Home Cronaca Tassa di soggiorno: “Ma quale aumento? Turisti infastiditi da schiamazzi, vomito e urina in centro”. Scrivono le strutture ricettive.
Tassa di soggiorno: “Ma quale aumento? Turisti infastiditi da schiamazzi, vomito e urina in centro”. Scrivono le strutture ricettive.

Tassa di soggiorno: “Ma quale aumento? Turisti infastiditi da schiamazzi, vomito e urina in centro”. Scrivono le strutture ricettive.

0
0

ViterboCittà termale, della cultura e del turismo: la lista dei desideri, almeno quelli principali, che da decenni Viterbo tiene nel cassetto non sarebbe nemmeno troppo lunga, e pure a portata di mano, visto che in altre città certe cose non risiedono più sulla luna da parecchio tempo. A Viterbo, invece, sì. Se pure qualcosa si è mosso in questi anni, per tagliare certi traguardi l’impressione è che ci sia ancora da lavorare. Ma soprattutto da lavorare bene. Andando nella direzione giusta. Sbagliando strada, la meta non solo si allontana, si sprecano anche vanamente le risorse. Ma la direzione del comune di Viterbo qual è? L’impressione, da chi osserva dall’esterno, è che a volte ci sia una grande confusione tra obiettivi da raggiungere e azioni da porre in essere. E spesso anche la definizione dei traguardi verso cui muoversi appare piuttosto fumosa, confusa e indefinita. Quadro che se nei prossimi anni l’attuale amministrazione non riuscirà a rendere più nitido, muovendosi rapidamente e velocemente verso una visione del futuro di questa città, rischia di tenerla al palo ancora per molto. Una delle tante spine nel fianco di ogni sindaco e della sua rispettiva coalizione è per esempio la sorte del centro storico. Tematica complessa in tutta Italia. Ma a Viterbo, in particolare, sembra ancora irrisolta quella necessità di ricomporre in un mosaico organico e ordinato le diverse aspettative dei vari portatori di interesse che insistono su questa parte di città: residenti, strutture ricettive, attività commerciali, iniziative culturali, tanto per citarne alcuni. Realtà, diverse, che possono finire per diventare confliggenti se non “ordinate” in un quadro teso a realizzare quella visione a lungo termine che un’amministrazione comunale dovrebbe avere del centro storico, all’interno del quale fissare  le dovute priorità  nelle aspettative di questi soggetti, creando, così, la condizione anche per le naturali sinergie. Cosa che a Viterbo, per il momento, sembra “surrealismo”. Ed ecco, puntuale, esplodere il disagio di una parte del mondo che si muove in un centro storico “non governato” nelle sue dinamiche, già afflitto dal confronto con le nuove logiche del tempo moderno, aggravato, nel caso viterbese, dal mancato incastro di questi tasselli lasciati abbandonati a sé stessi.  “É da anni –scrivono molte strutture ricettive della città antica, da San Pellegrino sino a Piazza San Lorenzo e il comitato di quartiere San Pellegrino – che soffriamo la presenza della movida notturna, molti ospiti, turisti, si lamentano per non poter riposare di notte causa schiamazzi e le strade diventano sporche di vomito, urina sin sopra i portoni distruggendo il decoro e la trasposizione fisica, reale del concetto di accoglienza. Non è chiaro concettualmente per quale ragione locali con chiusura notturna debbano essere concentrati nella parte più pregiata della città, nobile esempio di Architettura medievale, invece di essere vincolati ad un orario e ad un controllo degno di un luogo dal così alto valore storico-artistico.  O ancora per quale motivo non si riesca a fargli modificare il “core business” dall’alcol notturno agli “apericena” serali, certamente più caratteristici e contestualizzati delle urla notturne al luogo.
 Si potrebbe, inoltre, far recuperare quelle 6 ore totali di chiusura anticipata a mezzanotte (invece che all’una), con una turnazione diurna, garantendo quindi un servizio di giorno ai turisti, ma anche agli stessi residenti e viterbesi, i quali magari, riprenderebbero a frequentare il quartiere anche di giorno. Molti turisti  si lamentano proprio del fatto che durante il giorno non ci sia un bar aperto per un caffè, un gelato o uno spuntino, oppure semplicemente per usare un bagno.  Un’amministrazione lungimirante e consapevole del proprio patrimonio – scrivono – avrebbe concentrato i locali ad es. alle Fortezze o a viale Marconi, zone marginali dove non provocherebbero neanche quello spopolamento dei residenti, stanchi di queste continue vessazioni.
Qualora non fosse possibile, sicuramente il buon senso richiederebbe più controlli per il rispetto degli orari di chiusura e più vigilanza, nel rispetto sia dei residenti, sia dei turisti, dando un livello di sicurezza più elevato. Pertanto le strutture ricettive della città antica si chiedono se sia ragionevole aumentare la tassa di soggiorno o darle piuttosto un senso, lasciando i turisti soggiornare in pace”.

 

Lettera firmata da strutture ricettive situate da San Pellegrino a piazza San Lorenzo e dal comitato di quartiere San Pellegrino

 

 

 

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.