Nuovo vescovo Orazio Francesco Piazza: «Siamo una carovana in cammino, misuriamo il passo su quello del più debole».
Viterbo, 3 dicembre 2022 – Sotto una pioggia battente e raffiche di freddo, mons. Orazio Francesco Piazza è arrivato a piazza San Lorenzo, ha percorso le scale del Duomo e ha fatto il suo ingresso nella cattedrale per assumere ufficialmente il ruolo di nuovo vescovo di Viterbo. Nonostante il tempo ostile, molte persone hanno assiepato sia la piazza, sia l’interno della chiesa per una cerimonia che ha sancito il definitivo passaggio di consegne tra mons. Lino Fumagalli e Orazio Francesco Piazza.

All’arrivo in piazza San Lorenzo il nuovo vescovo è stato salutato da un picchetto armato interforze che ha reso gli onori militari. I saluti istituzionali della sindaca di Viterbo, del sindaco di Sessa Aurunca e del presidente della Provincia hanno segnato la prima parte della cerimonia all’interno della cattedrale. Poi la celebrazione della santa messa solenne e festosa alla presenza dei tanti sacerdoti, vescovi e cardinali che hanno preso parte alla concelebrazione. Il momento più importante che ha toccato tutti, è stato il passaggio del pastorale dalle mani del Vescovo Lino a quelle del nuovo Vescovo Orazio. Da quel momento, come ha recitato la formula “Mons. Orazio Francesco Piazza e’ il vescovo della Santa Chiesa di Viterbo”.

Il rito ha poi previsto l’omaggio al nuovo vescovo che, seduto in cattedra ha accolto “l’obbedienza” dei rappresentanti della chiesa diocesana fra cui sacerdoti, diaconi, laici, giovani e religiosi e religiose della diocesi.
La celebrazione è poi proseguita con i canti eseguiti dalla Unione musicale “Adriano Ceccarini” diretta da don Roberto Bracaccini e dal quartetto di ottoni “stabat quater” all’organo il maestro Ferdinando Bastianini.
Alla celebrazione erano presenti oltre 8 pullman di fedeli giunti dalle diocesi di provenienza del nuovo vescovo insieme a sindaci, amministratori e personale universitario della Campania. Tanti fedeli anche dalla diocesi di Viterbo fra cui famiglie e giovani. Presenti i sindaci del nostro territorio con a capo il signor prefetto di Viterbo, il questore, il presidente della Provincia, il rettore dell’Università della Tuscia, il generale Andrea Di Stasio comandante di presidio militare di Viterbo e le maggiori autorità militari del territorio.

Erano presenti anche il Cardinal Lorenzo Baldisseri e il Card Fortunato Frezza della Città del Vaticano, oltre agli eccellentissimi Vescovi e Arcivescovi del territorio laziale.
Primo messaggio del vescovo Orazio Francesco Piazaa alla Comunità diocesana di Viterbo
Carissimi fratelli e sorelle, pace e gioia nel Signore Gesù Cristo, nostra unica speranza. Nel suo spirito che dona fiducia e convinzione, desidero rivolgere a tutti Voi questo mio primo saluto.
Rendo lode, riverenza e servizio a Dio, Trino e Unico per il dono elettivo di poter arricchire la mia vita sacerdotale e la mia paternità episcopale dilatando il cuore in un amore che si dispone a ciò che sorgerà. Nell’oboedientia Amoris, in cui la persona unifica consapevolezza di sé e fede, limite e pienezza, fascino e prostrazioni, attrazione e coinvolgimento nell’Amore che domanda amore (Teresa d’Avila) rivolgo al Santo Padre, Papa Francesco, il senso profondo della riconoscenza filiale per questa seconda chiamata a mettermi in cammino.
Lascio, non senza sofferenza l’amata Chiesa che è in Sessa Aurunca: la sofferenza è pari all’intensità dell’amore! Con lo stesso amore pastorale, linfa vitale del cammino già svolto nell’impegno per una intensa comunione ecclesiale e una rinnovata coesione sociale, vengo a Voi per rendere il mio cuore ancor più umile e disponibile, sull’esempio di Maria di Nazareth; oriento il mio e vostro sguardo su Colui che ci viene incontro per trasformare le tante fragilità in opportunità di autentica umanità. Un sentito e riconoscente abbraccio al Fratello, nell’episcopato Lino, vostro Pastore, che nello stesso amore vi ha accompagnato con una dedizione senza misure e senza riserve: raccoglie, in questo delicato momento personale, i frutti di tanti semi di grazia seminati in lunghi anni di ministero e che ora avranno i tratti di ciò che vale per sempre. La tua eredità, caro Fratello in Cristo, è per me feconda di futuro. Carissimi Fratelli e Sorelle, il nostro vissuto ecclesiale dovrà maturare sempre nell’ascolto di due voci: quella dell’amore misericordioso di Dio, proteso verso le sue creature, e quella dell’umano che, tra le urgenze della vita, diviene invocazione. Guardiamo con fiducia e speranza il tempo e le condizioni che Dio Provvidente dispone per noi: siamo chiamati a costruire, nello Spirito di Cristo, il vivere in comunione attraverso la specificità di ognuno e nella composizione armonica delle differenze e nel ridurre le distanze.. Ogni singola persona, con le sue vicende e il percorso di vita, è una ricchezza che rende prezioso il mosaico del Volto ecclesiale e sociale. Per questo è necessario che ciascuno, nella diversità dei carismi, ruoli e funzioni, si senta chiamato a dare una risposta, personale e creativa, disponendo il cuore a rendere evidente la gioia e la via nuova del Vangelo: così saremo abili a condividere, con il Risorto, la cura verso l’uomo e il creato.
Carissimi, siamo una carovana in cammino (Synodìa): in essa i synòdoi, le persone, diverse per condizione e situazione, concorrono a raggiungere la meta della vita in pienezza a cui il Signore, insieme, ci chiama, La comunione è la scorciatoia che non solo abbrevia il cammino, quanto lo rende più agile. Per questo, mi rivolgo a tutti Voi: Sacerdoti, Diaconi, Seminaristi, Religiosi e Religiose, Laici delle varie Aggregazioni, Associazioni ecclesiali e Confraternite, impegnati quotidianamente nell’entusiasmante fatica del Vangelo; a voi, Fratelli e Sorelle che portate il peso dei difficili settori del lavoro e dell’economia: a tutte le Istituzioni civili e militari chiamate all’impegno per la legalità, la giustizia e il bene comune; a chi è impegnato nel difficile ma necessario cammino della carità politica; a coloro che si dedicano, nella responsabilità istituzionale del servizio civile e sociale, a rendere praticabile una dignitosa qualità della vita; alla complessa realtà della formazione, nella Scuola di ogni ordine e grado, nell’Università e nella Ricerca; al mondo della Sanità, così provato da questo lungo periodo pandemico; agli uomini e donne del Volontariato che, con al loro generosità, non solo intervengono nei bisogni, ma sono consolazione che toglie dalla solitudine; a quanti valorizzano il territorio nelle vie della cultura, dell’arte, dello sport, turismo e spettacolo, ai custodi dei valori della tradizione popolare; ma, in particolare, a voi anziani e malati, presenza feconda di vita che merita riconoscenza, rispetto e cura; a voi giovani nell’entusiasmo con cui si deve affrontare la vita, soprattutto nei momenti di delusione e di sconforto; a voi bambini, gioia per tutti, perché possiate crescere in un contesto affettivo di tutela e serenità; a tutti Voi, fin da ora, assicuro l’attenzione e la dedizione di una carità pastorale, che non desidera altro che il vostro bene nel desiderio di tessere, insieme, la trama delle buone relazioni e dell’amicizia sociale. Accoglietemi tra voi come Padre, Fratello e Amico, chiamato da Cristo a far crescere una Chiesa bella e gioiosa, esperta in umanità, capace di raccogliere uva anche tra le spine (Agostino); una Chiesa incarnata nel quotidiano, tra le sue difficoltà e attese (GS 1). Misuriamo il cammino sul passo del più debole per sentire la fierezza di giungere, tutti insieme, alla meta di una umanità degna dell’Amore Incarnato. Carissimi, in questo comune impegno, bisogna amare ciò che si sceglie, scegliere ciò che ci è chiesto, amare ciò che ci è chiesto. Affido a Voi, fin d’ora, il motto che mi ha guidato nella prima visita pastorale in quello che vivo, il meglio che posso! Rivolga a noi il suo sguardo Maria, amata e venerata nel Volto della Madonna della Quercia: il suo amore materno non mancherà di soccorrerci nel bisogno; i compatroni Santa Rosa, Santa Lucia Filippini e San Bonaventura, segni tangibili della Provvidenza divina, intercedono per noi e ci sostengono. Fratelli e Sorelle, a me cari in Gesù Signore, Vi benedico: Voi fatelo nella preghiera per me.
Vostro Orazio Francesco Piazza.