Patto d’Amore, Fumagalli: «Rispettare le regole contro il contagio è un atto d’amore».
Viterbo, 13 settembre 2020. Oggi come allora, la città di Viterbo chiede protezione alla Madonna della Quercia contro la moderna peste del terzo millenio: il Covid19. La pandemia investe il mondo, ma non ferma il rinnovo del Patto d’Amore con la Madonna della sacra tegola posta su una quercia, là dove ora sorge un imponente edificio sacro a lei dedicato. Oggi alle 17:30 le trombe dei musici e degli sbandieratori del Pilastro hanno invaso la maestosa navata, precedendo il sindaco che di lì a poco ha coperto con grandi e rapide falcate l’ingresso fino all’altare con un omaggio floreale per la Signora di questo luogo. Al termine della celebrazione la consegna delle chiavi della città, come da rito, arricchito quest’anno dall’accensione di due lampade votive che resteranno accese a memoria di questo momento. La cerimonia è stata celebrata dal vescovo Lino Fumagalli: «La peste non toccò la città di Viterbo, né i paesi vicini – dice ricordando l’antico flagello che ieri come oggi martoriò molte popolazioni -. Da Siena vennero delegazioni per ringraziare la Madonna della Quercia per la protezione concessa. La Madonna l’ha esercitata su Viterbo e sulla diocesi costantemente. Oggi questo Patto d’amore riveste un significato particolare per questa epidemia che sta tornando – dice il vescovo -. Ha spinto a rimandare l’apertura delle scuole in alcuni Comuni, ha cambiato il nostro modo di pensare e di vivere. Ha ingenerato un senso di insicurezza, quasi la paura del contatto con l’altro. In questo contesto vogliamo implorare la Madonna della Quercia. Non è tempo di liti o di accuse, ma quello di rimboccarsi le maniche tutti. Dobbiamo evitare che il contagio si diffonda. Non si tratta di rispettare un
decreto, ma di fare un atto di amore e di rispetto per la vita. Miope è chi dice ‘sono libero delle mie azioni‘. No, non sei libero di mettere a rischio la tua vita e quella degli altri. Uniti dobbiamo far fronte alle difficoltà causate da questa epidemia. Dobbiamo aiutare le nuove generazioni, offrendo loro la normalità nei limiti consentiti. Ritornare a forme di incontro e di socialità nel rispetto delle regole. Pensiamo a un futuro diverso, strano pensare che tutto tornerà come prima. Questo virus ci ha insegnato la solidarietà e una vita proiettata all’essenziale. Quante persone hanno perso il lavoro o lo hanno ridotto. Quanti lo perderanno. Quanti esercizi non hanno riaperto o chiuderanno. Tutte queste persone devono sentirsi accolte nella comunità sociale e religiosa. La pandemia ci insegna ad essere solidali. Da soli si affonda. Solo così limiteremo i danni di questa epidemia e ne usciremo più forti e più consapevoli». conclude il vescovo. Alla celebrazione hanno preso parte insieme al sindaco, l’assessore alla cultura del comune di Viterbo, Marco De Carolis e il comandante provinciale dei carabinieri, Andrea Antonazzo. Anche il sindaco Arena si è rivolto alla Madonna della Quercia per chiedere aiuto ad uscire da questo momento.








