Home Attualità Talete, Frontini: «Se si chiedono fondi, pensando già di andare dai privati, ovvio che Arera non risponda».
Talete, Frontini: «Se si chiedono fondi, pensando già di andare dai  privati, ovvio che Arera non risponda».

Talete, Frontini: «Se si chiedono fondi, pensando già di andare dai privati, ovvio che Arera non risponda».

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Viterbo, 30 luglio 2022 – No all’ingresso dei capitali privati in Talete. È l’obiettivo della neo sindaco di Viterbo, Chiara Frontini, in attuazione del suo programma elettorale. Il servizio idrico è stato uno dei primissimi argomenti portati in consiglio comunale a circa un mese dal suo insediamento. La seduta su Talete si è conclusa  con l’approvazione da parte della maggioranza che sostiene Frontini di un ordine del giorno che ribadisce il no all’ingresso dei capitali privati e chiede di ripetere la votazione del 10 giugno in cui l’assemblea dei soci, ossia i Comuni della Tuscia, ha approvato la modifica statutaria per aprire la società all’ingresso dei capitali privati per un massimo del 40% del capitale sociale, che lascerebbe la maggioranza delle quote in mano pubblica, cioè dei Comuni soci. Il sindaco Frontini alla riunione dell’Ato del 28 luglio ha portato l’ordine del giorno votato dal consiglio comunale di Viterbo, ma la strada si sarebbe messa subito in salita.  La votazione del 10 giugno, infatti, si sarebbe svolta regolarmente: il fatto che il comune di Viterbo in quel momento era commissariato, non avendo peraltro partecipato al voto, non sembrerebbe un motivo valido, dal punto di vista giuridico, per invalidare la votazione. La questione, tuttavia, sarà “valutata” dalla sindaca, magari con i propri legali. Resta poi il nodo, scottante e centrale, di dove trovare i soldi che servono a Talete sia per la gestione corrente, sia per gli investimenti che sarà necessario fare sugli impianti, le reti, le strutture dei Comuni che entro il 30 settembre, dovranno tutti essere entrati in Talete. Si parla di cifre  a parecchi zeri. «Stiamo facendo delle valutazioni che siano di buon senso per rispettare il mandato del consiglio comunale e della cittadinanza, perché l’acqua pubblica era all’interno del nostro programma elettorale, sostenuto dal  65% degli elettori votanti – dice Chiara Frontini -. Non è nostra intenzione fare nessuno strappo, nessuna azione temeraria, ma sono valutazioni che stiamo facendo. Se le soluzioni fossero state realmente percorse, Arera avrebbe risposto. Io penso che questa strada non sia stata perseguita in modo convinto. L’ho detto anche in consiglio comunale: se io, per prima, dovessi rendermi conto che in effetti in nessun altro modo esiste un’alternativa credibile e sostenibile, saremo noi per primi a dirlo alla città. Crediamo però che debbano essere esplorate altre soluzioni. Dobbiamo farci dare una risposta da Arera, positiva o negativa. Io spero sia positiva.  Dobbiamo fare pressione sulla Regione, almeno per dare respiro  sulla parte corrente, che non è lo stesso rispetto agli  investimenti, ma è comunque importante. La Regione si deve fare carico delle spese di gestione e di manutenzione dei dearsenificatori che costano circa 9 milioni di euro all’anno.  Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti sull’elenco dei morosi, che è soggetto  a privacy, ma è quattro volte superiore allo standard di Arera. È necessario agire sia sulla parte corrente, sia sugli investimenti.  Ci sono altre strade che riteniamo debbano essere esplorate. Dobbiamo interloquire con Arera, dobbiamo farci rispondere a mio avvio con un piano molto più strutturato rispetto a quello presentato loro. È chiaro che se si va a chiedere fondi, sapendo già che probabilmente si vuole andare dai privati, non c’è motivo per cui Arera debba rispondere».

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.