Viterbo – Era quasi l’alba del 4 agosto 2019 quando in un palazzo di via Lorenzo d Viterbo, vicino piazza Crispi, esplode un pandemonio. Dal pianoterra dell’edificio “due donne si lanciano dalla finestra” e fuggono. Un uomo, di origini dominicane, compare in strada “con un coltello in mano e insegue una di loro”, pochi minuti di terrore, prima che arrivino tre volanti della polizia e gli agenti, ricorrendo all’uso dello spray al peperoncino, riescono a bloccare l’uomo in evidente stato di ebbrezza. La vicenda finisce in questura e l’uomo, il 24enne Antonio Yunior Ziraldo Pantaleon, in carcere dove si trova da circa sette mesi. Ieri è comparso alla ripresa del processo in cui la ex si è costituita parte civile con l’avvocato Domenico Gorgoglia, di fronte al giudice Silvia Mattei. La giovane donna italiana che fino all’episodio di via Lorenzo da Viterbo era la compagna di Pantaleon, ha ricostruito ancora una volta i fatti. Quella sera l’ex fidanzato, oggi imputato, insieme alle sue due sorelle e ai rispettivi compagni era andato a prenderla al lavoro al Bingo. “Mi sono venuti a prendere alle 4,20 – dice la 23enne italiana – e aveva già bevuto. Rientrato in casa, ha continuato a bere. Io gli dissi di smettere. Lui, allora, mi ha spinta verso il letto, mi ha fatto sbattere, ha chiuso la porta della camera con un lucchetto e ha iniziato a strangolarmi” è il racconto della donna. “Ero stesa sul letto e lui mi stava sopra con le mani al collo“. In casa, quella sera, dormiva tutto il gruppo. “Hanno sentito il rumore e si sono svegliati – continua il racconto la ex di Pantaleon – hanno sfondato la porta e hanno cercato di fermarlo, afferrandolo da dietro, mentre lui continuava a prendermi a pugni. A menarmi. A un certo punto lo abbiamo visto con il coltello in mano, mi sono spaventata e mi sono buttata dalla finestra a piano terra. Junior ha iniziato a rincorrermi e io, spaventata, ho fermato una macchina di uno sconosciuto, sono salita, chiedendogli se mi poteva portare subito in questura. Junior è riuscito ad arrivare alla macchina, ma non ha potuto fare nulla. Poi è arrivata la volante”, racconta la donna, che con l’imputato ha convissuto due anni e mezzo. “La nostra relazione andava avanti abbastanza bene, ma nell’ultimo periodo avevamo un po’ di problemi. Discutevamo. Anche precedentemente ci sono stati vari episodi di violenza fisica, quattro o cinque volte”, dice la querelante. “Nella maggior parte delle volte, però, aveva bevuto – spiega -. Quando non lo faceva, era una persona tranquilla“. In aula anche la famiglia dell’imputato, le due sorelle, una delle quali è stata ascoltata. A testimoniare anche l’ex compagno di una di esse presente quella sera. “Sabato sera eravamo andati a ballare – dice la sorella -. A fine serata siamo andati a prendere mia cognata che usciva dal lavoro. Siamo andati a casa del mio compagno. Loro dormivano tutti da noi. Siamo andati a letto. Ma dopo un po’ abbiamo li abbiamo sentiti litigare. Eravamo tutti agitati. Junior a un certo punto ha preso un coltello per tagliare il pane, con cui ci teneva a distanza perché eravamo tanti. Per toglierlo mi sono fatta male. È stato un contatto incidentale. Sono stata io a tirare là la mano per spostare il coltello e mi sono ferita”, dice la donna, per fugare il sospetto di una eventuale aggressione nei suoi confronti da parte del fratello, specificando anche che:”Non volevo passargli davanti e per questo sono scappata dalla finestra, sono caduta in avanti e mi sono fatta male al ginocchio. Solo quando beve è così”. Anche l’ex compagno dell’altra sorella ha ridimensionato l’accaduto, rispetto alle prime dichiarazioni fornite alla polizia al momento dei fatti. “Non voleva fare del male a nessuno”, dice, “Quando ho aperto la porta lui era in piedi e lei sul letto”. Il testimone in un primo momento disse di averlo visto “tenere con una mano la ex fidanzata e con l’altra colpirla al volto”. La difesa dell’imputato, affidata all’avvocato, Samuele De Santis, ha chiesto la riforma della misura per gli arresti domiciliari a casa del nonno a Sorano in provincia di Grosseto con il permesso di uscire per seguire la sua terapia presso il Serd della Asl. Richiesta motivata dal fatto che Yunior in carcere, “pur vedendo regolarmente la psicologa – spiega la difesa – non può seguire trattamenti specifici per l’alcolismo, poiché sono previsti solo quelli per tossicodipendenti“. Il giudice Silvia Mattei si è riservata. Il processo riprenderà il 25 marzo con altri testimoni.