Nazionale, 27 gennaio 2021 – «In Parlamento stiamo assistendo a un autentico scandalo, quello del tentativo di far passare delle persone non su un’idea, ma su una gestione opaca delle relazioni personali e istituzionali in Parlamento. Assistiamo alla creazione di gruppi improvvisati». Matteo Renzi, alla vigilia della consultazioni al Quirinale con i gruppi parlamentari, lancia un attacco pesantissimo alle manovre tentate dall’ex presidente del consiglio di creare un gruppo parlamentare a sostegno di un eventuale Conte ter. Parole che non fanno ben presagire sull’esito di una ricucitura tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte, indispensabile per creare una maggioranza con i numeri necessari a sostenere un ritorno dell’avvocato di Volturara Appula.
«Il Presidente, Sergio Mattarella, ha iniziato oggi le consultazioni con il presidente di Camera e Senato – dice Renzi». Domani il Capo dello Stato passerà ad ascoltare i gruppi parlamentari. La possibilità di varare un Conte ter sembra ancora appesa alle decisioni di Italia Viva, in quanto la formazione del nuovo gruppo Europeista – Maie pro Conte non consente di superare l’asticella della maggioranza assoluta in Senato fissata a 161. Un eventuale Conte ter, quindi, non sarebbe autonomo dai renziani. Alla vigilia delle consultazioni con il presidente Sergio Mattarella, Matteo Renzi pubblica una diretta Facebook dal tono poco conciliante verso l’ex presidente del consiglio. «In queste ore il Presidente Mattarella sta cominciando le consultazioni al Quirinale per risolvere la crisi di governo – dice Renzi -. Questa è l’occasione per chiarire con molta nettezza i motivi per cui la crisi è stata aperta oggi. In molti ce lo chiedono. Ci domandano se fosse proprio necessario aprire la crisi adesso, in piena pandemia. Perché adesso si gioca il futuro del Paese – dice Renzi -. O risolviamo i punti aperti adesso, o condanniamo i nostri figli, i nostri nipoti a vivere nel declino più totale. L’Italia si sta giocando l’osso del collo», dice Renzi, prima di sferrare una pesante critica al Conte 2. «Prima che politica, la crisi è economica. L’Italia sta vivendo un crollo senza uguali nella storia repubblicana. Il 2020 è l’anno della maggiore disgrazia economica del Paese. Ancora non si vedono le conseguenze della pandemia sulle persone, grazie al blocco dei licenziamenti. Ma quando sarà rimosso, ce ne renderemo conto. Vedremo quanti danni ulteriori il virus ha creato sulle persone. L’Italia, però, può ripartire – dice Renzi -. L’Europa ci mette a disposizione 209 miliardi, una finestra di opportunità. O decidiamo di spendere adesso i soldi, o tra un anno sarà troppo tardi. O lo facciamo adesso, o siamo finiti. Mi pare chiaro perché stiamo chiedendo una svolta. Dobbiamo sbloccare le infrastrutture», dice Renzi prima di sferrare il colpo sull’esecutivo Conte oramai dimissionario: «Non si possono dare soldi a pioggia, mance e marchette». Renzi attacca anche la politica sui vaccini: «Non servono le primule, come non servivano i banchi a rotelle. Bisogna portare a vaccinare non 35 mila persone al giorno, ma 350 mila. Non ci sono le dosi? Ma il tempo per organizzare la vaccinazione di massa è adesso, così come il momento per pensare alla scuola era 8 mesi fa, quando lo chiedevamo noi. E, invece, sono stati buttati via dalla finestra 400 milioni per i banchi a rotelle. Non servono le primule – dice Renzi riguardo ai punti vaccinali – non le iniziative nei palazzetti, ma dobbiamo organizzare una vaccinazione capillare nelle farmacie per quando arriveranno le dosi. La pandemia finirà solo con l’immunità di gregge, che a sua volta si raggungerà con le vaccinazioni». Ultimo attacco di Renzi sulla scuola: «Abbiamo un’emergenza educativa, siamo il Paese che ha perso più giorni di scuola in Europa. Nel mondo ce la battiamo con la Corea. I banchi a rotelle sono una presa in giro. Dovevamo riuscire a vaccinare gli insegnanti, a fare i tamponi agli studenti. Non possiamo far vivere la scuola ai ragazzi via Zoom, non possiamo ridurre la socialità a una chat. Economia, sanità e scuola: l’Italia è agli ultimi posti. Non si risolve tutto ciò con qualche poltrona. Noi le poltrone le abbiamo lasciate».