Spirale di Fede vola sulle spalle dei mini facchini. Loddo: “Sono i leoni del Pilastro. I nostri pilastrini”
Viterbo – Nel ritiro della parrocchia del Sacro Cuore del Pilastro saltano, ridono, giocano, scherzano, strillano: è la normalità dai 5 ai 16 anni. Poi qualcuno dice quelle due fatidiche parole: “Santa Rosa” e su quella normalità scende qualcosa di speciale e insieme straordinario. Come se un qualcosa di ancestrale si fosse improvvisamente ridestato e si fosse impadronito di loro. Abbandonano in un angolo l’abito della fanciullezza per calarsi dentro la divisa da facchino che porta con sé un atteggiamento composto e un’espressione seria e responsabile di chi è consapevole che lo attende un grande compito. La loro sfida è pochi metri più in là: si chiama “Spirale di fede” e aspetta di essere caricata sulle spalle per essere portata a sfilare per il quartiere Pilastro per il suo 48° Trasporto.
Ma sarebbe sbagliato pensare che il puro spettacolo, sicuramente suggestivo ed entusiasmante, sia il fine di questo viaggio dentro la città. Ciò che si mostra al pubblico dietro ai lumini che brillano su una struttura che si attorciglia verso l’alto esponendo la sua armonia ispirata alle mura medioevali viterbesi, è il sacrificio fisico motivato da una dedizione profonda a quell’icona che brilla in alto su quella Macchina. Così lontana e così vicina, perché anche lei poco più che bambina, anche lei figlia di questa terra. Per lei sotto la struttura che la trasporta c’è sacrificio, dedizione, amore al punto che non ti risparmi né nell’anima né nel corpo. E quando certe cose le vedi fiorire sul volto di bambini e ragazzi, comprendi che il senso di quella luce che brilla lassù, in cima alla Macchina, è capace di toccare corde profonde e farle vibrare per sempre. E allora non ti sorprendi nemmeno che mentre Spirale di Fede sfila per il quartiere Pilastro, tutti gli applausi siano soprattutto per loro. Gli eroi di questo lungo giorno: i facchini, bambini e ragazzi, improvvisamente più che adulti dentro quella divisa. Perché in quel gesto di generosità che li fa curvare sotto la macchina in uno sforzo per loro importante, c’è racchiuso il desiderio che si compie di una città di ritrovarsi nella storia della santa bambina, perché è nel suo nome che ritrova la propria identità di popolo, la propria appartenenza a un’origine comune capace di rinsaldarla ai giorni di oggi. E tutto ciò si compie sulle gambe paffute e generose dei piccoli facchini, sfuggite per un attimo al gioco dei loro anni, per caricarsi l’alto campanile e la responsabilità dei suoi significati. Più o meno consapevolmente. Spirale di fede ha compiuto il suo 48° Trasporto, guidata dal capofacchino Pino Loddo e dal presidente del Comitato Pilastro Angelo Loddo. Una prova egregia in cui i mini facchini hanno dovuto anche vedersela con il vento. “Sono forti – dice Pino Loddo – sono dei pilastri. Sono i nostri pilastrini. La prima girata è stata dedicata alle vittime di Genova, la seconda è personale, ognuno la dedica a chi vuole. Quella davanti alla chiesa è dedicata alla parrocchia e l’ultima, con una girata in più rispetto a quelle tradizionali, a Luigina Ambrosini, che ci ha lasciato ieri mattina ed era molto vicina al comitato e alla mini macchina”, spiega Pino Loddo. Al figlio Angelo il compito di tracciare un bilancio del 48° Trasporto: “È stato positivissimo – dice – sono stati bravi e hanno fatto un Trasporto straordinario. Qualche problema ce l’ha dato il vento. Si sentiva soprattutto quando la macchina usciva dai palazzi. Ma i nostri ragazzi sono stati meravigliosi. Il nostro cuore stasera è per Genova”. Ha assistito per la prima volta al Trasporto il Prefetto Giovanni Bruno, subito meravigliato della visione della macchina. Presente il sindaco Giovanni Arena e molti esponenti del consiglio e della giunta comunale. Per la prima volta sulla mini macchina è stato apposto il logo dell’Unesco.