’è qualcosa che la Notte (non) Bianca ha messo in evidenza ieri sera è un centro storico che pare in rapido declino, mentre altrove il Natale si sta rivelando un’occasione di rilancio dopo il lungo periodo pandemico. E ora c’è da porsi delle domande su tutto ciò e avviare immediatamente le opportune azioni correttive se si vuole evitare che la città imbocchi definitivamente una pericolosa spirale di decadenza. C’è da interrogarsi sulle azioni messe in campo per rivitalizzare un centro storico che ieri ha dato più l’impressione di un malato terminale che qualcosa in procinto di affacciarsi su una nuova, brillante, vita.
Si attendono notizie anche da quel ristorante diffuso che pare sarebbe dovuto tenersi al Sacrario, di fronte agli Almadiani.
Protagoniste di questo “fiasco” le fontane: illuminate da una luce blu. Semplice. Banale. L’unica cosa che dà loro voce è l’acqua che è tornata a scorrere. Pure questa, chissà per quanto tempo. Forse una notte sola. In questa serata che doveva essere “straordinaria”, l’unica eccezione diventa proprio l’ordinario: l’acqua nella fontane. Da oggi, però, la storia del recupero delle fontane pare ancora tutta da scrivere.

La Notte non Bianca riconsegna delle immagini inequivocabili. Parlano chiaro. Sono state tutta la sera lì per chi le vuole vedere. Parlano da sé.
“Non chiamatela Notte Bianca”, parlano i commercianti: «Poca gente, poca pubblicità, al centro serve altro».